di Antonio Bavusi
pozzo_monte_foiIl pozzo petrolifero Monte Li Foi (Basilicata) raggiunse una profondità notevole, quasi 5.000 metri dei 6.600 complessivi previsti. Nelle intenzioni della Enterprise Oil Exploration nel 1995 avrebbe dovuto essere uno dei pozzi petroliferi più profondi al mondo. A seguito di incidente, il permesso di ricerca fu sospeso. Oggi nuovamente si ritenta di perforarlo?

Nell’ambito permesso di ricerca di idrocarburi denominato Baragiano, nel 1995 fu realizzato, dalla società britannica Entereprise Oil Exploration, il pozzo esplorativo Monte Foi, in località Porco Morto di Picerno. Un pozzo che oggi l’UNMIG del Ministero dello Sviluppo Economico classifica sospeso/incidentato. Esso raggiunse una profondità notevole, quasi a toccare i 5.000 metri dei complessivi 6.600 metri di profondità ipotizzati. Nelle intenzioni della compagnia mineraria avrebbe dovuto essere realizzato uno dei pozzi più profondi al mondo mai realizzato in terra ferra. Il pozzo fu dichiarato incidentato ed il permesso di ricerca sospeso. L’interesse minerario in Basilicata, passando di compagnia in compagnia, ripercorre le vicende industriali legate agli idrocarburi in Italia e sottolinea aspetti commerciali interessanti, con impatti ambientali ancora poco noti. Le vicende dei permessi di ricerca nella Basilicata e nel territorio nord-occidentale della regione, evidenziano anche il nuovo interesse delle compagnie minerarie in Basilicata. Dal primo quarantennio del 900 a Tramutola, le compagnie minerarie marcano la propria presenza negli anni 60-70 nella Valle del Basento con Enrico Mattei. Negli anni 80 riprende una intensa attività mineraria di ricerca e esplorazione che riguarda oggi l’intero territorio regionale. Un interesse che raggiunge oggi il suo apice, con il progetto trasformare l’intera regione in “hub energetico centro meridionale”, così denominato nella SEN (Strategia Energetica Nazionale) dell’ex Governo Monti.

panoramica_monte_foi

Aree in precedenza considerate di scarso interesse minerario, soprattutto per lo stato delle conoscenze, per i limiti tecnici della risoluzione sismica e per la perforazione di pozzi minerari profondi, sono nuovamente al centro dell’interesse commerciale delle compagnie minerarie.

Qual è oggi il futuro dell’area del permesso di ricerca Monte Foi e di quelle dei permessi di ricerca San Fele e Muro Lucano, adiacenti ad esso? Con il progresso delle metodiche di ricerca e perforazione, ma anche grazie alle facilitazioni fiscali ed autorizzative accordate dai governi nazionale e regionali cosa diventerà il territorio regionale?

Le ricerche dell’AGIP del 1985 del permesso di ricerca Picerno

Negli anni Ottanta risultano presenti in provincia di Potenza, tra gli altri, i permessi di ricerca Monte Caruso  della Italmin Petroli (10%), Texaco (30%), Sovererign (20%) e Ashland (20%). La Texaco realizzerà il pozzo esplorativo San Fele1. Altri permessi in provincia di Potenza sono quelli Avigliano, Potenza, Muro Lucano,San Fele 1 e 2, Ripacandida, Laurenzana, Viggiano, Monte Sirino ed altri. Una presenza, questa delle compagnie minerarie, che conferma l’interesse per il sottosuolo e non solo della regione. Il permesso di ricerca “Picerno” viene conferito nel 1985 all’AGIP su una superficie di 54.345 ettari. Dopo gli studi geologici ed i rilievi sismici realizzati nell’area, l’AGIP vi rinuncia nel 1989.

Nella relazione di rinuncia del 1989 si legge “ un notevole sforzo esplorativo è stato fatto per studiare il permesso Picerno: 4 campagne sismiche per un totale di 367 Km, utilizzando anche l’elicottero, reprocessing di 54 Km di linee sismiche, interpretazione e modelling gravimetrico/magnetometrico. Questi lavori non hanno portato all’individuazione di prospects da esplorare con la perforazione di un pozzo. L’area, dato il suo assetto geologico strutturale, non sembra presentare interesse minerario. Un ulteriore sforzo esplorativo non è giustificato, considerando che sono state utilizzate le migliori tecniche di acquisizione sismica attualmente disponibili e sofisticate analisi gravimetrico/ magnetometriche. Per quanto gli impegni Picerno. sopra esposto, nell’impossibilità di assolvere gli di perforazione, si intende rinunciare al permesso Picerno”. Subito dopo sarà la Enterprise Oil Exploration ad inoltrare presso gli uffici ministeriali la richiesta di ricerca su parte del permesso “Picerno”.

La Enterprise Oil Exploration nel mondo

La compagnia mineraria inglese, con settori principali di attività in Gran Bretagna e Irlanda del Nord , Europa , Brasile e Golfo del Messico è stata acquisita successivamente dalla Royal Dutch Shell . Il permesso Baragiano della Enterprise Oil Exploration venne presentato nel 1991 assieme alla FINA Italia, in J.Venture con la compagnia minerartia inglese, cessando nel 2001 per scadenza del titolo.

La Enterprise Oil in Basilicata nel 1991

E’ del 30 agosto 1989 la prima relazione del responsabile dell’esplorazione della Enterprise oil Exploration, C.A.Y. Brown che nel presentare l’istanza di permesso “Baragiano” nel 1991 traccia le linee progettuali dell’area ubicata nell’Appennino Meridionale, con un estensione di 54.545 ettari.

schema_pozzo_foiDopo le scoperte in zone limitrofe, Brown evidenzia “le notevoli potenzialità minerarie dell’area in istanza”. Enterprise oil è presente all’epoca in Italia, con una sede a Roma, dal marzo 1985 ed è coinvolta in qualità di partner in 19 permessi localizzati in tutte le aree italiane di maggiore interesse minerario. Inoltre, la società ha già presentato – si legge nella relazione -alcune istanze di permessi come operatrice o come partner ed altre sono in corso di preparazione. Per quanto riguarda la presenza Enterprise oil nell’Appennino Meridionale, si ricorda che la società è presente in qualità di partner nei permessi Baselice, Buonalbergo, Aquilonia, Laurenzana (Fina optr.), Monte Sirino (Petrex optr.) e Torrente Sauro (Total optr.). E’presente inoltre nel permesso Monte Alpi (Petrex optr.) ove, in seguito alla importante scoperta di idrocarburi liquidi, è stata presentata una istanza di concessione denominata Grumento Nova.

La Enterprise Oil Exploration Ltd con sede in Londra, 5 Strand, WC2N SHU e sede secondaria in Roma, Via del Babuino n.181 riceve il 27 Novembre 1991 dal Ministero dell’Industria e del Commercio e dell’Artigianato il decreto di autorizzazione, per la durata di quattro anni, per il permesso di ricerca “Baragiano”.

Gli studi e le ricerche sismiche della Enterprise Exploration

L’interesse della compagnia mineraria – si legge sempre nella relazione – è l’esplorazione nella zona di subthrust dell’Appennino Meridionale, ha finora prodotto quattro scoperte di idrocarburi liquidi: Caldarosa (Aqip/Selm), Costa Molina (Agip) e Monte Alpi (Petrex/Enterprise/TCPL) nella parte meridionale dell’area, e Benevento (Agip) nella parte settentrionale. Queste scoperte sono state effettuate nelle unità dell’autoctono Apulo, in strutture rialzate e delineate da faglie dirette ringiovanite dalla tettonica compressiva, allineate lungo la direttrice NO-SE e ricoperte dalle coltri sovrascorse. si ritiene che i culmini di queste strutture si estendano nella parte nord- occidentale del permesso Monte Alpi (ndr Basilicata) ed attraversino la zona in istanza. Questo rende l’area in esame – è scritto nella relazione introduttiva –  estremamente interessante dal punto di vista esplorativo.

La geologia profonda e la roccia petrolifera madre
La piattaforma Apula iniziò a depositarsi nel Triassico Medio e continuò fino al Miocene. Durante il Triassico Medio cominciò la sedimentazione marina lungo il margine passivo del giovane Oceano Tetide. In questo margine continentale si generarono vari sistemi di faglie distensive, che delimitarono degli alti strutturali a sedimentazione carbonatica e dei bacini. Nell’Appennino Meridionale il sistema di bacini e alti strutturali  sopradescritti, può essere individuato nella Piattaforma Appenninica, nel Bacino Lagonegrese e nella Piattaforma Apula. Sedimenti di bacini ristretti si depositarono all’interno della Piattaforma Apula. Tali sedimenti, ricchi di materia organica, possono costituire la roccia madre dei vari ritrovamenti. Il complesso processo che portò alla formazione dell’Appennino, iniziò durante il Mio-Pliocene e diede luogo al sovrascorrimento sequenziale delle coltri di sedimenti da ovest verso est. I sedimenti dell’Oceano Tetideo, Le Liguridi, sovrascorsero la Piattaforma Appenninica, la quale a sua volta sovrascorse i sedimenti del Bacino Lagonegrese. Infine, durante il Pliocene, questo insieme di thrust si mosse sopra l’Avampaese rappresentato dalla Piattaforma Apula.
permesso_baragiano Le antiche faglie distensive presenti nella Piattaforma, sotto le spinte compressive, furono cosi riattivate per dare origine ad una fascia di strutture rialzate poste sotto la coltre sovrascorsa e situate lungo la direttrice NO-SE. Enterprise Oil ritiene che lungo questa zona di strutture, presenti anche nell’area in istanza, vi siano delle potenziali trappole nei punti di intersezione con faglie trascorrenti ad esse perpendicolari. La relazione della Enterprice Oil dettaglia con mappe e schemi il target delle cosiddette “rocce madri” affermando”tuttora non è stata identificata alcuna sicura roccia madre, sia nei sedimenti investigati dai pozzi, sia negli affioramenti nell’Appennino Meridionale. Ciononostante, la presenza di mature rocce madri nell’area è dimostrata dalle scoperte di giacimenti di idrocarburi liquidi (da pesanti a molto leggeri) finora effettuate. si ritiene che sedimenti marini di bacino ristretto (ottime rocce madri) possano essersi depositati all’interno della Piattaforma Apula durante il Triassico. Altre ipotetiche rocce madri possono essere rappresentate da sedimenti di ambiente lagunare di età triassica, o anche più recenti. Ulteriori acquisizioni di linee sismiche.

La richiesta di proroga di scadenza e l’obbligo della perforazione

Nel 1994 il Dr. Peter M. Jackson, direttore del Settore esplorazione della Enterprise Oil Exploration presenta la richiesta di proroga del permesso minerario al Ministero dell’Economia con il quadro economico relativo alla prima fase di ricerca costato complessivamente  5 miliardi di vecchie lire. Un lavoro di rilievo sismico complesso che ha comportato – si legge – l’esplosione di migliaia di cariche di esplosivo.

strutture_geologiche_appennino Il lavoro di interpretazione, affidato a diversi contrattisti come la società Geosystem di Milano e Arnold Oramnge Associates di Austin in Texas, individuò tra le aree favorevoli per la perforazione del pozzo esplorativo quella del Monte Foj. Da Houston, il 6 settembre 1995, la Union Texas Petroleum Holdings, Inc annuncia che la consociata interamente controllata, la Union Texas Inc ha stipulato un accordo per l’acquisizione del permesso Baragiano, nell’Appennino in Basilicata – Sud Italia decidendo di acquistare dalla Enterprise Oil Exploration una quota del 20%. A quest’ultima – informa la compagnia texana con partecipazioni nei permessi Forenza in Basilicata – resta una quota del 30% mentre le restanti è detenutata da Mobil Società Adriatica Development In c (25%) e Fina (25%), specificando il costo del pozzo esplorativo il 17 milioni di dollari lordi. L’area del sud Appennino – conclude la compagnia di Houston – offre  interessanti condizioni fiscali
La perforazione del pozzo di Monte Li Foj

Nel 1995 il direttore dell’esplorazione, Andrew Read e della Perforazione, Dave Scott,  presentano il programma geologico e di perforazione del pozzo. Alla Enterprise Oil Exploration con il 50 % delle quote, si affiancano nel 12995 con quote deol 25% ciscuna la Fina Italiana e la Mobil. Obiettivo del pozzo ubicato a 1107,7 metri slm nel comune di Picerno sono i carbonati dell’unità Apula interna a 6.345 metri TR di profondità.

Nel mese di agosto 1995 hanno inizio i lavori di allestimento della postazione autorizzato dall’UNMIG di Napoli il 26 Aprile 1995, con i primi clamori della scoperta del petrolio non solo in Val d’Agri dove ENI e Shell già realizzano  il programma previsto da tre distinte concessioni. Viene incaricata per la perforazione la società Pergamine RIG 18 – Ideco E 3000. Strutturalmente – è scritto nella relazione dei due tecnici inglesi – l’area è caratterizzata da una tettonica piuttosto complessa con sequenza stratigrafica sovrascorsa e caratyterizzata da un retroscorrimento. Il pozzo esplorativo – affermano i due tecnici – permetterà di ottenere informazioni di grande interesse regionale non solo relative alla piattaforma Apula, ma anche per quanto riguarda la serie alloctona sovrastante il reservoir. In parole povere i tecnici annunciano interessanti scoperte considerando che “il pozzo Cerro Falcone 1, pur non lontano, è infatti ubicato in un complesso strutturale separato da lineamenti di ordine regionale e a profondità del tutto differente, mentre il pozzo San Fele (ndr Texaco)è ubicato in un contesto simile ma purtroppo  non sembra aver raggiunto l’obiettivo prefissato.

Il 23 Maggio 1996, a seguito di un sopralluogo in località Porco Morto di Picerno da parte di attivisti del WWF Basilicata vengono richieste al sindaco di Picerno, Francesco Manfreda, delucidazioni circa le autorizzazioni comunali che vengono comunicate alla delegazione WWF Basilicata il 24 Giugno 1996. Nella risposta il sindaco Manfreda comunica che la richiesta di concessione edilizia è stata fatta al Comune di Picerno dalla compagnie inglese il 3 Maggio 1995 e in data 17 luglio 1995 che la Commissione Edilizia rilescia l’8 Agosto 1995 (n.34).

L’incidente di perforazione e la rinuncia al pozzo Monte Foi

Nel riassumere le fasi temporali salienti del permesso di ricerca Baragiano in una relazione del mese di Ottobre 1998, la Enterprise Oil Exploration comunica un collassamento del casing avvenuto nel 1997 a 5.000 metri.

side_track_e_chiusura_pozzoMancano per raggiungere la Piattaforma Apula, obiettivo mineriario, altri 1.500 metri. La compagnia mineraria valuta non conveniente relalizzare un secondo side-track ( ndr tecnica di deviazione e chiusura del foro principale) indicando come preferibile riprendere il pozzo esistente attualmente sospeso da riperforare dalla superficie “evitando i gravi problemi riscontati in monte Foi” pur se occorrerebbero 200 giorni invece dei 20 giorni necessari a riprendere il pozzo. Appare inoltre nella relazione quello che sembrerebbe un errore nell’obiettivo della perforazione “il pozzo non risulta più trovarsi sulla cresta della struttura bensì di fianco”. Per ragioni economiche la compagnia mineraria decide di chiudere e abbandonare la perforazione del pozzo divenuto classificato “Monte Foi 1 ST 3” con la realizzazione cioè di tre side-track.

Sono ancora una volta gli attivisti del WWF Basilicata, ricevuta informale comunicazione sull’incidente e su possibili illeciti smaltimenti di rifiuti dai cittadini del luogo, inoltrano chiarimenti nel giugno del 1998 al comune di Picerno sullo status del pozzo.

Il sindaco Manfreda con nota del 3 Giugno 1998 indirizzata al WWF Basilicata comunica il contenuto della missiva della Enterprise Oil Exploration del  9 ottobre1998 (con protocollo retrodatato dal Comune di Picerno il 9 Giugno 1998) che comunica la sospensione temporanea del pozzo Monte Foi 1, come da autorizzazione del 12/12/1997, prot.9324, rilasciata dal Ministero dell’Industria (sez UNMIG di Napoli),; il pozzo è in condizione di sicurezza secondo il programma approvato dall’UNMIG di Napoli con la posa in opera di tre tappi di cemento; un monitoraggio quotidiano garantisce il surplus di sicurezza; il riprisino dell’area che seguirà la ripresa del pozzo sarà effettuato a conclusione della fase esplorativa in ossequio alla legislazione vigente; al momento il piazzale è in condizioni di sicurezza con le vasche riempite di materiale per consentire il drenaggio dell’acqua e la testadi pozzo è protetta da una gabbia in metallo; sul sito non vi sono materiali o equipaggiamenti pericolosi; L’Unmig di Napoli, che ha mansioni di polizia mineraria, ha effettuato un sopralluogo sul cantiere in data 5/6/1998 con esito totalmente positivo per ciò che concerne la sicurezza in tutti i suoi aspetti.


L’abbandono definitivo della Enterprise Exploration

Con la relazione del Dr. Sergio Morandi, responsabile Exploration vengono riassunte le fasi salienti di ricerca, la perforazione del pozzo Monte Foi ed il successivo abbandono: “Dopo le rielaborazioni sismiche effettuate nel 1998, a seguito della reinterpretazione sismica di tutta l’area, si è convenuto che nessuno dei prospetti evidenziati in precedenza avesse le condizioni minime di economicità tali da giustificare sia l’esecuzione di un nuovo rilievo sismico di dettaglio, che la potenziale perforazione di un pozzo esplorativo.

Per tali ragioni il permesso viene rinunciato prima della sua scadenza naturale al termine delle operazioni di ripristino integrale del sito Monte Foi 1”. I dati acquisiti durante ed in seguito alla perforazione del pozzo, in particolar modo attraverso la campagna sismica 2D eseguita nel 1997 – è scritto nella relazione – ed il reprocessing di circa 290 km di linee sismiche nel 1998, hanno permesso di ottenere una migliore definizione dell’orizzonte sismico corrispondente al tetto della Piattaforma Apula e, al tempo stesso, di avere un maggior controllo sia sulle velocità sismiche delle unità alloctone che sul/a geometria del prospetto Monte Foi. Pertanto questi ultimi risultati che indicano la Piattaforma Apula, in corrispondenza di Monte Foi, alla profondità di 6600 m TR, hanno portato alla considerazione di abbandonare definitivamente il pozzo in quanto una ripresa dello stesso appare, dal punto di vista operativo, estremamente rischiosa. Le operazioni di ripristino vengono effettuate tra le altre dalla ditta lucana Iula che aveva realizzato lo sbancamento della piattaforma petrolifera del pozzo monte Foi .

 

 

 

 

 

Il Permesso di Ricerca Monte Li Foi dell’ENI del 2007

Una nuova recente istanza di permesso ENI denominata “Monte Foi”, presentata nel 2007 presso gli Uffici competenti del Ministero dello Sviluppo Economico, è in itinere per le autorizzazioni da parte della Regione Basilicata.

area_monte_foi_oggiQuesto Ente, con determinazioni dirigenziali dell’ufficio compatibilità ambientale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata, rispettivamente la n. 1520  e la n.1535 del 26 ottobre 2012, pubblicati sul bollettino ufficiale della Regione Basilicata n.41 del 16/11/2012 (I parte), nonostante i pareri contrari  e le opposizioni presentate già nella fase preliminare di screening  da parte di cittadini e numerosi comuni ricadenti nelle aree dei permessi di ricerca ENI Monte Foi (Baragiano, Picerno, Ruoti, Savoia di Lucania, Tito, Pignola, Potenza) e San Fele (Atella, Ruoti, Filiano, Muro Lucano, Rapone e San Fele), ha deciso di assoggettare, ai sensi dell’art.15, comma 1, della L.R. 47/98 alla successiva fase di procedura di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) le due istanze ENI.
Con la legge di moratoria regionale, la n. 16 del 2012 (art.37) in attesa del giudizio della Corte Costituzionale su ricorso del Governo per incostituzionalità della legge regionale, gli uffici regionali azzerano le opposizioni già presentate dai comuni che ora dovranno tenere alta la guardia e l’attenzione affinché gli stessi uffici regionali non rilascino parere ambientale VIA positivo per le due istanze di ricerca idrocarburi che spianerebbe la strada all’ENI.

 

 

Ricerca a cura di: Antonio Bavusi *.

E’ possibile riprodurre il testo e le immagini citando le fonti. Le immagini e le Cartografie sono state estrapolate dagli studi e dai progetti della Enterprise Oil Exploration pubblicati sul sito UNMIG – Ministero dello Sviluppo Economico