delle ex municipalizzate 

acquaPandosia ripropone l'intervista a Aldo Quilico, presidente dell’Acquedotto del Monferrato, di Alessandro Mortarino (tratto da www.altritasti.it).

Acqua, luce, gas, energia … Fino a non molti anni fa l’erogazione di questi essenziali elementi della nostra esistenza quotidiana era esclusiva di aziende interamente sotto il controllo pubblico, le famose Municipalizzate. Da qualche anno, la costante ricerca della competitività di impresa, ha trasformato quasi tutti questi soggetti “dei cittadini” in autentiche aziende globali, spesso quotate in borsa, spesso compartecipate da grandi gruppi privati, comunque guidate da Consigli di Amministrazione slegati dagli stessi Enti locali: una forma pericolosissima di “multinazionale finto-pubblica” … A dirlo non è il “solito critico No Global” ma il non più giovane e moderato Presidente di un acquedotto che riesce a vivere in forma consortile fra 101 Comuni delle province di Asti, Alessandria e Torino: una felice anomalia che dobbiamo salvare dalle mire del nuovo turbocapitalismo municipale …   Incontro Aldo Quilico all’indomani della sua rielezione alla presidenza del Consorzio e non posso fare a meno di iniziare la mia lunga intervista (che qui mi limito a sintetizzare) con una sana congratulazione … 

Che piacere poterla salutare nuovamente nei panni di Presidente; ad oggi sono 23 anni, se non sbaglio, che il più grande acquedotto dell’astigiano si incarna in lei

 … Grazie. Ma mi scusi, oggi non è tempo di essere allegri con le ombre nere che vedo accalcarsi sull’orizzonte del “pubblico”. 
La vedo arrabbiato e angosciato, cosa sta accadendo di nuovo e di così grave ? 
Vi sono proposte accarezzate anche da una parte del Sindacato per l’ accorpamento di tutti i gestori delle utility del nord Italia in uno, massimo due entità. Sto dicendo che aziende già di rilievo ed importanza come Smat Torino, Amga Genova ecc. ecc. stanno lavorando e preparandosi per fondersi in una unica società e intendono farlo unendo a loro, anche e specialmente, tutti i “piccoli” gestori come il nostro Acquedotto del Monferrato. Era un sentore diffuso fino a pochi giorni or sono. Poi, la scorsa settimana, ne ho avuto la diretta conferma durante un convegno a Novi Ligure, organizzato dalla nostra Associazione nazionale (Confservizi) e da FederUtility, dall’eloquente titolo: Quanto costa non crescere: alle Aziende, ai Comuni, ai Clienti. 

Sono qui per questo, ho saputo tardi dell’appuntamento di Novi Ligure e non vi ho potuto partecipare. Ma sono rimasto discretamente “choccato” dalla sua presentazione


 Che così recitava: Nel settore dei servizi di pubblica utilità assistiamo ad un incremento dei processi aggregativi; la dimensione è, infatti, il fattore principale che incentiva la crescita di impresa e consente di ottenere economie di scala. Le finalità sono varie: riutilizzo a bassi costi incrementali delle risorse (infrastrutture, competenze tecniche, commerciali o di servizio); miglioramento dell’efficienza operativa; incremento della capacità di ottemperare agli obblighi di sicurezza e di garantire i requisiti di qualità del servizio richiesti dalla normativa; possibilità di utilizzare le disponibilità acquisite per ridurre le tariffe all’utenza. Le imprese più piccole sono tuttavia relativamente assenti dalle iniziative di aggregazione di tipo orizzontale: tale inerzia è un motivo fondato di preoccupazione poiché essa preclude la possibilità di conseguire benefici di scala e di affrontare le sfide strategiche di un settore in fase di trasformazione, imponendo ai clienti l’onere di scelte aziendali poco redditizie. Le aziende di gestione devono identificare i percorsi di crescita capaci di creare valore operando in sintonia con gli enti locali, coinvolti a vario titolo in qualità di azionisti, soggetti dell’assegnazione del servizio, responsabili degli indirizzi di sviluppo. Ma le pare ? Come possono accusarci di “inerzia” nei confronti del cambiamento e della modernità ? Con quale diritto si permettono di trasformare i cittadini in semplici clienti ?


 … Così va il mondo, dicono tutti … Non è un caso che in tutta Italia un solo gestore di acquedotto abbia aderito alla nostra proposta di legge di iniziativa popolare per la totale ri-pubblicizzazione degli acquedotti italiani. E parlo proprio dell’Acquedotto del Monferrato


 Perché siamo tra i pochi esempi, in Italia, di acquedotto ancora gestito da un consorzio fra Comuni: i 101 Sindaci sono i depositari unici della corretta attività al servizio dei bisogni dei nostri cittadini. Ma proprio mentre in Parlamento si dovrà discutere questa civile proposta popolare, torna a levarsi l’idea del grande accorpamento: incredibile ! E’ come se la “Politica” fosse estranea alla “Società” … 


Che cosa significherebbe per il Monferrato e per l’astigiano ? 


Significherebbe perdere il controllo della gestione territoriale, traslocare virtualmente i nostri uffici tecnici all’interno di call center ubicati chissà dove, diventare la semplice parte di un unicum privo di omogeneità, trasferire le nostre risorse economico/finanziarie ad una Impresa (non del territorio) che avrebbe come obiettivo evidente il fatturato e il dividendo. Oggi è evidente che ciò che interessa davvero ai Managers delle SpA ex Municipalizzate (tanto pubbliche quanto pubblico/private) è la finanziarizzazione, ovvero godere dei vantaggi che la quotazione di Borsa segnerebbe grazie ad operazioni di fusione di questa portata. Ma i vantaggi per i cittadini, per la cosa pubblica, quale sarebbe ? Faccio qualche esempio numerico: il Consorzio dell’Acquedotto del Monferrato fattura circa 14 milioni di euro all’anno contro i circa 230 milioni della Smat di Torino (che detiene quote anche nell’ASP di Asti ed è collegata all’AMGA di Genova, anch’essa azionista della ex-municipalizzata astigiana). Tutto l’utile conseguito dal Consorzio viene investito sul territorio. In caso di accorpamento, immagino che gli Amministratori di Smat (che mi pare di intuire sarebbe il soggetto unico a cui la Regione affiderebbe volentieri la gestione idrica del futuro) agirebbe certamente secondo una logica “a quote”: facendo i debiti calcoli, direi che in quello scenario al nostro territorio spetterebbero risorse pari a poche centinaia di migliaia di euro all’anno, a fronte degli attuali nostri investimenti attorno ai 6/7 milioni. 


Ma forse ci stiamo allarmando per nulla, forse non abbiamo capito bene, forse è l’energia al centro dell’attenzione e non l’acqua … 


Me lo auguro, io sono un uomo all’antica e non capisco proprio tutti quei bei paroloni in lingua rigorosamente inglese con cui i Manager sono soliti colorire le loro contorte previsioni per il futuro … Ma ciò che ho ascoltato all’incontro di Novi Ligure era difficilmente equivocabile e perfettamente incardinato a mo’ di sistema, con tutti gli anelli combacianti tra loro. Vada (si fa per dire …) per gli Amministratori Delegati delle grandi multiutility e per la loro Associazione di categoria. Ma la stessa tiritera l’hanno salmodiata anche i rappresentanti del nostro “sindacato” (Confservizi) e del sindacato dei lavoratori (Filcem/Cgil, per bocca del suo segretario nazionale Morselli). E, per completare il quadro, il tutto alla presenza dell’Ing. Salvatore De Giorgio, direttore generale Ambiente della Regione Piemonte. 


Qualche proposta diretta vi è già arrivata ? 


Per il momento no, ma penso sia questione di poco. Siamo ancora fermi al dibattito di Novi Ligure che ha seguito le numerose relazioni proposte e in cui io sono stato l’unico, purtroppo, ad intervenire ed esprimere le mie assolute perplessità e contrarietà ad un disegno assolutamente contrario ai principi di una condivisione sociale. E la mia posizione, con estremo mio piacere, è stata fatta propria successivamente dall’intera assemblea dei nostri sindaci del Monferrato, che ha deliberato un ordine del giorno con cui si esprime alla Regione Piemonte la preoccupazione del nostro territorio per una soluzione di accorpamenti e la richiesta di delucidazioni e di un incontro a breve su quanto si sta delineando.La cosa incomprensibile è che vogliono farci credere che, siccome la concorrenza fa bene al Mercato e abbassa le tariffe per il cittadino (o per il “cliente” come dicono loro …), mettere in contrapposizione gestori genererà solo vantaggi per tutti. Meglio se i gestori saranno … uno solo ! Ovviamente, le economie di scala e le riduzioni dei costi di esercizio sono importanti. Ma noi siamo la prova che il Pubblico è in grado di funzionare e che, se ben gestito da Amministratori che credono nel Bene Comune, agisce meglio del Privato. 


acqua2Ci vuole ricordare l’esperienza dell’Acquedotto del Monferrato, che personalmente io considero una sorta di autentica “mosca bianca”, una “felice anomalia” nel panorama tracciato dalla Legge Galli che, dal 1994, rese pressoché obbligatoria la forma di Società per Azioni per i gestori delle acque pubbliche nazionali ? 


Per una quasi “miracolosa” circostanza (l’atto fondativo del 1930 sancito da un Regio Decreto), l’acquedotto del Monferrato è riuscito a distinguersi e a cucirsi addosso i panni di Consorzio fra Comuni: ben 101 piccoli Comuni, con radici ben piantate nel cuore del Piemonte rurale dalle dolci colline vitate, tra le province di Asti, Alessandria e Torino.All’inizio, lo Stato affidò la gestione di questa allora grande operazione ad una Società Privata che si impegnava a realizzare l’iniziativa con proprie risorse economiche e finanziarie in cambio della gestione dell’acquedotto per un periodo di 60 anni.Tra il 1995 e il 2002 si scatenò una “querelle” giudiziaria con l’azienda Acquedotto del Monferrato SpA (di proprietà della Società azionaria per la condotta di Acque Potabili – SAP, ex Italgas e concessionaria decaduta per la scadenza naturale dell’affidamento) che solo nel Luglio del 2002 si concluse con una sentenza definitiva che riconosceva in modo incontrovertibile il diritto del Consorzio ad entrare in possesso del proprio acquedotto e di gestirlo. Dal 1° Gennaio 2003, il Consorzio gestisce direttamente gli impianti e il servizio idrico integrato nel territorio dei 101 Comuni consorziati; la qualità del servizio (a detta dei cittadini utenti) è nettamente migliorata.Preferisco sorvolare sullo stato della rete idrica che abbiamo trovato all’atto del nostro subentro nella gestione; mi viene da dire che, analizzando la situazione a posteriori, data la situazione risultava evidente che l’obiettivo primario del gestore Privato fosse quello di totalizzare un buon risultato economico per il bilancio dell’azienda, non certamente l’interesse della collettività. Cosa che è ora tornata ad essere al centro dell’azione del nuovo gestore rigorosamente pubblico, il che ha dato anche una certa carica morale agli stessi Primi Cittadini dei 101 Comuni e riavvicinato la logica della difesa del Bene Comune primario … 


Come ne usciamo da questa situazione ? 


Noi abbiamo le nostre proposte. Credo che, intanto, sia importante che se ne parli e che le decisioni che qualcuno dovrà prendere non restino confinate ai pochi “oligarchi” di qualche Consiglio di Amministrazione, ma siano appannaggio di una condivisa scelta dei cittadini, amministratori locali compresi. E poi resta ancora la speranza che l’ottimo lavoro che i vostri Comitati hanno sviluppato negli ultimi anni e la proposta di legge d’iniziativa popolare, costringano il prossimo Parlamento ad affrontare la questione sollevata dai vostri/nostri articoli. Se ci si decidesse a trasformare la volontà espressa dagli oltre 406.000 sottoscrittori della proposta popolare in una Legge e, gradualmente, si riportasse la totale gestione degli acquedotti italiani sotto il controllo diretto delle Amministrazioni locali (attraverso Società Consortili, Enti Morali o Strumentali), il problema della perdita del controllo pubblico sarebbe scongiurato … Confidiamo, dunque, sul prossimo Parlamento e sulla sua lucidità anche se, come già riportato da AltritAsti la scorsa settimana, i programmi elettorali dei Partiti non paiono particolarmente incoraggianti. E ci auguriamo che dalle amministrazioni locali (Provincia e Comuni) il “pungolo” non manchi anche nei prossimi mesi.Non ci sentiamo particolarmente ottimisti, ma sappiamo che molto dipenderà anche dall’impegno che la Società Civile saprà continuare a profondere in questa battaglia importante per l’affermazione di un diritto che sempre più si trova a dover combattere contro gli interessi del profitto.Un recente studio di Mediobanca pubblicato dal “Sole 24 Ore” («Le società controllate dai maggiori Comuni italiani: costi, qualità ed efficienza»), fotografa perfettamente la situazione delle ex-municipalizzate riferendosi all’andamento degli anni 2005/2006 e da cui emerge che tutte assieme le società prese in esame (303 in totale per i sei Comuni di Milano, Brescia, Roma, Torino, Bologna e Napoli) valgono quanto il sesto gruppo industriale italiano, con un fatturato aggregato di 17,3 miliardi di euro.Non è difficile capire, quindi, perché soprattutto i Municipi del Nord, alle prese con bilanci sempre più asfittici – non intendano cedere neppure di un millimetro la presa su “galline dalle uova d’oro”,  i cui flussi finanziari sono in continua espansione sul fronte dei risultati netti e dei dividendi, in particolare per i servizi legati all'energia.  Guardando ai dividendi, è il Comune di Milano a guidare la classifica: 248,3 milioni su un totale di 417 milioni finiti nella casse dei Comuni di Brescia (83 milioni), Roma, (59, grazie all'Acea, servizi energetici e acqua), Torino (14 milioni) e Bologna (12,2 milioni).Quanto alla redditività operativa, è sempre Milano a guidare la classifica con un risultato netto pari a 340 milioni contro i 240 milioni di Brescia (che tuttavia vanta una migliore redditività: 11,7% contro il 4% delle imprese meneghine), i 19 di Torino, i 16 di Bologna e Roma.Per quanto riguarda le aziende, ad esempio: A2A (azienda quotata in borsa e frutto della fusione di quotate delle città di Milano e di Brescia quali Aem, Asm e Amsa) nel 2007 ha registrato un utile aggregato, al netto delle imposte, pari a 521 milioni di euro; Hera (azienda quotata in borsa con azionista di riferimento la città di Bologna un utile netto pari a 109,9 milioni (+ 9,6%); Enia (quotata in borsa con azioniste di riferimento le città di Reggio Emilia, Parma e Piacenza un utile netto in lieve aumento dell'1% a 27,4 milioni …Dal gennaio 2003 alla fine dello scorso anno, inoltre, la Borsa ha registrato un aumento medio annuo dell'11,4%: Acea Roma è salita del 27,5%, Asm Brescia del 24,7%, Iride (Torino-Genova) del 20,7%, Aem Milano del 19,9% ed Hera Bologna del 19,8%. Dal momento del collocamento sul listino e fino a fine 2007, Acea registra una crescita media annua del 5,6%, Asm del 20,5%, Aem del 5,2% ed Hera del 22,5%.  Se sei nel deserto, la tua ricchezza è avere con te dell’acqua e non un prospero conto corrente bancario …