di Antonio Ludovico *
(tratto da Masserie e campagne a Castellaneta, Levante Editori, Bari, 1998, pp. 21-22)

Iazzo Maldarizzi sul tratturello dell’Orsanese

Tratturi e Tratturelli nel territorio di Castellaneta

Abate Pacichelli: Castellaneta (XVIII sec.)

Dettaglio della carta di Domenico de Rossi (1714) nel quale compaiono casali medievali in territorio di Castellaneta

Nel 1442 gli Aragonesi, da quasi due secoli al governo della Sicilia, estendono il loro dominio anche all’intero Regno di Napoli, estromettendone gli Angioini.

In agricoltura, nel periodo aragonese e successivamente in quello spagnolo, si verificò l’aumento delle difese, come conseguenza dell’incremento della pastorizia. Ma fondamentale nell’organizzazione agricola del XV e del XVI secolo fu la costituzione della Regia Dogana della mena delle pecore di Puglia, istituita nel 1447 da Alfonso I d’Aragona.

Dando veste regale ad un trasformazione in atto già da molto tempo e riservando alla coltivazione dei cereali solo le terre di portata, dalla Capitanata alla Terra d’Otranto (il cosiddetto Regime del Tavoliere) la decisione del sovrano segnava infatti il prevalere dell’economia pastorale, basata sulla transumanza delle greggi, sull’economia cerealicola e vitivinicola”.(1)

La pecora sostituisce, quindi, il grano nella scala dell’economia rurale.

La Dogana della mena delle pecore aveva come compito quello di organizzare la pastorizia nel Regno di Napoli, utilizzando i pascoli della Regia corte ed aggiungendone altri di proprietà privata, convogliando gli armenti attraverso i tratturi, dall’Abruzzo, dal Molise e dalla Lucania nella Puglia piana. Tutelava, inoltre, gli allevatori ai quali concedeva in fida i pascoli e, infine, amministrava la giustizia relativa alle questioni pastorali in una Corte speciale sedente a Foggia.

Per più di tre secoli quasi tutte le terre demaniali di Puglia, dalla Capitanata alla Terra di Bari e a quella d’Otranto, divise in 43 locazioni (a loro volta suddivise in 400 moduli detti poste) per circa 500 mila ettari, vennero destinate a pascolo per soddisfare le esigenze di erbaggio delle innumerevoli greggi abruzzesi, molisane, campane, lucane e pugliesi; agli inizi del 1600, nel periodo di massima diffusione della pastorizia, più di 5 milioni erano le pecore “locate” alla Dogana di Foggia, sede principale della Dogana della Mena delle pecore.

Verso la fine del 1500 Castellaneta divenne sede della Tenenza della Doganella di Terra d’Otranto, che comprendeva circa 13 mila ettari di “locazione” (di cui più di 3 mila nel territorio di Castellaneta) sottoposti a regime di pascolo, da Montescaglioso a Palagiano, da Acquaviva a Castellaneta, con circa 300 mila pecore “locate” nel 1602.

Verso la fine del XVI secolo … in Terra d’Otranto la residenza divenne Castellaneta, dice il Galanti; questo ufficio, chiamato tenenza doganale, provvedeva alla buona economia degli animali ed amministrava la giustizia in prima istanza nelle cause civili e nelle criminali. La loro facoltà è limitata a prendere le informazioni, a carcerare i rei nei casi permessi dalle leggi e rimetterli al lontano tribunale di Foggia”. (2)

Nel 1556, come risulta da un protocollo del notaio Antonio Perrone, Castellaneta diventa sede di locazione della Dogana di Foggia, con 5.000 pecore fidate nella difesa dell’Orsanese salite a 8.000 nel 1575, mentre nel 1600, calcolando solo gli ovini di proprietà dei castellanetani, si superò la cifra di 16.000. (3)

I pascoli della zona di Castellaneta erano i più vasti delle Terra d’Otranto e già nel 1575 erano “compassati incominciando da la confine de Girifalco dove sta uno canale d’acqua tirando per dirittura della gravina della Terza fin dove se arriva per passi 3030 et rivoltando per dirittura delle vigne de Montescaglioso lassando tutta la terra a man destra se arriva alle confine di detta locazione per passi 1580 et rivoltando verso Bestialla per dirittura de Cannaparo dove se arriva per passi 1600 lassando per ogni banna di detta locazione molti quatri e triangoli e diverse misure difficili da nominarsi una per una e calculati insieme detti quatri e triangoli fanno la somma di carra 126. Dentro questa locazione vi sono circa 30 carra di sterpine, le quali poco si possono possedere da pecore e per dette compassa ture sono extimate e compassate carra 32 di seminati e carra 3 di mezzana che serve per uso e pascoli di bovi della terra di Ginosa; talchè dedottane dalla detta locazione di vacuo carra 61, bono erbaggio danno ed atto a pecore sette mila”. (4)

Ben 3.421 erano nel territorio di Castellaneta gli ettari sottoposti al regime del Tavoliere, nei quali, per assicurare l’erba agli armenti, era severamente proibita qualsiasi coltivazione e, quindi, piantare alberi o vigne: 70 carra di pascoli (1.700 ettari) erano in contrada Orsanese; sempre a sud, vicino alla costa c’erano i pascoli di Posta Marina, vasti 25 carra (606 ettari); 46 erano i carra (1.115 ettari) delle due locazioni a nord, nella zona denominata Murgia, a pochi chilometri dal centro abitato.

Le greggi si spostavano attraverso tratturi e tratturelli, larghi rispettivamente 111 metri, i primi e dai 18 ai 37 metri, i secondi. A Castellaneta, dopo 142 chilometri finiva il tratturo che, partendo da Melfi, passava per Spinazzola e Gravina; diramazioni di questo grande tratturo erano i tratturelli Martinese (Castellaneta-Crispiano-Grattaglie-Avetrana), Tarantino (Castellaneta-Palagiano-Grottaglie) che coincideva con il tracciato della via Appia antica. Nel territorio a sud di Castellaneta passavano i tratturelli Orasene-Dei Pini, Delle Ferre, Palagiano-Bradano, Quero e Pineto. (5)

Lo sviluppo della pastorizia fu certamente reso più immediato dalla grave crisi agraria che colpì la Puglia negli ultimi decenni del Cinquecento con la riduzione delle rendite legate al commercio del grano. In molte aree a cerealicoltura estensiva, nelle zone interne quindi, ci si orientò verso la riconversione a pascolo di parte delle terre precedentemente coltivate.

La grave crisi del secolo successivo non fece che favorire questa tendenza per cui anche in Puglia la pecora scaccia l’uomo. (6)

NOTE
1) R. Licinio, Economia e società nel basso Medioevo, in AA.VV., Storia della Puglia, Bari, 1987, vol. I, p. 311
2) G. Galanti, Della descrizione geografica e politica delle Sicilie, Napoli, vol. I, p. 155 (riedizione)
3) M. Perrone, Storia documentata della città di Castellaneta e sua descrizione, Noci, 1896, p. 184
4) Descrizione tratta da un processo celebrato presso la Regia Camera della Sommaria nel 1575, riportato da M. Palumbo, Tavoliere e sua viabilità-documenti anni 1440-1875, Napoli,1923
5) I Palasciano, Le lunghe vie erbose, Cavallino, 1981
6) L. Masella, Economia e società nel periodo spagnolo, in AA.VV., Storia della Puglia, Bari, 1979, vol. II, p. 38

NOTE BIOGRAFICHE

Antonio Ludovico vive a Castellaneta (Taranto), dove è nato nel 1956. Laureato in Filosofia, ha insegnato Materie Letterarie ed è Dirigente scolastico. Impegnato in passato con incarichi amministrativi, animatore di associazioni culturali, ambientaliste e di volontariato, studioso della città e del territorio, collaboratore della rivista “Umanesimo della Pietra”, ha pubblicato, tra l’altro: “Masserie e campagne a Castellaneta” (1998), “Castellaneta – storia natura e arte” (2004), co-autore di “Castellaneta e il suo territorio” (1995) e “Castellaneta Città del mito” (2008).