a cura di Pandosia 

paesaggio_con_ulivi_verso_cracoEnrico Mattei, presidente dell'Eni, nel 1959 chiese a Joris Ivens di realizzare un filmato sui benefici della ricerca di idrocarburi in Italia dal titolo “L’Italia non è un paese povero” (1960). “Nel 1959 – scrive Ivens – avevo accettato di partecipare alla giuria del Festival di Venezia e, un mattino, ricevetti la visita di un giovane cineasta, Valentino Orsini, che veniva a propormi di realizzare un film per Mattei …

 

 

 

 

"Orsini – scrive Ivens – era accompagnato da una creatura magnifica, una bionda immensa e sinuosa, proprio come in un romanzo di Peter Cheyney. Teoricamente era la sua girl friend, ma non era del tutto per caso che si trovava lì. Era molto italiano, come approccio al problema. Orsini mi mise a conoscenza della sua proposta, mi parlò di Mattei, del gas italiano, dell’ostacolo frapposto dai politici, del ruolo della stampa e dei monopoli stranieri. La cosa assomigliava a un romanzo di avventure, una specie di Ctizen Kane riveduto e corretto per l’occasione, e io fui non dico conquistato, ma sedotto. Chiesi a Orsini di darmi il tempo di riflettere. Si trattava di una decisione importante, Mattei rappresentava il capitalismo di stato e io avevo bisogno di sapere di più sull’uomo e sulle sue posizioni. Alla fine accettai e chiesi di incontrare Mattei … “( tratto da :Joris Ivens o la memoria di uno sguardo” di Robert Destanque e Joris Ivens).

Enrico Mattei, che aveva visto “Zuidersee” e “Nuove Terre”, volle Ivens per la realizzazione di un documentario sull’estrazione e la raffinazione degli idrocarburi in Italia. Il film finito piacque molto al presidente dell’Eni che all’epoca veniva considerata l’unica personalità in grado di esercitare influenza su qualsiasi settore della vita civile e politica dell’Italia. Il film venne censurato dalla RAI che rifiutò di mandarlo in onda nella versione integrale in quanto offriva, nella sua versione ufficiale una visione cruda della realtà. Un dirigente della Rai  (Leone Piccioni) in una discussione con lo sceneggiatore Valentino Orsini sostenne che le immagini di Ferrandina (Basilicata, Matera) erano false e ricostruite. Il visto della censura (n. 32507 del 4/8/60) venne dato solo dopo aver effettuato 5 tagli per una lunghezza di 118 metri di pellicola a cui avevano partecipato numerosi artisti tra i quali i fratelli Taviani ed il giovane Giovanni (Tinto) Brass. Essi riguardavano la Basilicata ed in particolare i Sassi di Matera: una donna – che parla in dialetto- invita ad entrare, mostra l’interno della sua grotta e illustra le misere condizioni di vita della sua famiglia: racconta di aver avuto quindici figli, di cui dieci morti, gli altri lì presenti. Un altro taglio riguarda la fattura di una maga ad un malato sul letto; la terza scena censurata mostrava in primo piano un lattante addormentato, “l’ultimo nato”, disteso su una specie di amaca, infagottato in stracci, con le mosche che gli camminano sul viso. Altre scene tagliate dalla censura mostrano immagini di bambini tristi e miseri; lo speaker commenta: “eppure in questa rovina vive qualcuno”. Ed ancora: un’anziana coppia di contadini fa entrare l’asino nella loro casa che è anche stalla. L’influenza di Mattei, indebolitasi durante il governo Tambroni, lo indusse a non poter tutelare l'integrità del film ed a dire a Ivens : “non posso aiutarti, in questo momento ho da compiere battaglie più importanti”. La censura in seguito mandò in onda il filmato come “Frammenti di un film di Joris Ivens”. Senza visto di censura la versione integrale del film non fu mai divulgata in Italia: fu così che la pellicola fu proiettata in Europa e partecipò all’Oscar con una versione rimaneggiata nel montaggio, nel commento e musica.

A distanza di oltre 40 anni l’Eni sta perforando il giacimento in terra ferma più grande d’Europa continentale in Val d’Agri, in Basilicata.  Un’area coperta di estesi boschi e ricco di sorgenti e corsi d'acqua ove svettano gli “alberi di natale” dell'ENI , realizzati non nei calanchi di Ferrandina e Pisticci, dove la coltura dell’olivo sino al secolo scorso assicurava la sopravvivenza per numerose famiglie contadine lucane. Oggi l'impresa di estrazione petrolifera in Val d'Agri mostra "alberi di natale" all'interno di maestose foreste, al centro di un territorio ricco di corsi d'acqua e sorgenti quindi esposte ad ogni tipo di inquinamento chimico, in un parco che ancora attende che i suoi alberi di faggio e gli straordinari ambienti naturali siano tutelati.

Filmografia: Titolo: “L’Italia non è un paese povero” 1960 B/N 110’

Regia: Joris Ivens.
Produzione: Proa (Produttori Associati – Roma) per Eni.
Assistente regia: Giovanni (Tinto) Brass.
Sceneggiatura: Joris Ivens, Valentino Orsini, Paolo e Vittorio Taviani.
Fotografia: Mario Dolci, Oberdan Troiani, Mario Volpi.
Montaggio: Joris Ivens, Maria Rosada, Elena Travisi, Misa Gabrini.
Musiche: Gino Marinuzzi.
Commento: Alberto Moravia e Corrado Sofia, detto da Enrico Maria Salerno.
Serie in tre parti per la televisione italiana: “Fuochi della Val Padana”, “Due città”, “Appuntamento a Gela”.La Cineteca Nazionale di Roma nel 1997 ha acquisito due copie della versione integrale.

1° episodio “I fuochi della Valle Padana”. Partendo dalla festa paesana di Ferrandina in occasione della scoperta del metano si passa ad illustrare le risorse del sottosuolo italiano, gli impianti di Cortemaggiore, la rete dei metanodotti che si irradiano come arterie, i vari metodi di ricerca degli idrocarburi, gli imponenti impianti, laboratori di ricerca etc. dell’Azienda di Stato ENI a S. Donato milanese, le ricerche italiane sul suolo straniero, il tutto presentato dal punto di vista della possibilità del lavoro umano. Nell’avvicendarsi delle comunicazioni sul Ponte Radio ENI con i vari Servizi in tutta Italia, all’estero, con gli aerei in volo e le navi in alto mare, si capta la conversazione con la turbonave Alderamine in mare proveniente dall’Egitto.

2° episodio: “Le due città”. La turbonave Alderamine attracca a Portomarghera dove si scarica il crudolio per la raffinazione. Viene illustrato l’uso dei gas di metano nell’economia del Paese dal consumo casalingo a quello dell’artigianato e della pesca con le lampare. A Venezia, città senza automobili, in un sogno fantasioso un ragazzo vede gli impianti di Ravenna. I concimi che vi si producono vengono esportati in tutto il mondo, e servono ai fabbisogni della nostra agricoltura e in modo particolare all’Italia meridionale, in Basilicata. Vediamo qui a Grottole, un enorme, fantastico ulivo, dal quale traggono misero sostentamento ben sette famiglie. Un tenero amore unisce due giovani di queste famiglie, ma la realizzazione dei loro sogni sembra ben lontana. Le ricerche che si vanno compiendo in questa zona stanno per dare esito positivo, anche il giovane innamorato, Enrico, può trovare lavoro con le squadre dell’Azienda di Stato e quando si sprigiona la fiamma che annuncia il metano, e viene posto l’albero di Natale, complesso di valvole che serve al controllo del pozzo, un’area di maggiore tranquillità si profila anche per queste terre e per i giovani brucia la fiamma della speranza. La squadra di ricerche lascia l’impianto funzionante e riparte per altre ricerche in Sicilia.

3° episodio: “Appuntamento a Gela”. In Sicilia si ricerca il petrolio in mare. Lo Scarabeo è una piattaforma appositamente attrezzata per le perforazioni sottomarine. Nel mare di Gela vi lavorano operai del Nord e preparano le maestranze del Sud. Tra gli operai dell’Italia settentrionale uno sta per spostare una ragazza del luogo. Gli sarà testimone un suo compaesano, camionista, che sta viaggiando da Firenze diretto a Gela, per il trasporto di un pezzo di ricambio della sonda marina. Seguiamo il viaggio del camion lungo le strade dell’Italia meridionale e poi l’arrivo del camion a Gela. Seguono i festeggiamenti di nozze. In interviste in presa diretta, con gli interpreti possiamo seguire anche l’evoluzione del lavoro che l’ENI sta compiendo in quelle zone per le ricerche del petrolio e la costruzione di stabilimenti; lavoro che da speranza di benessere per quelle popolazioni. Alla continua ricerca delle nuove fonti di energia vediamo il sorgere della nuova centrale nucleare di Latina. A sera sulla piazza un cantastorie illustra la storia d’amore degli sposi e nel lavoro e nell’uso pacifico delle forze dell’atomica, auspica benessere e prosperità per il nostro paese.