Maria  Rosaria La Morgia *

 

 È concepibile che paesaggi di rara bellezza, densi di storia, possano trasformarsi in un giardino dei divertimenti? Cosa avrebbe scritto Ignazio Silone se fosse venuto a conoscenza della possibile realizzazione di un parco giochi della fede sulle montagne di Celestino? Pensate, per esempio, ad un Golgota in miniatura o ad una copia del Santuario di Lourdes o ad una piccola Gerusalemme che faranno capolino in Valle Peligna per attrarre pellegrini da tutta Europa. Il progetto di costruire alle falde del Morrone un “parco religioso”, alla maniera di Disneyland  o di Gardaland, sta facendo discutere, anche a livello nazionale . Il Corriere della Sera  ha riservato un’intera pagina all’argomento.Milioni di euro da investire in un’area di 850 mila metri per un progetto che snaturerebbe l’ambiente, svuotandolo di quel clima storico-spirituale, acquisito nei secoli. La Maiella è ricca di luoghi di culto, Francesco Petrarca ne parlò come di una montagna “domus Christi”: costruirne di finti sarebbe uno scempio, di paesaggio e di storia, una violenza all’integrità ambientale e alle  tradizioni che quei luoghi custodiscono.Sono quaranta, o forse più, i posti sacri disseminati sulla “montagna madre”: alcuni raggiungibili in auto, altri solo a piedi e, spesso, con percorsi non facili. Per lo più eremi, nascosti in remoti anfratti, nei più solitari valloni del parco nazionale. Numerose dimore rupestri ricordano la figura di un santo che, a lungo, condusse vita ascetica sulle nostre montagne: Pietro da Morrone, il futuro Celestino V. Papi, monaci, briganti, pastori, partigiani, escursionisti alla scoperta della montagna sacra: secoli di storia e di vicende umane che rischiano di essere dimenticate e, peggio ancora, banalizzate in un autentica caricatura. Sin da tempi immemorabili la Majella fu culla di fede; poco lontano da Sulmona alle pendici del Monte Morrone, si trova il grande santuario dedicato ad Ercole Curino e nella seconda metà del XIII secolo, a perpetuare la sacralità della grande montagna, giunsero in Abruzzo eremiti ed anacoreti. Con essi Pietro Angelerio da Isernia, poi Pietro da Morrone più tardi Papa Celestino V, il Papa “che fece per viltà il gran rifiuto", come dice Dante nel III canto dell'Inferno. Si deve all’opera di questo umile fraticello l’edificazione di eremi ed abbazie che costellano tuttora le montagne della Majella. Lo stesso Silone, prima di scrivere “L’avventura d’un povero cristiano”, si recò pellegrino sul Morrone, raccontandone l’itinerario: “Una tenera luce verde dorata bagna i campi gli alberi i paesetti pedemontani il grandioso scenario della Maiella e dà una proporzione armoniosa a ogni minimo oggetto. Benché nato e cresciuto in una valle attigua, da cui la Maiella è invisibile, nessuna montagna mi tocca come questa”. Non solo la Majella, ma in generale le montagne abruzzesi erano considerate luoghi di nascondiglio e di difesa dalle persecuzioni dei tiranni.  Angoli di speranza e di libertà. Gioacchino Volpe, famoso storico abruzzese, nel volume “Movimenti religiosi e sette ereticali”, riferisce di una bolla di Bonifacio VIII “contro quei bizochi o altrimenti chiamati che, ricoveratisi nei monti dell’Abruzzo, in abiti ovini, ma veri vampiri, spargevano eresia tra i semplici uomini”. La costruzione del “parco” religioso avrebbe un fortissimo impatto su un territorio montano di grande bellezza a ridosso di tre parchi naturali, da secoli legato a una tradizione autentica del sacro. L’uso del Sacro in funzione commerciale è antico quanto l’uomo. Ma ciò non autorizza a dilapidare  un patrimonio umano e culturale di inestimabile valore. Sul Morrone, sull’altopiano dello zafferano, sulla costa teatina, in ogni angolo della nostra regione, il territorio va governato nel suo complesso, con un’azione condivisa che sappia valorizzare senza distruggere, che sappia parlare il linguaggio della storia e progettare interventi sostenibili. L’Abruzzo si trova davanti a scelte importanti per il suo futuro : il paesaggio è la sua grande ricchezza. Dalla piana di Navelli al Morrone , dalle pale eoliche, disseminate su colline e montagne, alla costa :  solo un’oculata pianificazione territoriale, che si espliciti attraverso progetti di qualità, sarà capace di governare le trasformazioni .e segnalare criteri di conservazione, gestione e valorizzazione. Come ha scritto Salvatore Settis,presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali : «è qui, nella non-tutela del paesaggio e dei tessuti urbani, che si compiono i maggiori scempi, ed è qui che la coscienza civica deve farsi adulta». La politica non può rinunciare alle sue responsabilità , deve decidere per il bene comune sapendo che l’Abruzzo , per il suo futuro, può e deve contare su un intreccio “virtuoso” tra ambiente e cultura .