La Cattedrale di Acerenza al centro del mesomphalos pastorale

Lungo il Tratturo dei Greci di Acerenza

Tratturo dei Greci: nostra elaborazione (quadro di unione fogli catastali) >> cliccare sull’immagine per ingrandire <<

François Lenormant (1837 – 1887)

Ercole Acheruntino (A.Capano, Op.cit.)

Mesomphalos di Metaponto

Raffigurazione di animali lungo la circonferenza del mesomphalos

Acerenza

Monte Tumulo

Busto in pietra presso il Museo Diocesano: secondo F. Lenormant raffigura l’Imperatore Giuliano l’Apostata (IV sec d.C.)

“Pagliare” di Acerenza (Fonte M. Miosi, Op cit)

Cappella della Madonna dell’Incoronatella (o della Quercia) – del XVI sec. (località S. Domenico – lungo il torrente Fiumarella e il Tratturo dei Greci)

Cappella Madonna dell’Incoronatella sul Tratturo dei Greci – Vedi il video

Statua lignea Madonna dell”Incoronatella – XVI sec. (presso il Museo Diocesano)

Cappella Madonna del Cupo (XIII sec)

Il Tratturo dei Greci: Acerenza *
Abitata dalle popolazioni osco-lucane sino al VI sec a.C, la città definita da Orazio (Odi – Libro III, ode IV) “nido d’aquila…quicumque celsae nidum Acherontiae”… è situata su uno snodo della via Herculia (Buck, Op.cit). La “cattedrale fortezza” è al centro di un anfiteatro naturale, lungo la cui circonferenza si sviluppa il “Tratturo dei Greci”. “Acerenza – scriveva nel 1866 il viaggiatore francese François Lenormant nel suo diario di viaggio Travers l’Apulie e la Lucanie- notes de voyage” – si trova tra due piccoli fiumi che scorrono alla base del cerchio descritto, le cui pendici sono ricoperte di boschi o coltivate in campi cosparsi di grandi querce; sono il Bradano, appena uscito dalla sua sorgente, ed il Signone, detto anche Fiumarella…l’Achéron come ognuno sa, è un fiume degli inferi… Si congiungono verso l’estremità est della cinta, ove si apre la valle del Bradano che riceve presto numerosi affluenti e si dirige verso il mare. La pendenza di questa valle è ripida e le alture fortemente mammellonate che le attorniano si sovrappongo in gradini degradanti fin dove lo sguardo può giungere. Una sorta di cima meno elevata delle montagne circostanti divide in due parti il bacino quasi circolare che formano; è come un istmo posto fra i due fiumi per unire alla catena dell’ovest della montagna conica a pan di zucchero che li domina e si erge al centro della cerchia. I Greci – continua la descrizione di Lenormant nel suo diario di viaggio – non avrebbero mancato di confrontare tale disposizione del terreno a quella di una delle coppe senza piedi o ampolle che chiamavano «mesomphaloi», poiché il fondo si rialzava con un grande pomello circolare al centro (Questa coppa veniva usata durante i banchetti rituali per degustare ed offrire vino o latte agli Dei. La sua forma, ma non la dimensione, ricorda molto il “tastevin”, strumento di degustazione usato dai sommelier ). Nulla di più curioso e sorprendente dell’aspetto di questo cono di diverse centinaia di metri d’altezza, con i fianchi in ripida pendenza, coperti di coltivazioni, soprattutto vigneti, meno sul lato sud, che sorge dal fondo di una larga e profonda conca di montagne aperta su un solo punto, e che ha sulla sommità una città appollaiata come un nido d’aquila, a mille metri di altitudine sul livello del mare”.

La storia
Il centro fortificato di Acerenza, durante la guerra gotico-bizantina (535-554 d.C.), ebbe un ruolo strategico come baluardo dei Goti situato tra Taranto, la Terra d’Otranto e la Campania. Divenne pertanto luogo di contesa, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente, non soltanto per l’ubicazione ma anche per l’importanza dell’economia agropastorale ed agricola, a cavallo tra le murge pugliesi ed i pascoli della Lucania interna. Nella città – stato di Acheruntia era presente un vescovado bizantino di culto orientale. Esso dipendeva sino al X secolo dalla Chiesa di Costantinopoli (assieme a Tricarico, e Tursi), con diocesi ubicata a Otranto. Per il suo territorio, sono interessanti le vicende storiche legate alla presenza nell’anno 547 di Totila, re dei Goti, impegnato nella guerra contro gli Anti, Tulliano ed i bizantini. Totila venne chiamato da una parte del Senato romano che si opponeva al predominio orientale in Italia inaugurato da Teodorico nel 493 d.C. Ad Acerenza si rifugiarono i generali Ostrogoti, Ragnari e Mora sconfitti a Taranto dai Bizantini guidati da Giovanni “detto il sanguinario” (è forse il corpo del generale ostrogoto Mora sepolto sotto il grande tumolo di Acerenza (località il Tomolo), situato all’ingresso del paese, oppure potrebbe forse trattarsi del romano Tulliano o di suo fratello Deoferonte che combatterono contro i Goti).

Il toponimo “Tratturo dei Greci“, nell’area del Vulture e del Bradano, rivela una forte penetrazione orientale “romea” in Lucania (con il termine romee venivano indicate le comunità orientali in Italia meridionale che riconoscevano Roma, nonostante le invasioni barbariche e i rigurgiti anticristiani e anti-bizantini della chiesa e del senato romano).

I “romei” venivano così chiamati dalla chiesa latina per distinguere i popoli greci-romani dai “romani” italici. In senso dispregiativo con il termine “greci ”, a partire dal IX secolo, venivano indicate tutte le comunità che si schierarono dalla parte dei Bizantini, soprattutto a causa delle confische delle terre attuate dai Goti, con il sud-Italia che continuava ad essere multietnico, con il greco tra le lingue parlate più comuni, oltre all’osco ed al più raro latino.

I toponimi locali testimoniano pertanto inequivocabili riferimenti storici all’uso del territorio compreso tra il Vulture e le vallate del Bradano – Basentello: Serra Costantinopoli, Monte Armenia, Monte Sirico, Monte Tauro, Camarda, Vallone Catapano, Casale dei Greci, Papariello, etc oltre naturalmente ai nomi dei santi e monaci orientali (Basilio, Andrea, Elia, Caterina, etc.).

Dal IX secolo Acerenza era infatti definitivamente entrata a far parte degli interessi dei Greci che si scontrarono con i Longobardi impossessatisi della città dopo la battaglia del Basentello, tra il 923 e il 934. Il Castaldato Longobardo e il castello di Acerenza (era ubicato ove attualmente è l’ex Seminario – attuale sede del Museo Diocesano) che dipendeva da Salerno e Benevento assunse grande importanza, prima dell’arrivo dei Normanni, con il vescovo Leone II che traslò da Atella, in Campania, ad Acerenza, le reliquie di San Canio ed iniziando la costruzione della prima cattedrale poi ricostruita dai Normanni anche con scopi di fortezza militare, così come sottolinea la presenza del torrione centrale inglobato nella struttura religiosa (cfr C.Muscio, Aspetti storico-artistici della Basilicata. Orvieto, tipografia Marsili, 1986).

Il Tratturo dei Greci e il “mesomphalos” naturale
Considerato da alcuni autori (in modo erroneo) come il collegamento di Acerenza con la costa jonica con Taranto e Metaponto (Taranto veniva raggiunta seguendo la via Appia o seguendo altri tratturi) e con i tratturi della Capitanata, da una disamina della cartografia della toponomastica locale ed attraverso sopralluoghi, abbiamo potuto rilevare come il “Trattuto dei Greci” costituisse in passato l’estremo confine della città di Acerenza, racchiudendone il suo territorio.

Dalle cartografie storiche catastali dei fogli dei mappa, infatti, il “Tratturo dei Greci” seguiva un itinerario ad anello (vedi cartografia).

Dal medio corso del fiume Bradano (nei pressi della diga omonima), lungo il confine con il territorio comunale di Oppido Lucano, raccordava il vallone dei Greci (è ubicata la chiesa rupestre di San Michele situata nelle immediate vicinanze del centro abitato) seguiva a valle il tracciato dell’attuale ferrovia Appulo-Lucana e il fiume Bradano (sono stati segnalati tratti lastricati) con alcuni toponimi che riconducono alle origini della via. Raggiungeva ad est la località Madonna del Macchione con la Masseria Schiavone e la Cappella di S. Maria Casolomare omonima, ed oggi non più esistente alla cappella Madonna del Macchione, toponimo ancora riportato sulla carta IGM 1:100.000 (vedi stralcio cartografico IGM) e sulle carte catastali. Fonti locali riprese in alcuni studi recenti (cfr. M.Miosi – Tholoi d’Italia – Trulli e capanne in pietra a secco con copertura a tholos – Ed. Dipagina, 2012) riportano la presenza di due Tholoi (costruzioni circolari in pietra), in località Difesa Laura, ovvero due “pagliare” in dialetto locale, utilizzate come abitazione dai pastori o dai contadini. Questa tipologia costruttiva appartiene ad un’antica “architettura vernacolare” in pietra, oggi scomparsa. Le “pagliare” mostrano il tetto a volta, impostato su una base circolare (esempi di architettura simili sono i “trulli” pugliesi, le “pinnetta” in Sardegna o altre tipologie conosciuti con altri nomi quali casile, casedde, cubburo, cupolo, muragghia,etc). Secondo la tradizione locale le “pagliare” di Acerenza risalirebbero al XIX secolo, ma costruzioni simili dovevano essere presenti anche in periodi precedenti.

In località S. Domenico (Santa Domenica per carte IGM), vicino al torrente La Fiumarella, è situata la Cappella della Madonna dell’Incoronatella (XVI secolo), ove era in origine custodita una statua lignea della Madonna con il bambino (XVI sec.), oggi esposta presso il Museo Diocesano di Acerenza (ringraziamo i custodi della Cappella, i coniugi Benedetto, per la loro accoglienza e per le indicazioni fornite – vedi il video “Custodi della Memoria”) . La cappella ricorda la devozione delle comunità agro-pastorali della Lucania alla Madonna dell’Incoronata di Foggia, la cui leggenda, simile per le due località, vuole che un quadro della Madonna sia stato ritrovato appeso ad una grande quercia (Madonna della Quercia).

Il Tratturo dei Greci ripiegava verso nord, incrociando la strada del Finocchiaro attraversando il torrente La Fiumarella (o Signore, secondo François Lenormant il fiume Archéron, forse a causa di alcune “mefete” ivi presenti dovute a sorgenti termali solfuree). Il tratturo dei Greci, invece, risaliva seguendo la sponda orientale del “Signore o Fiumarella” sino al Vallone Canneta. Dall’incrocio della strada comunale Bosco Le Manche con la strada comunale da Forenza ad Acerenza (tra le località Mastro Festino e Colle Nero) volgeva poi repentinamente verso sud.

Poco distante (lungo la strada comunale Bosco Le Manche)  è presente, in un luogo boscoso, il toponimo “Cas.to e rovine dei Greci” (forse un antico insediamento abitato nel medioevo). Il tratturo proseguiva sino al Vallone del Cupo (“cupo” dal greco κύπελλο = coppa) che collegava Acerenza con la Valle del Bradano e di qui verso Torretta di Pietragalla e Potenza, ove è situata la cappella rurale del Cupo (XIII sec) con un bel portale in pietra (in origine era collocata la statua lignea della Madonna del Cupo del XV sec, oggi presso il locale Museo Diocesano Acheruntino – sulle notizie storiche leggasi: il Museo Diocesano di Acerenza, Edizione La Matrice, Bari, 2009). Purtroppo la cappella versa in uno stato di grave degrado con evidenti lesioni nelle murature e crollo del tetto, nonostante con fondi Comunitari sia stato realizzata una pensilina – barbecue ed altre strutture turistiche (con tali fondi si sarebbe potuto intervenire anche per restituire al culto e alle comunità un gioiello d’arte medievale). Poco distante, Il tratturo dei Greci si dirigeva verso il Torrente Rosso (affluente di destra del fiume Bradano), ove si collegava all’antico tratturo proveniente dal Monte Torretta, fino all’attuale strada provinciale per Pietragalla (la strada riprende un tratto del Tratturo comunale dei Greci). L’ampio anello tratturale si richiudeva infine sul fiume Bradano, a sud del centro abitato di Acerenza.

L’itinerario circolare (il mesomphalos naturale, secondo l’espressione usata da Lenormant: sul Mesomphalos di Metaponto leggasi: A.Bottini, Una Phiale Mesomphalos in argento ed oro da Metaponto. In Kolner Jahrbuch, 2010,S.147 – 156.) si sviluppava intorno al borgo di Acerenza. Lungo questa direttrice circolare si spostavano le greggi e le mandrie, “da e per” tutte le direzioni (una sorta di rotatoria per le greggi, mandrie e pastori di altre epoche), alimentando un’economia agro-pastorale con la produzione di carne, latte e formaggi. In epoche pre-romana e romana, nel sito dove venne edificata la cattedrale di Acerenza, era presente il tempio di Ercole, così come testimonia il ritrovamento negli anni 60 di una statuetta di bronzo dedicata all’eroe dei popoli dei pastori. Al semidio, uomini e animali affidarono la protezione della propria esistenza prima dell’avvento del cristianesimo.

* * © Articolo per Pandosia di Antonio Bavusi e Vito L’Erario, 2018

 

Statua lignea Madonna del Cupo (XV sec.) esposta presso il Museo Diocesano

Tratturo dei Greci nella Valle del Bradano

Grotte in località Madonna del Macchione, nei pressi del Fiume Bradano

Fiume Bradano, tratto lungo il Tratturo dei Greci

Vallata del Torrente Fiumarella o Signore (l’Archéron, fiume degli inferi, secondo F. Lenormant)

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