piccola102Di seguito proponiamo i primi due itinerari tratti dal Cammino Cammino di Puglia. La via del sale (Salapia, Salpi, Barletta, Canosa, Magherita di Savoia, Venosa) e il tratto del tratturo Regio da Spinazzola a Gravina in Puglia.

La via del Sale: un ruolo strategico ebbe, nel Golfo di Manfredonia, la località di Salpi (Salinis nella Tabula di Peutinger), ove antiche popolazioni illiriche, Japigi, Peucezi, Messapi e Dauni, ricavavano il sale dall’evaporazione dell’acqua marina dal lago costiero (E. Amoroso, i Salinari ed altri personaggi di ieri e di oggi nella Storia di Margherita di Savoia).

Il continente chiamato dai geologi Adriatide, scomparso in seguito ad un cataclisma circa 11.500 anni fa, formò una depressione in cui l’acqua marina ha creato laghi retrodunali, tra i quali quello di Salpi, intorno al quale sorsero le città di Herdonia, Arpi, Canusium, Teanum, Apulum, Salapia. Il sale costituiva la materia prima che veniva usata anche come moneta di scambio (il termine salario deriva appunto da sale così come “pecunia” da pecora). Il tratturo regio Melfi Castellaneta, ed in generale la rete tratturale che riguardava l’Apulia, l’Abruzzo e la Lucania interna, dipendeva anche dalla disponibilità del sale. Esso veniva usato in medicina ma soprattutto per la conservazione della carne e dei formaggi, dando la possibilità di incrementare il commercio alimentare con la conservazione delle derrate alimentari, in prevalenza carni essiccate e formaggi.

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Venosa: vico delle Saline

Il sale assunse pertanto una funzione rituale sacra e nelle pratiche religiose, per il potere purificatorio attribuito al composto. L’imbarco del sale per i porti del Mediterraneo avveniva dal porto di Arpi mentre da Canosa, l’Emporium Canusinorum riforniva le regioni del Sud Italia del sale ivi portato con imbarcazioni lungo l’Ofanto, assieme alla lana e le carni conservate, rifornendo anche il Fundaco del Sale di Venosa attraverso la via del Sale (Venusia – Canusium – Salapia).

Per il controllo delle Saline furono spesso combattute guerre, mentre i “salinari”, ovvero coloro che da epoche remote si tramandavano il diritto di coltivare il sale, furono oggetto di vessazioni contro le quali furono costruite mura e torri costiere. La produzione del sale fu pertanto di “monopolio” della corona. In epoca Borbonica fu ampliata la produzione della “gemma della corona”.

Il Vanvitelli, che disegnò anche la Reggia di Caserta, ampliò le saline che rifornivano il Regno di Napoli e delle Due Sicilie attraverso “fondachi”. Venosa commercializzava il sale proveniente da Barletta con i paesi della Lucania interna (Melfi, Rapolla, Ripacandida, S. Fele, Ruvo del Monte, Acerenza, Forenza, Maschito, Genzano di L., Palazzo San Gervasio, Montemilone e Lavello). Il sale veniva trasportato lungo la strada carrozzabile Venosa-Canosa-Barletta. A Venosa è ancora presente nella toponomastica il quartiere Saline.

È documentata dal 1457 al 1497 la presenza di “doganieri del sale” a Venosa (cfr R.Orefice, funzionari nelle province di Terra di Bari, Terra d’Otranto, Basilicata e Capitanata).

Il Tratturo Regio: da Spinazzola a Gravina

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Tratturo Regio Melfi Castellaneta: Epitaffio di Spinazzola

Superato l’epitaffio di Spinazzola e il pozzo del Sambuco, indicato nella mappa redatta dal regio compassatore Giuseppe Di Falco, il Tratturo Regio Melfi Castellaneta, proseguiva verso l’antica statio romana “Ad Silviarum”. Situato su una altura rocciosa è visibile il Castello del Garignone o Garagnone (600 mt s.l.m). Tratturo Regio Melfi Castellaneta: Castello del Garagnone

Il castello domina antichi percorsi tratturali (Castel del Monte – Andria, Corato) costruito sul percorso della via Appia con funzioni strategiche militari. Già possedimento templare, nel 1197 il castello divenne proprietà dell’Ordine di San Giovanni in Gerusalemme su disposizione dell’imperatore Enrico VI.

Venne restaurato da Federico II (1241- 1246) ed affidato da Manfredi, unitamente al feudo omonimo, al cipriota Filippo Chinardo, il quale aveva ostacolato la politica espansiva di Carlo I d’Angiò. Distrutto nel 1252 da Corrado IV, fu nuovamente distrutto nel 1268. Nel 1357 fu conquistato dal signore di Andria, Francesco del Balzo. Nel 1731, la struttura fortificata fu quasi completamente distrutta da un terremoto che colpì Foggia e il territorio sud orientale della Puglia. Il Tratturo Regio proseguiva nel territorio comunale di Poggiorsini, dopo aver superato gli insediamenti del paleolitico antico di Grottelline e la Masseria e gli Jazzi Melodia.

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Tratturo Regio Melfi Castellaneta con il Castello di Garagnone

Superata l’area dell’ex aereoporto americano attivo nel secondo conflitto mondiale, la mole del castello, possedimento della famiglia gravinese degli Orsini dal 1609 al 1810, domina il tratturo. È visibile la Masseria Filieri, già possedimento del priorato dell’Ordine Gerolomitano di Barletta e poi della Commenda di Grassano, subentrata ai Templari nel possesso del maniero. La masseria fa oggi parte del parco nazionale dell’Alta Murgia che ha ipotizzato il restauro e la realizzazione del museo della transumanza.

L’itinerario del Tratturo Regio ricadeva nel periodo romano nel Regio II Apulia et Calabria. Secondo Pratilli le statio “Blera” e “Sub Lupatia”, indicate nell’Itinerario Antonini, ricadevano lungo questa direttrice. Per alcuni autori, invece, le due località erano situate rispettivamente nei pressi di Altamura, località Masseria Catena – Castello ed a sud est del centro urbano di Gravina in Puglia (cfr “il percorso della Via Appia Antica nell’Apulia et Calabria: stato dell’arte e nuove acquisizioni sul tratto Gravina – Taranto”. A cura di L . Piepoli in Vetera Cristianorum, 2014).

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Mappatura lungo il Cammino di Puglia

Il tratto compreso tra Poggiorsini e Gravina (l’antica dell’itinerario Antonini) ripercorreva strade oggi asfaltate, come la S.S. 96 Barese, con la presenza di masserie che testimoniano nei secoli l’uso agricolo e l’allevamento, con siti abitati dall’età del bronzo e fino all’epoca tardo romana (da Poggiorsini a Gravina erano ubicate le seguenti masserie: Poggio Lorusso, di Cristo, Fornasiello, Lama Martora, Località Casa S. Paolo, Macinole, etc).

Gravina in Puglia è situata su uno snodo commerciale del tratturo Melfi Castellaneta coincidente con la via Appia. Giungeva a Gravina il tratturello da Tolve in Lucania; località quest’ultima dove è stato rinvenuto, in località Epitaffio, un cippo sul pagamento del passo degli animali. Il cippo, esposto nel chiostro del Convento dell’Annunziata, riporta scolpito il decreto della Camera del 1573.

Esso stabiliva che: “migliaro pecore crape, castrati, carlini quattro non si esiga altramente una pesa de caso p. massaria. P. centenaro de animali vaccini, carlini tre, p. centenaro de giomente, cavali e muli, carlini tre, p. centenaro de porci carlini due e mezzo. Detti animali saranno >o< (maggiori o minori) numero di uno centenaro paga pro rata tantum a detta ragione si e pecore crape e castrati saranno < (minori) de uno migliaro a detta ragione pro rata e non si esiga cosa alcuna per le mercantie e altre qual si voglia robbe e a omini che passaranno per dettu territorio. 1592, F.to M. io Sabatino”(A. Bavusi, i Tratturi della transumanza, Basilicata Regione Notizie).


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