di Gianni Tamino*

agricoltura_biologicaL'agricoltura sostenibile deve conservare e utilizzare la biodiversità, rifiutando l'uniformità produttiva del sistema agricolo industriale e rivalutando la tipicità dei prodotti e la biodiversità dei gusti del cibo a seconda delle regioni.

L'agricoltura sostenibile deve conservare e utilizzare la biodiversità, rifiutando l'uniformità produttiva del sistema agricolo industriale e rivalutando la tipicità dei prodotti e la biodiversità dei gusti del cibo a seconda delle regioni. Inoltre, avendo come obiettivo la qualità e non tanto la quantità, si adatta anche a quelle regioni considerate marginali, come  quelle di collina e di montagna. La pericolosità degli inquinanti prodotti dagli inceneritori è confermata da numerosi studi medici. Uno studio  epidemiologico condotto dall'Università di Birmingham ribadisce che in  prossimità di inceneritori di rifiuti, il rischio di leucemia e cancri  solidi aumenta vertiginosamente nei bambini. La pericolosità degli inquinanti prodotti  dagli inceneritori è confermata da numerosi studi medici. Uno studio  epidemiologico condotto dall'Università di Birmingham ribadisce che in prossimità di inceneritori di rifiuti, il rischio di leucemia e cancri  solidi aumenta vertiginosamente nei bambini. Gli inquinanti vengono  trasferiti dall'aria al suolo con le scorie e le ceneri. Gli inquinanti vengono  trasferiti dall'aria al suolo con le scorie e le ceneri. Le principali  sostanze inquinanti emesse da un impianto di incenerimento sono:

– Policlorodibenzodiossine (Diossina)
– Policlorodibenzofurani (Furani)
– Ceneri contenenti mercurio, cadmio, rame, manganese, nichel, zinco, cromo, ferro.
– Idrocarburi policiclici aromatici (IPA)
– Fosforo
– Ossidi di zolfo
– Cloro
– Ossidi di azoto
– Acido Solfidrico
– Ossido di carbonio
– Ceneri contenenti argento, antimonio, arsenico, stagno, idrocarburi policiclici aromatici, etc…..

A tutto questo va aggiunta la produzione di CO2: incenerire 1 kg di rifiuti comporta l'uso di 7 kg di aria e 1 kg acqua, nonché la produzione di 3 kg di  CO2 determinante per l'incremento dell'effetto serra. Un inceneritore
inoltre riduce ma non elimina la quantità di rifiuti: di ogni tonnellata di  RSU incenerita infatti produce 300 kg di scorie, 30 kg di ceneri e 10-80 kg  di prodotti usati per la depurazione. Tutto questo ha un peso e un volume
molto inferiore rispetto ai RSU ma ha un potere inquinante molto più alto e  quindi va smaltito in discariche speciali le quali oltre ad essere più  costose garantiscono la conservazione e la non pericolosità dei rifiuti
solamente per 20 anni a fronte di una durata centenaria degli inquinanti.  Come riporta un documento di Medicina Democratica, da un'indagine del  Ministero dell'Agricoltura francese risulta che tassi allarmanti di diossina sono stati riscontrati nel latte prodotto in 34 dei 95 Dipartimenti del  Paese. In tre Dipartimenti del Nord – l'area a maggiore vocazione lattiera – il tasso riscontrato è superiore a 3 picogrammi per grammo di grassi dei  prodotti lattiero – caseari analizzati, rispetto ad un valore di riferimento  che non dovrebbe superare 1 picogrammo, mentre a 5 picogrammi scatta la proibizione del consumo. La diossina dispersa nell'atmosfera appare dovuta all'attività degli inceneritori; 40 impianti di incenerimento dei rifiuti urbani, secondo il Ministero dell'Ambiente, non sarebbero in regola, e  quindi continuano sistematicamente a contaminare i pascoli. L'indagine si sta anche estendendo ai tassi di diossina nelle uova e nelle carni.

inceneritoreLe prefetture hanno vietato a sedici aziende agricole la vendita del latte prodotto e sono stati chiusi gli inceneritori di Halluin, Wasquehal e  Sequedin (zona di Lille) assieme a quello di Maubeuge, nel nord del paese, dove si è accertato il superamento di 1.000 volte il vigente limite previsto dalle direttive dell'Unione Europea sulle diossine. Tant'è che la Francia sta riconsiderando la sua politica di smaltimento dei rifiuti urbani da decenni basata sull'incenerimento e sta sottoponendo gli impianti di incenerimento, fino a ieri vantati come sicuri e non inquinanti, a verifiche approfondite. Lo studio ha portato alla richiesta di blocco della costruzione di ulteriori inceneritori per rifiuti per evitare di aggravare l'attuale contaminazione, mettendo pertanto in discussione il programma francese che prevede oltre cento nuovi impianti. Analoghe verifiche sono in corso in Belgio per l'impianto di Anversa come per quelli di Weurt e Lathum in Olanda. In Olanda, è utile ricordarlo, nel 1989 l'inceneritore di Rotterdam fu spento e la produzione di latte del circondario fu distrutta per diversi anni per l'elevata presenza di diossine. In alcuni casi si sono verificate contaminazioni tra 11 e 14 nanog/l in TCDDeq a fronte di un limite massimo fissato in Olanda a 0,1 nanog/l; questo inquinante ha interessato anche aziende di agricoltura biologica. Ma non è solo la diossina ad inquinare i prodotti agricoli o a danneggiare le coltivazioni intorno ad un inceneritore. Infatti un peso rilevante è svolto anche da furani, IPA e metalli pesanti che possono essere assorbiti dai vegetali e trasferiti, attraverso la catena alimentare, agli animali e all'uomo. Inoltre ossidi d'azoto, ossidi di zolfo, cloro, acido solfidrico possono reagire con pioggia e nebbia, dando origine a ricadute acide o comunque tossiche, pericolose per le coltivazioni agricole e in generale per l'ambiente. Anche le condizioni climatiche possono essere modificate a causa dell'incremento di CO2, dei fumi e del calore prodotti. E' dunque evidente  che campi e pascoli attorno ad un inceneritore vengono gravemente  danneggiati sia dal punto di vista ambientale, che sanitario ed economico. D'altra parte è ben difficile fare sforzi per avere un' agricoltura di  qualità, magari biologica, legata al territorio se il territorio è sottoposto a fonti di inquinamento, tra l'altro ben visibili da parte dei potenziali consumatori: chi potrebbe reclamizzare il proprio prodotto agricolo con un'immagine dei campi sovrastati da un inceneritore?

*Docente di Biologia generale e di Fondamenti di Diritto ambientale al Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova