Il rituale, governato dalle divinità ma gestito dagli uomini, per i romani, era funzionale per l’applicazione delle tecniche catastali, integrando le stesse con la rete stradale e la sistemazione idraulica del territorio.
Tale schema di fondazione deve aver certamente ispirato la fondazione a Banzi dell’arx (arcem – acropoli), ovvero del cosiddetto Templum Augurale, tutt’uno con la fondazione del centro abitato e dell’Ager Publicus centuriato, ancora visibile da carte satellitari e soprattutto in alcuni segni sul territorio bantino, al quale provvedevano gli “gnomatici”, o agrimensori romani.

Il tempio di Banzi, costituito da 9 colonne infisse nel terreno, situate in origine nell’attuale Piazza Gianturco ed inglobate nel foro e nella domus romana, furono traslate per fare posto all’asilo comunale, così come testimonia l’archeologo Torelli nel 1963 (in H. Di Giuseppe, Un Romanius sacerdos vergete a Bantia – Contributi epigrafici e archeologici alla storia della città, in Zeitschrift Fur Papyrologie und Epigraphik, Bonn, 2009).

All’arx bantina o auguraculum presiedeva per gli auspici un sacerdote, così come testimonia un epigrafe rinvenuta nella domus a Banzi (Orto dei Monaci). Un edificio sacro la cui costruzione si rese necessaria per offrire un luogo di culto ai popoli di lingua osca, della cui presenza a Banzi è testimonianza la Tabula bantina.

Le colonne dell’auguraculum mostrano sulla sommità alcune lettere relative agli auspici che un sacerdote, spesso assistito da camilli (assistenti) da tibicen (un suonatore di syrinx o flauto di Pan o aulos) e victimarii (addetti all’uccisione degli animali sacrificali) il quale traeva gli auspici dall’osservazione del volo degli uccelli (ornitomanzia).

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