di Antonio Bavusi
pozzo_gorgoglione_2_totalE’ il titolo di uno spettacolo teatrale presentato alla biennale di Venezia nel 1982. Nel nostro caso rappresenta anche la metafora di una piccola comunità, Gorgoglione appunto, in provincia di Matera, a cui è stato attribuito il nome di una concessione petrolifera

La multinazionale francese Total che assieme all’ENI ed alla Shell è contitolare di maggioranza di una parte considerevole del territorio della Basilicata coperto da permessi di ricerca e concessioni petrolifere detenute dall’Eni, dalla Esso ed altre numerose compagnie.

 

 

 

Il colonialismo petrolifero e il furto dell’identità

La Basilicata, una piccola regione del sud, i piccoli paesi si spopolano e scompaiono, risucchiati nel vortice della globalizzazione, mentre proliferano permessi e concessioni petrolifere che ne assumono persino gli originari toponimi. Un vero e proprio furto di un identità, oltre che un colossale business energetico. E’ così che si cancella oggi in Basilicata la memoria storica dei luoghi e delle comunità che li abitano. Nei bivi delle stradine di montagna, lungo le direttrici che collegano i piccoli paesi e le località abitate, spesso interrotte da improvvise frane autunnali, è comparsa negli ultimi dieci anni una nuova ed inquietante segnaletica stradale, quasi a rimarcare il nuovo diritto di possesso. E’ quella delle multinazionali del petrolio e dell’energia: pozzi di trivellazione, oleodotti, piattaforme petrolifere, parchi industriali eolici e solari, prendono possesso dei luoghi in modo spesso silenzioso, sancendo così il diritto di possesso attraverso la toponomastica. Dove in origine erano pascoli, campi coltivati e boschi i beni collettivi vengono così svenduti, grazie ad una legislazione perversa, che ha consentito l’occupazione della regione da parte delle multinazionali dell’energia.

dsc03620-1Liberismo economico

Nelle valli dell’Agri e del Sauro Camastra, l’Eni, la Shell, la Esso, la Total ed altre compagnie petrolifere hanno preso possesso dello spazio fisico, persino all’interno delle aree protette. Un affare colossale, pari a decine se non centinaia di miliardi di euro per le compagnie petrolifere e dell’energia che oltre a devastare il paesaggio originario, inquinano. La discarica petrolifera della Total a Corleto Perticara, dopo 19 anni, sequestrata nel 2010 dai Carabinieri del NOE , ancora é in attesa della bonifica. E’ solo un esempio di quello che purtroppo accade nelle aree estrattive del petrolio. Le multinazionali lasciano alle comunità le briciole di una abbuffata quotata in borsa ed incentivata dallo Stato. A nulla sono valsi i protocolli d’intesa, gli accordi ed il recente Memorandum, se ad esempio il comune di Guardia Perticara abitato da poco più di 600 anime, facente parte della concessione Total “Gorgoglione”, viene cancellato dalla carta amministrativa italiana. Guardia Perticara è un piccolo comune tra i più belli in Basilicata dove c’è la discarica petrolifera e chimica più grande d’Europa. Questa comunità millenaria, emblema della storia dei popoli anellenici, scampato nei secoli alle invasioni barbariche, alle pestilenze, alle vessazioni dei feudatari, sopravvissuto all’emigrazione – esodo di massa degli ultimi due secoli, viene oggi colpito a morte dalla scure di un ministro della Repubblica Italiana armato dalle borse internazionali dietro cui si nascondono anche i capitali delle multinazionali che qui operano in pieno liberismo senza regole. Con una popolazione ridotta a poche anime, per lo più anziani, qui è difficile opporsi all’invasione delle trivelle che hanno come alleati  i poteri che risiedono nel palazzo dell’amministrazione regionale.

gorgoglioneEcco il Far West energetico

Il Far West energetico è il simbolo della nuova frontiera euro-afro-asiatica, nella civile ed opulenta Europa. Spazi occupati dalla produzione degli idrocarburi e dalle fonti rinnovabili di tipo industriale in un coacervo di fossile-rinnovabile, negli stessi luoghi sottratti ai legittimi proprietari che spesso non ricevono nelle proprie case i servizi essenziali. La sottrazione dei beni comuni e della ricchezza del territorio è stata possibile grazie ad un inganno avvallato dalle leggi nazionali e regionali. Il paesaggio industriale si sostituisce così a quello naturale ed agricolo. Gli antichi boschi e le secolari querce sembrano divenute i figli nani delle torri eoliche che convivono a loro volta con gli “alberi meccanici” delle trivelle petrolifere che inquinano la terra e l’acqua.

Lucani popolo in via di estinzione

Allo stesso modo vengono cancellate le comunità e le attività montane, abrogate anch’esse con legge, questa volta però varata dal governo regionale in base ad un malinteso sviluppo chiamato federale alleatosi con il liberismo senza regole, deciso dai poteri regionali senza aver sentito le comunità, condannate così all’estinzione.