a cura di Pandosia

apituIl Sindaco di Rotonda, Giovanni Pandolfi, nel rispondere all’articolo della Gazzetta del Mezzogiorno del 1 dicembre 2007 analizza le problematiche dell'acqua bene comune e indica gli obiettivi del comitato " l'acqua è mezzo pane" nella valle del Mercure – Parco Nazionale del Pollino

Intervista a Giovanni Pandolfi, sindaco del Comune di Rotonda (Basilicata) 

D: Nell’articolo si afferma che la lotta del Comune di Rotonda e dei suoi cittadini è PARADOSSALE, perché rivendica un “diritto proprietario” del Comune di Rotonda e al tempo stesso reclama che ’acqua non debba appartenere a nessuno.

R:  Il Comitato “l’acqua è mezzo pane” e il Comune di Rotonda non rivendicano la proprietà dell’acqua, ma la piena titolarità della gestione dell’acqua, nel rispetto delle esigenze dei cittadini e dell’economicità e nella volontà di offrire un servizio di distribuzione e non una merce sulla quale lucrare. Tanto più che se il “bene acqua” fosse una merce, data l’abbondanza nel nostro territorio, secondo le leggi naturali del mercato della domanda e dell’offerta, dovrebbe avere un costo zero. Diventa merce solo espropriandola coattivamente ai cittadini ed affidandola a soggetti economici esterni che, in regime di monopolio, lucrano sul“commercio” di un bene essenziale per la vita.

img_1333D: Nello stesso articolo si afferma che la Commissione Europea ha riconosciuto ad Acquedotto Lucano lo status di “soggetto pubblico”per conto delle Amministrazioni Locali che ne fanno parte.

R: Qui casca l’asino! Si dimentica che il Comune di Rotonda non faparte di Acquedotto Lucano e di conseguenza, nonostante sia stato atto presente a tutti gli organi istituzionali questo paradosso giuridico, la nostra rete è gestita in modo del tutto illegittimo. tanto più che si afferma che la gestione di Acquedotto Lucano sarebbe una gestione in “House”. Affinché un servizio pubblico di gestione sia considerato in “House” è necessario che gli Enti Pubblici titolari del capitale sociale esercitino sulle società un controllo
analogo a quello esercitato sui propri servizi. Affinché la gestione pubblica di un servizio sia considerato in “House” è indispensabileche l’Ente gestore (il comune) sia titolare dell’intero pacchetto azionario e che il controllo avvenga non solo sul capitale ma anche sulla struttura. Gli affidamenti pertanto, in forza della recente sentenza 719/2007 del Consiglio di Stato non possono più essere disposti dagli organi elettivi (Giunta, Consiglio) ma obbligatoriamente dal dirigente dell’Ente.

D: Il comune di Rotonda non ha trasferito le letture e i dati anagrafici delle utenze ad Acquedotto Lucano è questo “ostruzionismo”sarebbe, secondo l’articolo, causa dei disguidi, disagi e disservizi lla cittadinanza.

R: Non essendo soci della società Acquedotto Lucano, per quale motivo avremmo dovuto trasferire i dati degli utenti? Tenendo conto che Rotonda, con fondi dello Stato, ma anche con mutui contratti dalla
amministrazione, che nostri concittadini ancora oggi concorrono ad ammortizzare, si è dotato di una rete idrica e fognaria con relativo impianto di depurazione idoneo per 20.000 abitanti, superiore quindi gli attuali 3.700, quale necessità c’era di effettuare la lettura dei contatori? Forse per aumentare i costi di gestione?

D: Il comune di Rotonda, in quanto “macrofornitore” si sottrae al principio della solidarietà verso le popolazioni che hanno meno disponibilità di acqua?

R: Nel nostro Comune si produce molta più acqua di quanta ne venga utilizzata. Nessuno ha mai obiettato sulla possibilità che questa venga utilizzata per altri utenti non residenti nel comune o per altri usi. Non dobbiamo però dimenticare che l’acqua in quanto risorsa naturale è fondamentale non solo per la vita dell’uomo ma anche per il mantenimento degli ecosistemi naturali, e quindi la sua utilizzazione deve essere fatta anche nel rispetto dell’ambiente, tanto più che siamo nel Parco Nazionale del Pollino.

D: Secondo Lei, le tariffe dell’acqua sono destinate ad aumentare?

R: nel piano tariffario di Acquedotto Lucano sono previsti aumenti progressivi per moltissimi anni. Diversamente non potrebbe essere, considerando che Acquedotto Lucano, oltre ad assumere  proprio personale, ha subaffidato la gestione delle reti, comune per comune, ad altre società, svolgendo quindi un ruolo puramente burocratico di intermediazione. Vi siete mai chiesti perchè ogni anno AL (Acquedotto Lucano) è costretta, per evitare di portare il libro in tribunale e dichiarare il fallimento, a ricorrere agli aumenti di capitale sociale? Per di più senza seguire la prassi prescritta, bypassando i Consigli Comunali egli Enti sottoscrittori del capitale sociale. Quanto potrà durare questa storia? Secondo me ha già raggiunto il capolinea.

D: Ma con l’affidamento ad Acquedotto Lucano si potrebbero avere risparmi nei costi di gestione, rispetto alla gestione attraverso i mezzi e i dipendenti dei comuni?

R: Il comune di Rotonda, prima aveva una gestione del servizio idrico in attivo e adesso “paradossalmente” il comune di Rotonda dovrà pagare le bollette per l’acqua pubblica ad Acquedotto Lucano, per una somma che potrebbe superare l’introito derivante dall’ ICI.

D: Il Presidente della Regione Basilicata, sotto le pressioni della cittadinanza di Rotonda,  ha avviato un’indagine conoscitiva su Acquedotto Lucano e ATO: cosa ne pensa?

R: il Presidente della Regione Basilicata non può limitarsi a verificare quali sono le disfunzioni di AL, per le quali, comunque,siamo in grado di fornirgli un dossier ampiamente documentato, ma deve prendere atto della illegalità consolidata e continuamente consumata da ATO e AL.

D: quali azioni intendete perseguire?

R: Tutte quelle utili a dimostrare che ATO e AL operano in regime dievidente ILLEGALITA’!!

D: quali sono le prossime iniziative?

R: Abbiamo manifestato a Potenza (ndr 1/12/2007) mentre per Domenica 16 dicembre, il Comitato “Acqua è mezzo pane” ha  manifestato a Rotonda e sta valutando la possibilità di invitare qualche grosso personaggio nazionale del mondo dello spettacolo, non so se di “Striscia la notizia”, un comico o un concerto. Ma questo lo sapremo presto. Intanto i cittadini continuano a presidiare la casa comunale, e visto come si sono attrezzati e abituati agli accampamenti organizzati per il Rito Arboreo di Sant’Antonio, terranno duro finchè non si risolverà la questione, nonostante l’inverno.

 

A pitu, la sagra dell'abete a Rotonda

La stagione primaverile a Rotonda inizia da tempo immemorabile con un matrimonio arboreo, poiché l’albero, giustappunto, è il simbolo della rigenerazione cosmica. La tradizione, comune a diversi popoli dell’Europa, ha fervide radici nella terra dei boschi, la Lucania. La Sagra dell’Abete di Rotonda è senza alcun dubbio quella che più rispetta i riti e i gesti di una tradizione atavica che ci rimanda ai mitici riti celtici. Infatti, in Svezia, si soleva portare nei villaggi un enorme pino, quello più bello, che, dopo essere stato ornato, si ergeva in piedi e il popolo vi danzava intorno con grande allegria. L’albero restava nel villaggio l’intero anno per essere poi, sostituito con uno fresco l’anno successivo. Il rituale rispecchia appieno ciò che accade a Rotonda. Trovate le origini, è facile intuire come a Rotonda il matrimonio arboreo venne introdotto durante il dominio normanno (Federico II di Svevia costruiva la sua ultima dimora in terra di Lucania, il castello di Lagopesole, nel 1241) e, in ogni caso, venne dedicata a S. Antonio non prima di 800 anni or sono, quando i riti pagani con elementi orgiastici vennero “purgati” dalla Chiesa, che per renderli più accettabili, sovente li sposò a questo o a quel Santo. In una atmosfera di incanto, di intensi profumi e variopinti colori, si rinnova, così, l’appassionante ed inimitabile “Sagra dell’Abete”, in onore di S. Antonio da Padova che, tra storia e leggenda, si narra passò per Rotonda nel XIII sec., fece sosta nei boschi del Pollino, trascorrendo una notte sotto un abete in località Marolo. Anni dopo, nello stesso punto, un bovaro inciampando precipitò in un burrone, invocò disperatamente il nome del Santo che gli apparve in tutto il suo splendore, salvandolo. Il miracolato raccontò l’accaduto a valle ed annualmente si recò con i suoi per abbattere un abete ed offrirlo in onore del Santo protettore. Da allora, niente è cambiato, la Sagra ha mantenuto intatto il suo fascino, le sue usanze proponendo sempre gli stessi riti. E’ questa, per la comunità di Rotonda, la Festa più attesa ed amata dell’anno, un rito da ascriversi alle falloforie latine che, in un alternarsi di sacro e profano, simboleggia la rivincita dell’uomo su una natura molte volte ostile ed il conseguente auspicio di abbondanti raccolti. I festeggiamenti e le funzioni religiose (la tredicina di S. Antonio) hanno una durata di circa 15 giorni, ma la Festa raggiunge il suo apice tra l’8 e il 13 di giugno, giorno quest’ultimo, dedicato a S. Antonio da Padova, patrono anche di Rotonda. Il rito, di origine pagana, ha quale finalità il “matrimonio arboreo” tra un abete di più modeste dimensioni, la “a rocca”, ed un enorme faggio (una volta si trattava di un grosso abete, tant’è che il dialetto locale ne conserva il nome), “a pitu”, questo (il matrimonio) a simboleggiare la conseguente fecondità portatrice di buone messi. Pertanto, nella notte tra l’8 ed il 9, i numerosi componenti del gruppo della “rocca”, i cosiddetti  “roccaioli”, partono dalla località Santa Maria, nei pressi del Santuario della Madonna della Consolazione, per dirigersi verso i boschi di uno dei comuni limitrofi rientranti nel Parco Nazionale del Pollino.

pitu_2005_117L’abete che diverrà “a rocca” era già stato scelto la seconda domenica di maggio e nella notte tra l’8 e il 9 giugno verrà raggiunto per essere, come tradizione vuole, “sottratto” nel bosco di uno dei paesi gravitanti nel Parco Nazionale del Pollino. Successivamente, “a rocca” verrà condotta in località “Vacquarro” dove resterà in attesa di potersi congiungere in matrimonio col maestoso faggio, “a pitu”, e, in seguito il giorno 13, i due alberi stretti in un definitivo abbraccio verranno issati, servendosi di forche e corde, con il solo ausilio dei muscoli dei lavoranti, a mò d’obelisco davanti alla sede municipale. Contemporaneamente, altri gruppi di persone, i “pitaioli”, nella notte tra l’8 e il 9 giugno, si dirigono verso la località dove già dalla prima domenica di maggio era stata scelta “a pitu”, e nella mattinata del 9 l’abbatteranno, la sgrosseranno coi motosega per poi darle l’ultimo tocco di rifinitura con le affilate accette sapientemente maneggiate dai maestri d’ascia squadratori. Può tornare utile sottolineare che tutta la Sagra verrà accompagnata da abbondanti libagioni innaffiate dal buon vino locale. Tra le provviste che, a devozione del Santo patrono, vengono offerte a tutti i partecipanti e viandanti un posto di riguardo tocca ai tradizionali “tortaneddri” e “panetteddre” di S. Antonio, dolci rustici preparati dalle brave massaie del luogo. L’11 giugno, “a pitu” trainata da almeno 13 coppie di buoi, i “paricchi”, ed  “aiutata” negli spostamenti dai “pannulari” (la “pannula” è un ramo di faggio sfrondato dai ramoscelli e levigato, che viene usato a mò di leva per favorire gli spostamenti, soprattutto in curva, del grosso tronco trainato dai buoi), in località Piano “Pedarreto”, si unisce alla “rocca” ed insieme, accompagnate da alcune decine di faggi, sfrondati e lisciati, “i porfiche”, trainati da uno o più buoi, relativamente alle minori o maggiori dimensioni dei tronchi, iniziano il “corteo arboreo” che li porterà verso il paese tra ripetute esclamazioni di evviva e canti dedicati al Santo protettore. Il percorso, di circa 9 km, è un susseguirsi di canti, di danze, di bevute di buon vino ed altre vettovaglie offerte a tutti a devozione di S. Antonio; un vero e proprio cerimoniale, unico nel suo genere, che coinvolge non solo Rotonda, ma anche i paesi vicini, nonché i numerosi emigrati che, per la Festa, da ogni parte del mondo ritornano al paese natio. Nel primo pomeriggio del 12 giugno, dopo aver trascorso la nottata in località “Puzziceddri”, gli alberi e i gruppi dei “pitaioli”, dei “roccaioli” e delle “porfiche” incontreranno nei pressi del Santuario della Madonna della Consolazione, le autorità locali e tutti quei cittadini e viandanti che non hanno partecipato allo svolgimento dei festeggiamenti in montagna, per poi dirigersi verso il centro del paese dove, nel tardo pomeriggio, alle vibrate e sentite parole del parroco e del sindaco, per il buon andamento dei festeggiamenti e per la immutata devozione al Santo, farà seguito l’innalzamento a braccia, sulla piazza principale del paese, dell’ “a pitu” (insieme al grosso albero verrà issato, in piedi su di esso il “capurale d’a pitu” ossia la persona che per tutto lo svolgimento della Sagra ha la responsabilità del buon andamento del rito; esiste anche il “capurale d’a rocca”) che l’indomani, nella mattinata del 13, verrà issata strettamente congiunta all’ “a rocca” e, insieme, saranno innalzate verso il cielo davanti alla sede municipale per restarvi fino al primo sabato del maggio successivo, giorno in cui “a pitu” e “a rocca” verranno abbattute per far posto alle piante nuovamente scelte. Fanno da epilogo alla Festa profana le solenni funzioni religiose, con la processione del Santo per le vie del paese nella mattinata del 13 e la veglia in chiesa fino a notte inoltrata. La Sagra in questione che, appare come un importante momento di incontro tra le genti del Pollino, un pittoresco confluire di energie ed un momento di sicuro impatto suggestivo, rappresenta un appuntamento che nel corso dei secoli si è ormai istituzionalizzato anche fuori dai confini regionali e nazionali. Sono sempre più frequenti, infatti, i contatti che ogni anno si raccolgono con turisti e studiosi stranieri che si interessano alla kermesse che viene valutata anche come un interessante fenomeno antropologico. La Sagra dell’Abete di Rotonda, annoverabile, come detto, tra le manifestazioni ascrivibili alle falloforie o ai riti del cosiddetto “maggio” che si svolgono in altre parti d’Italia e del Mondo, racchiude in sé delle peculiarità che la rendono unica ed esclusiva, tant’è che si sta progettando di conservare all’interno di un museo, allo scopo allestito, la storia e la tradizione di tale evento.

dal sito:

http://www.comune.rotonda.pz.it/modules/wfsection/article.php?articleid=30

dall'alto in basso, sagra dell'abete,la scalata alla "pitu", manifestazione a Rotonda organizzata dal Comitato "acqua è mezzo pane" e fase di elevazione dell'"apitu". Pandosia ringrazia Giuseppe Cosenza, autore delle foto