di Antonio Bavusi

silicioLa cava di silicio di Melfi (Basilicata) è un esempio di sfruttamento delle risorse del territorio che restituisce all’interpretazione storica, il tema delle scelte per lo sviluppo dell’economia del sud Italia, subalterno ai grandi interessi economici ed alle grandi imprese industriali…

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Cava di silicio di Melfi

I protagonisti della vicenda:



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On Manlio Livio Cassandro

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On.Malfatti
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On Aldo Moro
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On Emilio Colombo

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On Giulio Andreotti
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On Giorgio Almirante

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On.Giuseppe Alpino
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On Giulio Pastore
 

 

 

 

 

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On.Francesco Restivo

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Stuart Chapers


Giuseppe Spera descrive, agli inizi del 900, gli aspetti economici e sociali della Basilicata. Nella sua prefazione al testo “La Basilicata” [1], Spera scrive che “per far rivivere l’agricoltura, la pastorizia e le industrie agrarie” è necessario che vi sia in Basilicata la “coscienza delle grandi correnti economiche che trasformano da capo a fondo il mondo”. Una coscienza spesso assente che ha storicamente segnato i limiti dello sviluppo affidato all’improvvisazione e alla subalternità agli interessi esterni alla regione, finendo così per condizionare le sorti economiche di una regione afflitta dallo spopolamento, nonostante le sue grandi ricchezze. Nell’esaminare la litologia della Basilicata, Giuseppe Spera annota le ricerche petrolifere effettuate nel 1901 dal Real Corpo delle Miniere nella Valle del Cavolo (Val d’Agri) auspicando “saggi portati in profondità” capaci di evidenziare le potenzialità delle risorse del sottosuolo per i quali – scrive Spera – “lo Stato dovrebbe dare un primo impulso”.

Una visione profetica e moderna, quella di Giuseppe Spera, basata però sulla profonda conoscenza dell’esistenza di studi scientifici rilevatisi veritieri, alla luce dei risultati delle estrazioni petrolifere che riguardano la Val d’Agri e gran parte della regione a partire dal 1996. Un giacimento petrolifero che vede come principale concessionario l’ENI e che si presenta come il più grande giacimento di idrocarburi in Europa continentale.
Nell’analizzare le potenzialità minerarie della regione, a Melfi, nei pressi della Masseria Ferrieri, Giuseppe Spera annota la presenza di alcune cave per l’estrazione dei gessi ove si estrae una “selenite trasparente, or bianca, or grigia” non menzionando però la presenza delle più rare e preziose sabbie silicee. Il silicio nei dintorni di Melfi viene scoperto infatti nel 1964, durante le ricerche mineralogiche condotte dall’Istituto Scientifico Breda da cui nasce l’EFIM, che raccoglieva aziende del settore della difesa e della lavorazione dei metalli.

La Breda, che era stata trasformata in finanziaria negli anni ’50, dipendevano numerose aziende belliche. Il DPR 38 del gennaio 1962 istituisce l’EFIM, con il nome ufficiale di ”Ente Autonomo di Gestione per le Partecipazioni del fondo di finanziamento dell’Industria Meccanica”,il cui principale attivo era la partecipazione nella Finanziaria Ernesto Breda; primo presidente dell’EFIM é Pietro Sette, uomo legato al leader della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Il decreto istitutivo non dava particolari indicazioni sulle finalità e sulle modalità di funzionamento dell’EFIM, se non quella di “gestire” le partecipazioni precedentemente detenute dal FIM, prevalentemente concentrate nel settore metalmeccanico. Nei fatti, già nel corso del 1962, con l’istituzione della finanziaria Insud, l’EFIM si caratterizza come uno strumento per la creazione di nuovi insediamenti industriali nel Mezzogiorno, che si aggiungono a quelli promossi da IRI ed ENI. Rispetto agli altri enti delle Partecipazioni statali, l’EFIM si distingue per il suo intervento polisettoriale e per l’attenzione verso la piccola e media industria ed il turismo; a sancire la sua vocazione di ente polisettoriale, l’EFIM nel 1969 cambia nome in Ente Partecipazioni ed Finanziamento Industria Manifatturiera (e non più “Meccanica”).

La questione dello sfruttamento delle risorse minerarie della Basilicata emerge durante il III governo presieduto da Aldo Moro, con l’On. Emilio Colombo Ministro del Tesoro.  La questione del giacimento di silicio di Melfi di contrada “Frasca – Bicocca” viene sollevata dall’interrogazione del parlamentare[2] Manlio Livio Cassandro del Partito Liberale Italiano, medico e docente universitario di Barletta. L’On. Cassandro, il 12 settembre 1966, interroga il Ministro degli Interventi Straordinari nel Mezzogiorno, On. Giulio Pastore, dell’Industria e Commercio, On Giulio Andreotti e del Lavoro e Previdenza Sociale, On. Giacinto Bosco “per sapere se non si ritiene indispensabile, allo scopo di incoraggiare concretamente le iniziative industriali nel Mezzogiorno, intervenire perché il vasto giacimento di circa 250 ettari di sabbie silicee rinvenuto in agro di Melfi (Potenza) sia sfruttato in loco e non sia invece venduto o concesso a società che si limiterebbero alla semplice estrazione della silice. Il giacimento di silicio – continua l’interrogazione – unico in tutta Italia, è la sola risorsa del sottosuolo nella vastissima zona del Melfese, non ancora avviata a trasformazione e redenzione sociale, industriale, agricola ed economica, per cui costituisce l’unica fonte di ricchezza e di lavoro per quelle popolazioni.

Lo sfruttamento in loco consentirebbe infatti la creazione di industrie che, oltre all’estrazione del silicio ed al suo vasto impiego (fabbricazione di terrecotte, lavorazione di grès, porcellane, vetri, cristalli, ecc) verrebbe ad orientare in senso industriale l’economia poverissima del Melfese contribuendo altresì notevolmente alla soluzione del grave ed annoso problema della disoccupazione”.
L’On Andreotti, dopo 4 mesi, il 9 gennaio 1967, risponde all’interrogazione dell’On. Cassandro. Il Ministro Andreotti (foto 2) riferisce come “le lavorazioni per lo sfruttamento delle sabbie silicee, in base al regio decreto 29 luglio 1927, n.1443, fanno parte delle categorie di cave, che sono lasciate in disponibilità del proprietario del suolo. Le località Bicocca e Bosco della Frasca, in cui sono ubicati i giacimenti di sabbia silicee, sono di proprietà del comune di Melfi. Da informazioni assunte – continua il Ministro Andreotti – risulta che da tempo sono intercorse trattative fra il comune di Melfi ed una società per la vendita di terreni di proprietà comunale nei quali è stata accertata la esistenza di giacimenti di sabbie silicee. Ciò premesso, si deve rilevare che l’utilizzazione in loco delle sabbie silicee richiederebbe la presenza di imprenditori disposti a realizzare iniziative, sia nel settore vetrario sia in altri nei quali possa trovare impiego il minerale estratto e comporterebbe un notevole impegno di capitali. La promozione di tali realizzazioni – continua l’On. Andreotti – anche per quanto riguarda la Cassa per il Mezzogiorno, viene però lasciata alla libera iniziativa di imprenditori privati e pubblici”.
L’On. Andreotti, conclude nella risposta, come per il Melfese la Cassa per il Mezzogiorno abbia già finanziato la realizzazione della strada di scorrimento veloce della Valle dell’Ofanto, che passa vicino alla zona interessata”.
Di tono analogo è l’interrogazione dell’On. Giorgio Almirante [3] del M.S.I. (foto 3) portata in discussione nella seduta parlamentare del 22 settembre 1966 al quale risponde il sottosegretario per L’Industria e Commercio, On. Franco Malfatti (DC) portando a conoscenza alcuni aspetti che si rileveranno contradditori e oscuri della vicenda connessa allo sfruttamento delle sabbie silicee di contrada Pisciolo di Melfi.  “Esse non sono soggette a regime di concessione in base al decreto del 1927. Vi è una società, la ITALSIL – evidenzia l’On Malfatti –collegata con l’ENI e con la Finanziaria Breda che fin dal 1964, come l’On. Almirante sicuramente sa, ha eseguito ricerche per la localizzazione delle sabbie silicee di Melfi, che le occorrono per il funzionamento di uno stabilimento a Chieti, in zona della Cassa per il Mezzogiorno, precisamente lo stabilimento Vetrosil della Società Italiana Vetro. Queste sabbie, con ogni probabilità, dovranno essere trattate per il loro impiego, e in questo senso, nella misura in cui le impiegherà, la società ITALSIL compirà sul posto questo primo trattamento.Oltre all’aspetto inedito delle trattative per la cessione dei suoli alla ITALSIL da parte del Comune di Melfi, emerge dalla risposta dell’On Malfatti, la non volontà da parte del governo di condizionare le scelte di politica industriale pur se di una Partecipata Statale che secondo il Ministro “non avrebbe presentato domanda alla Cassa per il Mezzogiorno per investimenti agevolati, al fine della costruzione per la lavorazione in loco di questo materiale, perché, ripeto, tale materiale intanto è stato ricercato dalla ITALSIL in quanto occorre per lo stabilimento ubicato a Chieti”.
Nella replica l’On Almirante contesta all’esponente del governo come l’ITALSIL “sia largamente controllata e controllabile dallo Stato con una partecipazione del 90%. “Non riesco a capire – ribadisce l’On Almirante – perché lo Stato, da un lato impieghi il proprio denaro in una società come questa e, dall’altro, lasci assolutamente liberi, come se fossero imprenditori privati, i dirigenti di una simile società di concludere accordi che nella fattispecie determinano la indignata reazione di larghi strati della popolazione…che ha fatto pervenire a tutte le parti politiche, compresa quella dell’onorevole sottosegretario ed anche al ministro Colombo che, dobbiamo dargliene atto, in molte altre occasioni è stato sollecito nei confronti degli interessi sociali della Lucania…”.

Il governo Rumor, con l’On Colombo che ricopriva l’incarico di Ministro del Tesoro, l’Onorevole Giuseppe Alpino del PLI. L’Onorevole Alpino, nativo di Bussoleno (TO), rivolge una interrogazione parlamentare[4] al Ministro dell’Interno, il palermitano Francesco Restivo rilevando altri aspetti inquietanti della controversa vicenda che suscita tra le forze politiche e sociali locali forte indignazione e sconcerto. “Il consiglio comunale di Melfi – riferisce l’On. Alpino – con delibera del 9 dicembre 1968, n. 131, ha approvato una convenzione di vendita, alla società ITALSIL, di alcuni terreni comunali situati in località Frasca per l’utilizzazione della silice, senza attenersi al disposto dell’articolo 1 della legge 9 giugno 1947, n. 530, che dispone che i contratti dei comuni riguardanti alienazione, locazioni, acquisti, somministrazioni ed appalti di opere devono di regola essere preceduti da pubblici incanti con le forme stabilite per i contratti dello Stato”. L’On Alpino informa che per gli stessi terreni erano stati fatto oggetto di richiesta anche da parte di una società del luogo, la Melindsil, le cui richieste sono rimaste senza risposta da parte dell’amministrazione comunale di Melfi che ha quindi infranto i principi della corretta amministrazione ed ha causato grave pregiudizio per gli interessi dei cittadini di Melfi perché “farà realizzare un prezzo inferiore a quello che sarebbe potuto ottenere ponendo in gara fra loro gli acquirenti”. L’onorevole Alpino rivolge l’invito al Ministro di verificare la legittimità della delibera dell’amministrazione comunale. Nella risposta il Ministro dell’Interno rileva ulteriori aspetti palesemente suscettibili di considerazioni quali la volontà del Consiglio Comunale di Melfi di vendere alla società Italsil poiché nella convenzione di acquisto “ assunse importanti impegni, quali la possibilità di costruire nella zona, a proprie spese, uno stabilimento per la fabbricazione del vetro ed un laterificio per l’utilizzazione delle argille provenienti dalla lavorazione della sabbia silicea; la favorevole condizione di acquisto della sabbia da parte delle industrie vetrarie che eventualmente dovessero localizzarsi nel Comune di Melfi, al fine di incentivarne l’insediamento; la  costituzione di un diritto di servitù di passaggio a favore  dell’ente, sulla strada che la società costruirà per realizzare migliori collegamenti tra la propria cava e la strada provinciale Ofantina.

“La società Melindsil  – continua il Ministro – offriva minori garanzie tecniche e finanziarie”. In quanto alle violazioni invocate dall’On Alpino, il Ministro risponde che nella specie “ricorrono le circostanze eccezionali ed i motivi di necessità e convenienza richiesti da detta norma per l’autorizzazione alla trattativa privata”. In parole povere il Ministro sottolinea il principio dell’interesse pubblico sul quale “ha espresso parere favorevole il Corpo delle Miniere – Distretto di Napoli che lo ha approvato nell’interesse delle popolazioni (sic!) e successivamente anche dal Prefetto che ha autorizzato la trattativa privata”, nonostante l’On. Alpino facesse rilevare che “il comune ha deliberato tale forma di convenzione poco prima della scadenza del proprio mandato”.

Nel 1967 proseguono i lavori di realizzazione della Strada Statale Ofantina[5] e nel 1971 inizia anche lo sfruttamento da parte della società Italsil con sede a San Salvo, (CH) che avrebbe versato nelle casse comunali 47 milioni di lire per lo sfruttamento della cava di silicio estesa su 170 ettari e definita di “elevata purezza”, attivando, nei pressi della cava una stazione sulla linea delle Ferrovie dello Stato Rocchetta Sant’Antonio-Avellino e prelevando, in base all’autorizzazione regionale, 100 litri di acqua al secondo dalla portata del Fiume Ofanto. A smentire il governo dell’epoca circa la natura esclusivamente privata dei capitali investiti, giova evidenziare come tra gli investimenti assentiti all’EFIM per la Basilicata nel quinquennio 1978-82, per un totale di 50 miliardi di lire,  ben 8 miliardi di lire vengono destinati dalla Cassa per il Mezzogiorno alla Italsil di Melfi, di cui 6-7 miliardi per il miglioramento e l’aggiornamento degli impianti [6].L’’EFIM interviene, da solo o in compartecipazione con privati, in numerosi settori economici; tra le altre aziende nate per iniziativa dell’EFIM, Società Italiana Vetro di San Salvo, specializzata nella produzione di vetri per auto; il polo dell’alluminio di Portovesme, in Sardegna, integrato dal minerale alle seconde lavorazioni del metallo; la Breda Fucine Meridionali (raccordi ferroviari) e Brema (pneumatici) di Bari; la Frigodaunia di Foggia, una delle prime aziende nazionali di alimenti surgelati.

La Italsil viene costituita nel 1964. Passa sotto il controllo della SIV (Società Italiana Vetro) nel 1974, fondata a sua volta, nel 1962, da Enrico Mattei, Finanziaria Ernesto Breda e Libbey. La SIV resta, fino al 1984, di proprietà ENI. Poi anche SIV passa sotto il controllo di EFIM che in base alla sua politica di acquisizioni di aziende considerate poco appetibili dai privati o agli altri enti statali, si guadagna la fama di “ente spazzatura”.  La Italsil SpA effettua i lavori di estrazione delle sabbie silicee sino agli anni 90 richiedendo alla Regione Basilicata preriodicamente le autorizzazione per la coltivazione dell’esteso giacimento. Nel 1995 la SIV chiede il trasferimento della titolarità dell’autorizzazione regionale. Paolo Scaroni riveste all’epoca l’incarico di Amministratore Delegato della SIV SpA, che ha già incorporato definitivamente nel 1996 la Italsil. Negli anni 90 la SIV detiene dal 15 al 20% del mercato italiano in cui sono presenti altre società internazionali quali la Saint Gobain, la PPG, la Glaverbel, la Pilkington e la Luxguard. La SIV detiene nel 1993 il 23 % del mercato Europeo con 27 società, oltre 4.600 addetti e fatturato di oltre 730 miliardi di lire [7]. La SIV investe, grazie allo sfruttamento della cava di silicio di Melfi, in vetri ad alto valore aggiunto quali vetri stratificati di sicurezza, antieffrazione e blindati, vetri riflettenti per l’edilizia, vetri isolanti per auto. Il 50-50 % del suo fatturato viene realizzato dalla vendita per il mercato automobilistico con nuovi stabilimenti realizzati in Germania per la Volkswagen.

Tra gli stabilimenti SIV in Italia (3586 addetti complessivi) ci sono gli stabilimenti di San Salvo (auto, edilizia e fibre di vetro) con 2.601 addetti, Settimo Torinese (auto) con 370 addetti, Brescia (edilizia) 56 addetti, Flovetro-San Salvo (materiali di base, vetro float) con 228 addetti, Porto Marghera (materiale di base, vetro float) con 278 addetti,  SVS San Salvo (vetri riflettenti) con 50 addetti ed infine la cava di silicio di Melfi della Italsil della capacità di 2,8 milioni di metri cubi con 39 addetti [8]. Nel settembre del 1993 nasce la Fiat SATA di Melfi. La costruzione dello stabilimento lucano viene annunciata il 28 novembre del ’90. L’investimento previsto è di 671 miliardi, di cui 1.370 a carico dello Stato. La rete dell’indotto automobilistico locale non vede però la presenza di fabbriche di vetri per autovetture che vengono lavorati in altri stabilimenti ubicati in Italia ed all’estero ed assemblati nella fabbrica di Melfi. Nel 1994 la SIV viene privatizzata e ceduta per 210 miliardi di lire a Pilkington Italia SA (Gruppo Pilkington PLC) e Vetrotech Ltd (Gruppo Techint). Nel 1995 passa sotto il totale controllo dell’ azienda anglosassone e diventa Pilkington SIV S.p.A.

Nel 2002 si trasforma in Pilkington Italia[9].La multinazionale Pilkington con 481.733.000 Euro di fatturato solo in Italia, fa parte del Gruppo NSG. Ha sedi produttive in 29 paesi e quattro continenti e vende in 130 paesi. In Italia produce vetro per auto a San Salvo e Settimo Torinese e vetro per edilizia a Porto Marghera e San Salvo (ex-Ilved), inoltre possiede la cava di sabbia a Melfi. L’intera produzione di autovetture FIAT assorbe solo il 25% della produzione di vetri Pillington.  Lo stabilimento di San Salvo rappresenta il più grande centro produttivo Pilkington in Italia 10. Costruito negli anni 60, copre un’area di oltre 800.000 mq e vi lavorano attualmente circa 2.000 persone[10]. I settori produttivi sono costituiti da “prime lavorazioni” (da sabbia a lastra di vetro) e “seconde lavorazioni” (da lastra a vetro per auto). I processi di lavorazione sono essenzialmente tre: Float, Accoppiato Temperato. Il processo “Float” è basato essenzialmente sulla colata della pasta vetrosa (ottenuta dalla trasformazione per fusione delle materie prime) direttamente su di un bagno di stagno fuso, in modo da far assumere alle superfici del vetro una perfetta planarità, un perfetto parallelismo ed un elevato grado di trasparenza. Il vetro “Accoppiato” é il processo impiegato per la produzione dei parabrezza. E’ un vetro di sicurezza costituito da due lastre di vetro incollate l’una all’altra con un foglio di polivinilbutirrale (PVB).

A San Salvo viene prodotto anche il parabrezza “solar control”, cioè un parabrezza con otto strati di coating che respingendo le radiazioni solari evita il surriscaldamento della vettura, riducendo così il carico degli impianti di condizionamento. La linea dei parabrezza coatizzati di San Salvo è la prima del suo genere in Europa, completamente integrata, automatizzata e robotizzata. Pilkington San Salvo produce inoltre i parabrezza riscaldati, risolvendo così il problema dell’appannamento che si verifica nei mesi invernali; sottilissime ed invisibili serpentine elettriche, simili a quelle già impiegate sui lunotti, attraversano l’interno del parabrezza e riscaldandosi eliminano rapidamente l’appannamento dal vetro. Il vetro “Temperato” è il processo impiegato per la produzione di lunotti, laterali, tettucci. Consiste nel raffreddamento rapido di un vetro già finito, precedentemente riscaldato ad una temperatura molto vicina a quella di rammollimento.

Ciò provoca il solidificarsi istantaneo degli strati esterni che in perfetto equilibrio comprimono lo strato interno in tensione. Le linee Accoppiato e Temperato sono presenti sia nell’originario stabilimento Siv che al nuovo CRS, uno degli stabilimenti a più alta tecnologia del Gruppo. La Pilkington di San Salvo produce correntemente tutta la gamma di prodotti per il settore Automotive europeo: parabrezza (3.300.000 all’anno), vetrature laterali; lunotti e tettucci (21.000.000 all’anno). Gli stabilimenti Pilkington di San Salvo forniscono attualmente – direttamente o attraverso le altre aziende del Gruppo – i maggiori costruttori di auto nei loro siti di assemblaggio in Europa e nel mondo quali General Motors, Fiat, BMW, PSA, Renault, Audi, Volkswagen, Seat, Land Rover, Mercedes, Rover, Ford, Pininfarina, Nissan, Ferrari, Toyota. A San Salvo hanno sede la direzione engineering per la progettazione di impianti destinati agli altri stabilimenti Auto del Gruppo nel mondo ed un servizio di Ricerca e Sviluppo. Attualmente, presso lo stabilimento di San Salvo, 1.200 lavoratori sono in Cassa Integrazione Guadagni per la durata di 2 settimane per consentire lo smaltimento delle scorte accumulate nei magazzini.  Presso lo stabilimento di Settimo Torinese, realizzato nel 1962 con una estensione di 70.000 m2, lavorano attualmente circa 240 addetti. Situato in posizione strategica rispetto all’Europa, a metà tra ricerca, sviluppo e attività industriale, rappresenta un “Centro d’Eccellenza” per lo sviluppo dei prodotti sistemici, vale a dire di manufatti in vetro dotati di guarnizioni e cornici in plastica, detti in gergo “Incapsulati, Estrusi e Assemblati.” Inoltre, nell’ambito del settore “After Market” è stata costituita una unità di distribuzione nella quale affluiscono i ricambi provenienti dalle unità produttive Pilkington del Nord Europa, destinati direttamente ai clienti finali tramite altre Società del Gruppo situate nel Sud Europa. Lo Stabilimento di Porto Marghera  è specializzato nella produzione di vetro per edilizia. Dà lavoro a 200 persone e produce lastre di vetro piano, chiaro, colorato in pasta e laminato, specifici per l’edilizia, per una capacità annua di produzione lorda di circa 200.000 tonnellate. L’estensione di questo stabilimento è di 150.000 mq. Le tecnologie produttive sono molto innovative e basate sul processo “float” per la produzione delle lastre di vetro e sul processo di laminati edilizia per la produzione di lastre di vetro accoppiato con interposizione di fogli di PVB. Presso la cava di Melfi lavorano attualmente a circa 25 persone, garantendo una produzione annua di circa 150.000 tonnellate tra sabbia e prodotti secondari. Rifornisce principalmente lo stabilimento di San Salvo.

Nel 2004 la Pillington SpA chiede ed ottiene la proroga dell’autorizzazione per dieci anni e sino al 2014 alla coltivazione mineraria della cava di quarzoarenite versando alla Regione un importo calcolato sull’estensione autorizzata di circa 42 ettari 11. La Pilkington ha proposto al Comune di Melfi nel 2008 la permuta di una parte della sua proprietà, ed in più l’offerta di 250.000, in cambio di un’altra estensione di proprietà comunale. La permuta è volta a favorire l’agevole sfruttamento della cava di silicio di cui la Pilkington avrebbe richiesto l’ampliamento mentre si riaprono nel centro normanno-svevo vecchie ferite e laceranti divisioni politiche sull’uso delle risorse del territorio [12].


© Marzo 2010

E’ possibile riprodurre o riportare brani dell’articolo citando l’autore e la fonte.

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Note
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[1] Giuseppe Spera, la Basilicata, Forni Editore, Bologna, 1903
[2] On. Manlio Livio Cassandro, Interrogazione seduta del 12 settembre 1966, IV Legislatura, Camera dei Deputati, Atti Parlamentari

[3] On Giorgio Almirante, Interrogazione seduta del 22 settembre 1966, IV Legislatura, Camera dei Deputati, Atti Parlamentari
[4] On Giuseppe Alpino, Interrogazione seduta del 23 dicembre 1968, V Legislatura, Camera dei deutati, Atti Parlamentari
[5] Durante i lavori della strada Ofantina, limitrofo alla cava di Silicio, in località Pisciolo venne ritrovato un importante insediamento risalente alla prima metà del V secolo a.C. dal quale si deducono influssi della cultura Dauna. Da una necropoli molto vasta e dai resti di un insediamento purtroppo mai indagato completamente, provengono i materiali rinvenuti quali vasi, corredi funebri, collane in ambra ed armature, custodite presso il Museo Nazionale di Melfi. In proposito vedasi: Raphael Anne-E.Kok, Una piccola comunità sepolta sulla collina di Melfi Pisciolo, considerazioni preliminari, reperito sul sito www.fastionline.org. Nell’interessante lavoro è citatata una ricca bibliografia sullo stesso argomento ed in particolare i rilievi scientifici della Prof.ssa G. Tocco (1971)
[6] Interrogazione Parlamentare degli On Colombo et alt. Su “la situazione socio-economica della Basilicata”, Camera dei Deputati, Atti Parlamentari, VII Legislatura, Discussioni, Seduta del 23 gennaio 1979
[7] Indagine conoscitiva sul processo di privatizzazione delle imprese pubbliche a partecipazioni statale, audizione del presidente della SIV, Dott. Gianlorenzo Saporiti, 10 Commissione Industria, 18 febbraio 1993.
[8] Relazione al Parlamento, Senato della Repubblica e Camera dei Deputati, Documenti, XIII Legislatura (1996-2001), pag.577-580

9 Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, Provvedimento 3511, Adunanza del 10 gennaio 1996: PILKINGTON ITALIA Sa (di seguito PILKINGTON) è una società di diritto lussemburghese, di recente costituzione, il cui capitale sociale è detenuto al 99% dalla società ELDERS GLASS Ltd e la cui attività consiste nella gestione di partecipazioni societarie. PILKINGTON fa parte dell’omonimo gruppo multinazionale, attivo prevalentemente nella produzione e commercializzazione di vetro per l’edilizia e per i mezzi di trasporto quali autoveicoli, autobus e treni. In Italia, oltre a detenere, tramite la propria controllata ELDERS GLASS Ltd, una partecipazione del 50% nel capitale della SOCIETA’ ITALIANA VETRO Spa e una partecipazione dello stesso ammontare nella società Flachglas Italia Srl, il gruppo controlla la PILKINGTON BARNES-HIND Spa, attiva nella commercializzazione di lenti a contatto. Il fatturato del gruppo in Italia è stato pari a circa 102 miliardi di lire (di cui 10 miliardi rappresentati dalle vendite effettuate da società del gruppo alla SOCIETA’ ITALIANA VETRO Spa). La SOCIETA’ ITALIANA VETRO Spa (di seguito SIV) è una società verticalmente integrata e specializzata nella produzione di vetro piano e soprattutto nella fornitura di vetri per autovetture sul mercato del primo equipaggiamento. Gli impianti di SIV sono localizzati principalmente in Italia. In Europa, SIV è uno dei principali produttori di vetri per auto sul mercato del primo equipaggiamento. SIV è attiva anche nella produzione e nella commercializzazione di vetro destinato all’edilizia e di fibre di vetro per isolanti termici e acustici. Nel 1994, SIV ha registrato un fatturato complessivo pari a circa 433 miliardi, di cui circa 145 realizzati in Italia.
A seguito della cessione da parte dell’EFIM, il capitale sociale di SIV è detenuto per il 50% dalla società ELDERS GLASS Ltd del gruppo PILKINGTON e per il 50% dalla società VETROTECH Ltd del gruppo TECHINT, che non opera nel settore del vetro piano. Tale operazione è stata dichiarata compatibile con il mercato comune dalla Commissione con decisione del 21/12/1993 (caso n. IV/M.368). Descrizione dell’operazione: L’operazione viene realizzata attraverso l’acquisizione da parte della società PILKINGTON ITALIA Sa del 50% delle azioni rappresentanti il capitale sociale della SIV Spa. Il residuo 50% del capitale sociale della SIV Spa, detenuto dalla ELDERS GLASS Ltd, è stato ceduto il 12 dicembre 1995 alla PILKINGTON ITALIA Sa, la quale pertanto, a seguito dell’operazione in esame, deterrà complessivamente il 100% della SIV Spa.

10  Il presidente del Consiglio Comunale di San Salvo, ha conferito il 6 febbraio 2009 la cittadinanza onoraria a Pat Zito, Dirigente Pilkington e attuale Direttore Esecutivo del Gruppo NSG. Dall’Australia al Giappone passando per San Salvo, questo il percorso di Pat Zito dal 1985 quando fu assunto in Pilkington come Direttore Finanziario delle operazioni australiane del Gruppo, fino al 2007 anno in cui divenne membro del Consiglio d’Amministrazione NSG e Presidente mondiale dell’Automotive. Figlio di emigranti italiani che ha gestito le vicende più turbolenti dell’industria del vetro della nostra città. Dopo l’acquisizione della SIV da parte della Pilkington nella prima metà degli anni 90 fu chiamato a guidare nel 1997 l’Automotive a livello europeo a cui, nel 2001 si aggiunse anche la guida del Nord America per arrivare alla responsabilità nel 2006, al momento dell’acquisizione della Pilkington da parte della NSG, di Presidente worldwide di tutto il Business Automotive. “Questa capacità imprenditoriale si è tradotta in una particolare e costante attenzione nel salvaguardare, all’interno delle decisioni del Gruppo, investimenti e risorse umane cruciali per la nostra città contribuendo allo sviluppo dello stabilimento di San Salvo, il sito produttivo più grande al mondo, e, in particolare, per aver dato un forte impulso alla crescita del nostro territorio, oggi, la città di San Salvo gli esprime la propria riconoscenza”.
11 L’importo sarebbe stato calcolato pari a meno di 1 Euro al metro quadrato pari a circa 380 mila euro per il periodo della concessione di dieci anni.

12 In proposito leggasi di Emilio Fidanzo gli articoli apparsi sul Quotidiano della Basilicata “Vendita Bosco Frasca, contatto tra Comune e la Pilkington” del 4 giugno 2008 e “Bosco Frasca, l’opposizione non ci sta. Lo SDI spiega il voto contrario nel Consiglio Comunale” del 5 giugno 2008.