Inaridimento e salinizzazione del suolo (desertificazione) 

Questo rischio potrebbe apparire, da un’analisi superficiale, in antitesi con il pericolo di inondazione prima accennato. Invece pochi eventi piovosi di elevata intensità (molti millimetri di pioggia in poco tempo) non sono assolutamente idonei per ricostituire riserve idriche, sia nel terreno che negli invasi (che, anzi, accorciano la loro durata di vita utile, poiché si accelera il processo di interramento) e provocano erosione superficiale del suolo ed ossidazione spinta della sostanza organica che testimoniano il processo di desertificazione a cui è soggetto il territorio. Sono praticamente scomparsi del tutto i caratteristici laghetti retrodunali presenti, sino ad un decennio fa, lungo la costa. I vecchi alvei fluviali e le mareggiate costituivano una serie di specchi d’acqua, importanti come supporto all’avifauna in ogni periodo dell’anno. Molte sorgenti si sono asciugate ed è aumentata la salinità della falda e dell’acqua emunta dai pozzi.Questi fenomeni sono, al tempo stesso, causa ed effetto dall'abbassamento progressivo della falda freatica, direttamente conseguenza del pompaggio continuo da parte delle idrovore e dai numerosi pozzi realizzati dagli agricoltori, dagli invasi e dalle cementificazioni a monte dei fiumi, il Sinni in particolare, dal diradamento stesso del bosco che tende sempre più a favorire la macchia mediterranea nei confronti della originale vegetazione igrofila. La scomparsa del bosco umido determina la perdita della “falda sospesa”.  Questi cambiamenti sono testimoniati e misurabili anche tramite il monitoraggio di particolari indicatori biologici: gli insetti. Alcune specie scompaiono e ne compaiono di nuove. Il fenomeno è ben noto quando interessa le colture agrarie  o quando raggiunge livelli di popolazioni evidenti. Ma, dal punto di vista biologico, diventa più preoccupante quando riguarda specie “indifferenti” che popolano gli ambienti naturali, gli “ecosistemi primari”. Il mancato ritrovamento di alcune specie o il ritrovamento di insetti “africani” (… non per essere “razzisti”…) nei nostri ambienti deve farci riflettere su quali siano le emergenze, le priorità e quali modelli di sviluppo adottare.I numerosi studi e le diverse indagini effettuate nel Pantano hanno messo in luce la complessa diversificazione delle condizioni del soprassuolo che necessita di urgenti provvedimenti colturali, da analizzare caso per caso. Si ritiene opportuno suggerire alcune principali linee di intervento atte ad eliminare, o almeno a ridurre, i pericoli di eccessiva degradazione o, addirittura, di estinzione del bosco (almeno di quello che conosciamo come “Pantano”che altrimenti è destinato a perdere le sue peculiarità naturalistiche e scientifiche): 

  • ripristino, almeno in parte, delle originarie condizioni idrogeologiche dell'area con opportuni interventi sulla rete di canali presenti all'interno del bosco;
  • trattamenti prevalentemente finalizzati a favorire la rinnovazione delle specie qualificanti il soprassuolo ed eventuale messa a dimora di piantine derivanti da seme autoctono;
  • protezione contro l'inquinamento genetico controllando l'ingresso di specie estranee invadenti;
  • protezione dell'intera area dal pascolo e dall'uso come discarica abusiva.
  • emanazione di un idoneo e coerente piano di gestione di competenza dell’Amministrazione Provinciale di Matera.  Alcune di queste soluzioni sono specifiche per il Pantano, altre estensibili a tutta la fascia litorale. 

Danni e rischi connessi ad una utilizzazione antropica illegale o incontrollata 

I tagli abusivi, la messa a coltura di terreni demaniali, gli incendi, le discariche di rifiuti, l’accesso con mezzi motorizzati, l’attività venatoria che, nonostante molte zone siano vincolate, continua ad essere attuata, la raccolta dei tartufi praticata con modalità non idonee, ecc.Questi problemi potrebbero essere facilmente affrontati, magari aumentando la sorveglianza o, quantomeno, imponendo il rispetto dei divieti già esistenti anche con semplici ma risonanti azioni di repressione svolte dalle forze dell’ordine o dalle autorità preposte, oppure, ancora meglio, promuovendo e favorendo l’azione di collaborazione e segnalazione dei privati cittadini. E’ importante, naturalmente, programmare interventi di restauro ambientale e di bonifica dai rifiuti nelle aree danneggiate ed adottare modelli organizzativi e tecnologie idonee alla prevenzione. Sul sistema dunale si potrebbero adottare alcuni accorgimenti di protezione, quali l’incremento dei depositi solidi dai fiumi, l’esclusione di alcune aree dalla balneazione,il divieto d’uso dei mezzi motorizzati, protezione con staccionate e reti  (almeno a 10 metri dal ciglio della duna) e protezione del ciglio stesso con paletti e filo zincato, divieto di ripascimenti, pedonalizzazione guidata e percorsi obbligati. 

Problematiche specifiche della pineta costiera artificiale 

Le pinete del litorale ionico sono costituite in gran parte da complessi monospecifici di Pinus halepensis impiantati circa cinquant'anni fa. Altre specie presenti sono il Pinus radiata, il Pinus canariensis, l'Eucalyptus globosus, il Pinus pinea. Le zone di bosco più vecchie hanno assunto oggi una struttura disetaneiforme (ad esempio in loc. Terzo Cavone) in cui si nota un fitto strato abusivo composto da fillirea, rosmarino, ginepro, cisto, mirto, tra le specie più diffuse; in prossimità della spiaggia si nota la presenza di fasce boscate, di minore statura, costituite in prevalenza da acacia, specie molto resistente agli ambienti marini. La pineta mostra attualmente un sesto d'impianto di circa 3 per 7 metri con circa 500 piante ad ettaro; i diametri a 1,30 m (di altezza) variano tra 15 e di 42cm; l'altezza media del popolamento si aggira intorno ai 10-12 metri. Si tratta di una fustaia monostratificata coetaneiforme di pino d'Aleppo che presenta, in alcuni punti, zone di radura generalmente causate dal crollo di alcuni individui. Le condizioni vegetative del soprassuolo risultano complessivamente buone anche in relazione alle difficili condizioni ambientali. Tuttavia si individuano, distribuiti su tutta la superficie, soggetti morti o deperienti; in alcuni casi si rinvengono alberi "filati" a causa di condizione di eccessiva densità. La morfologia del terreno risulta regolarmente pianeggiante anche se in alcuni punti si riscontrano aree più depresse, caratterizzate dalla tipica vegetazione dei suoli umidi (Juncus acutus, tra le specie più diffuse). Nella zona più a monte la morfologia del terreno si presenta più irregolare e presenta l'andamento tipico dei cordoni dunosi. Le diverse condizioni di giacitura del terreno si riflettono sulle caratteristiche edafiche che determinano differenze sull'accrescimento dei singoli individui o di gruppi di individui. L’antropizzazione massiva a fini turistici della pineta sta provocando una rapido degradazione del suolo. Sarebbe auspicabile l’arretramento di queste attività verso l’interno, oltre la fascia alberata.

Problematiche fitosanitarie 

Il rimboschimento, a circa cinquant’anni dal suo impianto, conserva ancora la sua densità originale. La mancanza di spalcature e di diradamenti rende la fascia boscata impenetrabile in certi punti, lasciando alla competizione naturale il compito di far sviluppare le piante dominanti. Pertanto, le piante deperite o che sono in stress per varie ragioni oppure le numerose piante morte in piedi pullulano di insetti scolitidi che si diffondono nelle zoni circostanti. Gli insetti presenti che vivono a spese degli aghi dei pini appartengono a poche specie. Il defogliatore più diffuso è un lepidottero Taumetopeide, la "processionaria" (Thaumetopoea pityocampa), i cui attacchi più massicci possono causare gravi defogliazioni nelle pinete. I principali interventi da effettuare saranno costituiti prevalentemente da diradamenti e spalcature. Il diradamento interesserà solo le piante deperienti, quelle morte ancora in piedi ed i nuclei a densità eccessiva. Lo scopo è quello di favorire i soggetti migliori sia dominati che dominanti. Nelle radure o nelle zone a densità scarsa si potrebbe prevedere un rimboschimento introducendo preferibilmente alcune latifoglie (già presenti in zona o autoctoni), nei punti più elevati (leccio, frassino ossifillo, ecc.) ed altre specie quali il pino domestico per arricchire la composizione specifica e diversificare la struttura del popolamento. La piantagione si potrebbe effettuare possibilmente a gruppi ed in ogni caso evitando sesti d'impianto geometrici al fine di migliorare l'aspetto generale della formazione.In particolare le spalcature riguarderanno tutte le piante del popolamento, in particolare i soggetti che hanno sviluppato la chioma dal basso al fine di prevenire fenomeni di incendio. Bisognerà provvedere, inoltre, all'eliminazione delle piante morte o deperienti ed il successivo allontanamento del materiale, anche se si potrebbe prendere in considerazione l'eventualità di sminuzzare il materiale secco e lasciarlo in loco al fine di migliorare le caratteristiche del terreno oppure di procedere al suo compostaggio.

Occorre valutare bene le operazioni da compiere poiché queste possono essere un’ottima cura contro gli insetti xilofagi, gli scolitidi. Per quanto riguarda la processionaria, occorre precisare, che da studi già effettuati, gli interventi di protezione contro questo litofago andrebbero potenziati in prossimità delle aree destinate al turismo o comunque frequentate dall'uomo, considerando che ai problemi di deperimento della pineta si affiacano quelli di natura igienico-sociale. L’intervento di difesa può essere effettuato con prodotti “biologici”, come quelli costituiti da Bacillus thuringiensis.

 

 

Il presente lavoro è tratto da "il parco dell'Arco Ionico Lucano" di Antonio Bavusi e Albano Garramone, in "dalle compatbilità alle scelte", Ed Castrignano, 2004. Si ringrazia il Dott. Giuseppe Mele per la collaborazione prestata sui temi trattati nell'articolo.

 

 

Le foto( dall'alto in baso):

1) spiaggia litorale ionico, 2) protesta degli operatori turistici contro l'erosione costiera – Bernalda (MT) 2010, 3) pancrazio marittimo, fiore simbolo delle dune e litorali sabbiosi,4) escavazioni di inerti fluviali lungo il fiume Sinni.