di Pietro Dommarco

cigniE’ successo che il Presidente di una nota associazione ambientalista lucana, molto vicina agli ambienti istituzionali, durante un’intervista rilasciata ad un noto organo d’informazione regionale, oltre ad averne sparate di grosse mi ha fatto sconquassare dalle risate…

Amare, s’intende. Il nocciolo del colloquio è stato l’avvenuta registrazione, da parte della Corte dei Conti, del Decreto del Presidente della Repubblica che istituisce ufficialmente il Parco Nazionale Appennino Lucano-Val d'Agri Lagonegrese. “Wow!”. Questa pressappoco l’esclamazione celata dietro l’espressione dell’intervistato che, oltre ad aver spiegato il valore simbolico della ventiquattresima area protetta del Belpaese, ha tracciato le “sue linee economiche” di un possibile sviluppo, orientato alla sostenibilità. Fin qui, relativamente tutto bene, considerato che si tratta di punti di vista condivisibili o meno.Ma, non appena il giornalista pone la fatidica domanda sulla convivenza Parco-Trivelle e sul “destino” di quest’ultime, il buon Presidente conferma che le attività estrattive andranno avanti perchè sono state escluse dalla perimetrazione del Parco, nel quale non se ne potranno realizzare di nuove (meno male!), in quanto le due cose sono incompatibili per legge e per una questione ovvia. Ohiohioi, bugia! Mi sembra che sono circa una decina i pozzi presenti nella perimetrazione del 2002, “riesumata” dalla Regione Basilicata dopo che quella dell’anno successivo aveva fatto emergere una serie di palesi incompatibilità. “Ma quali pozzi, sei un pazzo!”, potrei sentirmi dire. Va bene, ci metto la pezza. I pozzi sono quelli “svettanti” nei boschi della dorsale Arioso-Volturino-Serra Calvello-Laurenzana-Monti dei Tre Confini e Diga del Pertusillo: zone rientranti nel perimetro del Parco Nazionale della Val d'Agri appena istituito.

costellazionecignoQuestione ovvia, no? Come ovvia è una parte di quei 700 Km di oleodotti che dai pozzi trasportano il greggio al Centro Oli di Viggiano che, in base all'accordo Eni-Regione, non verranno bonificati a giacimenti esauriti e, quindi, destinati a trasformarsi in trampolino di lancio per un “circuito turistico sui residuati bellici”. Così come ovvia è la felicità per la nascita del nuovo Parco, dopo un iter durato ben 15 anni; roba da telenovelas americane. Basilicata, it’s beautiful! Così com’è ovvio che il Presidente di una nota associazione ambientalista lucana vada a dire certe cose a quel noto organo d’informazione regionale che è anche il più seguito, giusto per far rimanere la cosa nella più assoluta discrezione. Ma si sa, la nostra “isola felice” si fonda su leggi (troppo spesso disattese) e su questioni ovvie.Come non approfittare dell’attuale emergenza rifiuti per puntare su un aumento forzato di capacità si smaltimento delle nostre discariche e sull’incenerimento (settore che ci vede ai primi posti in Italia), in un territorio che fa registrare l’aumento delle tasse comunali sullo smaltimento dei rifiuti e un livello di raccolta differenziata scarsa ed insufficiente? Come non consentire l’installazione di un numero elevatissimo di Stazioni Radio Base e Ripetitori Radio-Televisivi quando l’obbligo per i Comuni di dotarsi di un Piano di Localizzazione delle Antenne non viene fatto rispettare? Come non tacciare gli ambientalisti (quelli veri) di essere allarmisti quando il livello di superamento delle polveri sottili viene violato nel silenzio istituzionale e nei tranquillizzanti annunci a mezzo stampa? Come non concedere crinali e crinali alla lobby eolica? Come non essere favorevoli alla soft economy? Com’è che queste cose non vengono dette? Un’ultima questione ovvia: ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale.

* Pietro Dommarco, Coordinatore OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista http://www.olambientalista.it