tratturoTra i numerosi Tratturi, Tratturelli e bracci che dopo il mille seguivano i più antichi tracciati preistorici e romani, un ruolo di grande rilievo ebbe il Tratturo Regio Melfi- Castellaneta, denominato anche “Regio Cammino di Puglia”. Esso era lungo circa 20 mila passi nei soli territori lucani di Melfi, Venosa, Montemilone, Lavello e Rapolla con una lunghezza totale di 140 chilometri attuali. Costituiva uno dei tratturi più importanti presenti nel sud Italia e, sino al XVIII secolo, rivestiva un ruolo importante per il trasferimento delle greggi verso i pascoli statonici (estivi) montani della Lucania interna e lungo l’Ofanto e l’Irpinia.

Il Tratturo Melfi Castellaneta, in numerosi tratti, ripercorre antiche strade romane, come l’Appia Antica e L’Herculea nella regione del Vulture, intersecando altri innumerevoli tratturi tra la Puglia e la Lucania.

Superata la località “lago d’acqua detta del Conso” dopo 300 passi “cominciano li confini della difesa di detta Università di Spinazzola…e seguendo detto tratturo alla dirittura predetta si arriva con altri passi 400 dove si tronca la strada che va da Spinazzola per Monte Peloso”.

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Rete dei Tratturi nei pressi dell’Epitaffio di Spinazzola

I tre agrimensori della Regia Dogana di Foggia procedettero di gran carriera lungo il percorso che da Gravina volge verso Spinazzola per Venosa e Melfi, annotando i titoli lapideii, gli epitaffi, gli stemmi, le biforcazioni, le masserie e le località quali “Ginsano” (Genzano), Tricarico, Agatone, Cervarezza ed ancora Santa Lucia, Cerro, la biforcazione per la “carraia di Montemelone”.

Poi proseguirono verso Venosa, dove annotano “l’arme” del basilisco scolpito ritrovato verso Santa Maria, appena dopo la strada che viene da Palazzo in direzione della Sterpaia di Monte Melone”.

Poi la Valle Ruggiero, il ponte Alvito con la diramazione per le Saline di Barletta, il tratturo si intreccia con altri tratturi per Andria e Canosa. La dettagliata descrizione accompagna una cartografia di dettaglio dove venivano annotate le località segnando le distanze in passi misurate con triangolazioni e sul terreno.

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Il tratturo Regio Melfi Castellaneta nei pressi di Venosa

Nel territorio di Lavello in località Finocchiaro, terminava il territorio di Venosa. I compassatori annotarono la presenza di una croce scolpita e poi di un secondo basilisco mentre, proseguendo oltre, segnalarono la presenza di
un titolo con una “torre scolpita con una fiamma in cima, con due rose à destro, e a sinistra di detta torre, che dicono essere l’arme dell’Avello” (Lavello) poco prima della località detta Cordolecchio.

Nella Valle Acquafredda giunsero poi nel territorio di Lavello, tra le valli San Pietro e Chianchiarelli. “Con passi 400 – annotarono – si arriva nelle Coste della Rendina (attuale Lago del Rendina) dove a Serra dell’Ischia termina il territorio di Lavello per entrare in quello di Melfi”, proseguendo dalla Porta Grande della Taverna della Rendina, trapassando la fiumara di Livente (Olivento) con il titolo che riporta le lettere T.R. (Tratturo Regio), per poi proseguire verso la Porta Molino passando attraverso la fiumara dell’Acqua che viene da Rapolla proseguendo per “detta strada Napoletana per Arbore in Piano” per giungere nel Vallone detto di Narciagalla (Marcegallo), Serra Berazzo, Colle Vagnitelli, Vigne di Melfi dove c’è la località Macera della Vigna (Madonna di Macera) e l’omonima Cappella che “resta del mezzo di detto tratturo” fino sulla “Serra detta del Beato Apostolo” che include con la Torre detta Montanara, Santa Chitina e la difesa Monte Calvo, dove annotarono la presenza di una croce scolpita su una pietra.

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Il tratturo Regio Melfi Castellaneta nei pressi di Melfi

Da Serra Pittoli, anticamente denominata Fontana di Notaro Pietro, il tratturo va verso la Torre detta Gisso, “diruta” fin sopra il Lago del Gisso con i confini dei territori di Santa Maria del Monte e del Capitolo di Melfi. Da  Chiatramonio poi si proseguiva per la Serra detta della Picocca (Bicocca) aiconfini dei demanii di Melfi con un titolo
lapideo sul quale è scolpita un’aquila, per proseguire a “mano destra” verso i territori della Mensa Vescovale con diramazioni di “tre segni di tratturelli” di cui a Monte Verde, Candela e Rocchetta con una diramazione per Monte Gubito e Prati del Principe dove un nuovo titolo lapideo reca incise le lettere T.R. “dove in detto loco – scrive nella descrizione il compassatore – …per obbedire all’ordine di Vostra Signoria illustrissima, Foggia 29 Aprile 1651, firmato vostro affetionatissimo e vero servitore De Angelis Giovanni Grazioso, Ordinario Compassatore”.
Superato in direzione opposta dall’epitaffio di Spinazzola e il pozzo del Sambuco, indicato nella mappa redatta dal regio compassatore Giuseppe Di Falco, il Tratturo Regio Melfi Castellaneta, proseguiva verso l’antica statio romana “Ad Silviarum”. Situato su una altura rocciosa è visibile il Castello del Garignone o Garagnone (600 mt  s.l.m).costruito sul percorso della via Appia con funzioni strategiche militari. Già possedimento templare, nel 1197 il castello divenne proprietà dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme su disposizione dell’imperatore Enrico VI.Il Tratturo Regio proseguiva nel territorio comunale di Poggiorsini, dopo aver superato gli insediamenti del paleolitico antico di Grottelline e la Masseria e gli Jazzi Melodia.

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Il tratturo Regio Melfi Castellaneta nei pressi del Castello di Garagnone

Superata l’area dell’ex aereoporto americano attivo nel secondo conflitto mondiale, la mole del castello,  possedimento della famiglia gravinese degli Orsini dal 1609 al 1810, domina il tratturo. È visibile la Masseria Filieri, già possedimento del priorato dell’Ordine Gerolomitano di Barletta e poi della Commenda di Grassano, subentrata ai Templari nel possesso del maniero. La masseria fa oggi parte del parco nazionale dell’Alta Murgia che ha ipotizzato il restauro e la realizzazione del museo della transumanza. L’itinerario del Tratturo Regio ricadeva nel periodo romano nel Regio II Apulia et Calabria.

Secondo Pratilli le statio “Blera” e “Sub Lupatia”, indicate nell’Itinerario Antonini, ricadevano lungo questa direttrice. Per alcuni autori, invece, le due località erano situate rispettivamente nei pressi di Altamura, località Masseria Catena – Castello ed a sud est del centro urbano di Gravina in Puglia (cfr “il percorso della Via Appia Antica nell’Apulia et Calabria: stato dell’arte e nuove acquisizioni sul tratto Gravina – Taranto”. A cura di L . Piepoli in Vetera Cristianorum, 2014).

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Masseria Jesce

Il tratto compreso tra Poggiorsini e Gravina (l’antica Silvium dell’itinerario Antonini) ripercorreva strade oggi asfaltate, come la S.S. 96 Barese, con la presenza di masserie che testimoniano nei secoli l’uso agricolo e l’allevamento, con siti abitati dall’età del bronzo e fino all’epoca tardo romana.Appena superata la città di Gravina, il tratturo Melfi – Castellaneta con la denominazione “Tratturo Tarantino”, proseguiva lungo la strada statale 96 e coincideva con il vecchio tracciato della via Appia,Il tracciato del Tratturo Regio Melfi Castellaneta e della via Appia proseguivano verso la Masseria Viglione.

Essa mostra la facciata con cinque corpi di fabbrica affiancati, un cortile interno ed una cappella con una nicchia nel quale era esposta una statua di San Giovanni, non più presente. L’edificio mostra 3 garitte angolari e vari locali adibiti, in passato, a taverna-osteria lungo il tratturo Regio Melfi Castellaneta.

I Caracciolo Carafa di Santeramo, acquistarono, nel 1594, il fondo agricolo con l’oliveto e la vigna, dai Padri Agostiniani di Matera, dando in affitto ai privati la taverna che, dal 1838 fino al 1851, venne denominata “Osteria Viglione”. Proseguendo lungo il tracciato della Via Appia, oltre Masseria Miseria e Pozzo Annescianne, nei pressi di Masseria Purgatorio (seconda metà del XIII sec), sono visibili i segni di una centuriazione romana con le carrare orientate secondo cardo e decumano.

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Masseria Viglione

Poco distante, dopo aver superato le località Masseria e Iazzo Pisciulo (Blera?) la via Appia proseguiva sotto il rilievomontuoso Murgia Catena, raggiungendo la località Jesce, dove è stata realizzata di recente l’area industriale omonima del comune di Matera.in prossimità in località Castello o in prossimità della Masseria Jesce, sulla Lama Pisciulo, dove erano presenti una serie di abitazioni in grotta abitate sin dall’VII-VI sec. a.C.

Il tracciato dell’Appia, in prossimità della Masseria Miseria e pozzo Annescianne, attraversava il vallone della Silica, e la località Purgatorio ove sono presenti segni di centuriazione, per proseguire verso Masseria Candile, tra Masseria S. Filippo e Masseria S. Pietro, dove, secondo l’ipotesi di Lugli (Op Cit), andrebbe localizzata la statio Sublupatia.In questa ultima località è presente la fontana del Candile ed una antica taverna ricostruita forse nel luogo della “mansio” romana.

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Fonte del Candile nei pressi della Masseria omonima

La fontana presenta due grosse bocche da dove fuoriusciva acqua per dare refrigerio ai viandanti e abbeveratoi per gli animali. Una pianta redatta nel 1689 su una analoga del 1556, illustra i confini contesi dall’illustre marchese di Laterza e il Principe di Acquaviva nei confronti dei Locati della Dogana di Foggia (Archivio di Stato di Lecce).Lo scavo dei pozzi circostanti ha, probabilmente, causato la dispersione della sorgente che alimentava in origine la fonte.

L’epitaffio individuerebbe in Carlo V di Spagna il personaggio legato al luogo. Una lunga iscrizione, restaurata ad opera degli attuali abitanti dell’ex taverna, fa desumere l’appartenenza della struttura alla Regia Sacra Udienza della Terra d’Otranto e l’uso a Taverna sino al XVII secolo.Un cippo con le lettere R.T. (Regio Tratturo) è inglobato nel muro perimetrale della Masseria Candile, sede di un centro per la produzione di formaggio locale a “chilometro zero”.

La via Appia, dopo Castellaneta, dove ha termine il Cammino di Puglia, proseguiva invece per Palagiano, dove il Lugli ubicava la “stazio” romana “Canales”, citata anche dall’Itinerarium Antonini per giungere a Taranto e al porto di Brindisi.


 

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