di Pietro Dommarco

glob1La parola globalizzazione è sulla bocca di tutti; è un mito, un'idea fascinosa, una sorta di chiave con la quale si vogliono aprire i misteri del presente e del futuro; pronunciarla è diventato di gran moda

Non sono stato io a insidiarti,
sei cascato da solo nella rete.
tratto da Johann Wolfang Goethe "Faust"

"La parola <<globalizzazione>> è sulla bocca di tutti; è un mito, un'idea fascinosa, una sorta di chiave con la quale si vogliono aprire i misteri del presente e del futuro; pronunciarla è diventato di gran moda. Per alcuni <<globalizzazione>> vuol dire tutto ciò che siamo costretti a fare per ottenere la felicità; per altri, la globalizzazione è la causa stessa della nostra infelicità. Per tutti, comunque, la <<globalizzazione>> significa l'ineluttabile destino del mondo, un processo irreversibile, e che, inoltre, ci coinvolge tutti alla stessa misura e allo stesso modo. Viviamo tutti all'interno della <<globalizzazione>>, ed essere <<globalizzati>> vuol dire per ciascuno di noi, più o meno, la stessa cosa". Con questo passo del saggio Dentro la Globalizzazione, Zygmunt Bauman ci introduce nell'essere, nel concetto, soggetto a numerose analisi, che si propongono una netta specificazione di processi quali la crescita e l'accelerazione degli scambi, lo sviluppo delle imprese multinazionali, l'internazionalizzazione dei beni e dei servizi, nonché l'interdipendenza tra le trasformazioni del quadro economico, del sistema socio-demografico e delle istituzioni della politica. Un quadro questo, indubbiamente inserito nella cornice di una globalità irreversibile, di una società-mondo, in cui le garanzie di ordine territoriale e statale e le regole di una politica legittimata dal pubblico consenso perdono il loro carattere vincolante. Quanto più i rapporti tra gli attori transnazionali si rafforzano e si intrecciano tanto più viene messa in discussione l'autorità sul territorio e del territorio, per cui si assiste ad una politicizzazione globale per mezzo di un depotenziamento della politica locale. E nella nostra regione l'esempio è lampante. Da crocevia di interessi multinazionali sempre più crescenti a <<terra di nessuno>>. Da situazioni e condizioni simili ai paesi sottosviluppati all'illusione propinata di <<isola felice>>. Ma andiamo con ordine.

globalizzazioneCURE E PURGHE AL SAPOR DI SILICIO
Se uno dei campi più affascinanti della scienza antiaging attribuisce al silicio il potere di ritardare l'invecchiamento. Un po' come l'acqua bevuta dal sindaco e dai i cittadini del paesello "liliano" del Vulture, promosso sui media dalla Coca Cola come elisir di eterna giovinezza.  Il silicio, assunto come una specie di integratore alimentare che agisce sul nostro organismo rallentando i processi biochimici ad esso correlati, migliorando anche contestualmente l'aspetto cutaneo. Ma in Basilicata, l'elemento chimico in questione, svela invece un incredibile intreccio di multinazionali globalizzanti. Tutto ruota intorno alla Veolia Servizi Ambientali Tecnitalia Spa – facente parte del colosso mondiale francese Veolia Environment (l'ultima arrivata in Tecnoparco) – nel cui consiglio di Amministrazione siede l'amministratore delegato dell'Eni, Paolo Scaroni, che unitamente alla gestione di affari con la Techint, con la SIV e poi con l'inglese Pillington rivolge il proprio interesse per il giacimento di località Pisciolo di Melfi per la produzione, appunto, di sabbie silicee (vedi articolo "spingule francesi"). E questo avviene da quasi 20 anni, con concessioni a iosa da parte della Regione Basilicata in cambio di piccole manciate di lenticchie "britannico-nipponiche", così come già avviene per la Coca Cola entrata in società con la Traficante per lo sfruttamento industriale delle acque minerali Fonti del Vulture. Non solo. Di recente, il Comune di Melfi ha deciso di rispondere ad una richiesta della Pillington per far estendere la superficie della cava sui suoli comunali in cambio di 250 mila euro ed un'area del Bosco Frasca che la Pillington restituirebbe al Comune di Melfi per far legna e ricavare un utile per le casse del Comune federiciano amministrato dal sindaco Ernesto Navazio, recentemente nominato Commissario del Consorzio Sviluppo Industriale della Provincia di Potenza. Un gioco di scatole cinesi che dimostra come, in un contesto di pura globalizzazione, le multinazionali estendono i loro interessi in più campi, tentando oltre all'assalto del territorio e di tutte le sue risorse, la via del radicamento socio-culturale. Intervenire sulla memoria e sull'identità con escamotage di marketing mirati delle multinazionali.

DAL POSSESSO DELLA TERRA A QUELLO DELL'ANIMA
Ricordando le lusinghe della Total, fatte al sindaco di Corleto Perticara, Pietro Paolo Montano, e alle quali il primo cittadino non è riuscito a resistere (perché le francesi hanno pur sempre il loro fascino), ipotecando il proprio territorio per 99 anni, ad oggi, gli accordi intercorsi per la realizzazione del secondo Centri Oli, si sono rivelati un vero e proprio "patto di sangue". Osare non è peccato: un patto con il diavolo, che ci abbandona a considerazioni, fantasticherie e metafore faustiane. L'elemento di riflessione, che sulla stampa locale è stato trattato come un semplice fatto da terza pagina, è il concorso organizzato da Total Italia e rivolto agli alunni delle scuole di Corleto Perticara, dal titolo: "Noi, ragazzi di 50 anni fa…". L'obiettivo del concorso, a detta degli organizzatori, è stato la salvaguardia della memoria collettiva, rappresentata dai nonni e la trasmissione alle nuove generazioni di questo patrimonio culturale e storico. La giornata di premiazioni, apertasi con le note degli inni nazionali, è l'esempio di come la multinazionale francese intenda occupare i "ricordi futuri" delle nuove generazioni, ponendosi come elemento preesistente negli usi, nei costumi, nelle tradizioni. Un tentativo di ricostruire e rimodellare un'identità collettiva attraverso il marketing d'impresa.Una identità, da destrutturare, da decostruire, da smontare a pezzi mentre viene negato il possesso della propria terra attraverso l'ipoteca dei cent'anni. Insomma, oltre alla tua terra e alle tue risorse, ho necessità di "cibarmi tua anima", perché sarò solo io la tua coscienza, nei secoli e per i secoli.

EMIGRANTE, CHE BELLO!
Se qualcuno, ancora continua ad avere dei dubbi circa il concetto di emigrazione-possibile ed a negare che i dati dello spopolamento lucano siano allarmanti, non deve preoccuparsi, perché oggi emigrare per cercare fortuna altrove, è atto da commemorare. E la recente realizzazione del monumento all'emigrante di fronte al palazzo della Regione ne è la palese dimostrazione.Tu emigri ed "io ti commemoro". Come i caduti in guerra. Come i partigiani. In una società sempre più globalizzata, con la riformulazione dei valori collettivi, con l'idea del cittadino-mondo, lasciare la propria terra viene trattato come normalità. Come se il gioco valesse la candela. Qualcuno azzarda persino a definire l'emigrazione una risorsa per chi resta. Chissà se I bambini di Corleto Perticara, crescendo, possano averne coscienza!. Fra cento anni, forse, saranno nonni ed avranno soppiantato con battaglie napoleoniche, la tradizione delle lotte garibaldine di Corleto Perticara. Ma non sapranno a chi raccontare questa storia.