Il giorno 3 Gennaio scorso, presso la carto-libreria di Dario, a Castel Lagopesole, è stato presentato il libro di Antonio Bavusi e Vito L’Erario “Il Cammino di Puglia: il Tratturo Regio Melfi Castellaneta e la Via Appia”. Dopo la presentazione degli autori, Chiara Telesca ha introdotto il tema dell’incontro con i soci del Gruppo culturale del borgo del Castello Federiciano che è interessato, sin da epoche preistoriche, da una rete di viabilità antica.

Gli autori – ha detto Chiara Telesca – da tempo si dedicano allo studio di questi itinerari che sono fondamentali, non solo per comprendere la storia, ma anche la nostra identità. Sono quindi intervenuti Antonio Bavusi e Vito L’Erario, illustrando i diversi luoghi attraversati dal tratturo regio Melfi Castellaneta il cui itinerario, in alcuni tratti, è risultato coincidente con la Via Appia, la Regina Viarum, che da Roma conduceva a Brindisi, attraversando anche la Basilicata e l’antica Regio II romana, attraversando dall’Ofanto i territori di Melfi e della colonia Venusina. Ma la Via Appia – ha specificato Bavusi – non svolgeva solo il suo compito prettamente militare.

La Via Appia ebbe una grande importanza culturale e identitaria per il fatto di unire popoli e culture diverse, non solo in Italia. Essa fu realizzata su antiche vie di transumanza, la cui economia pastorale, in passato, costituiva la principale fonte economica di sostentamento, prima dell’introduzione dell’agricoltura. I popoli nomadi oschi, come i Lucani, entrarono in conflitto con i nuovi dominatori – ha evidenziato Bavusi – finendo però per essere assoggettati dai romani, prima dell’avvento del Cristianesimo.

La Via Herculia o la “Via dei Martiri Cristiani” percorreva da nord a sud le Regio III e II, attraversando anche Lagopesole, riprendendo più antichi tratturi di transumanza utilizzati dalle popolazioni indigene dell’Apulia, della Peucetia, della Daunia e della Lucania. Il Tratturo di Lagopesole, degli Embrici, della Madonna Laudata, per Venosa, del Salice, della Marina. Ed ancora, la via Gravinese, di Monte Carmine-Caruso. In sintesi è stato illustrato questo nuovo lavoro al quale gli autori stanno lavorando.

Vito L’Erario ha illustrato le fonti documentarie e cartografiche antiche che sono ancora in itinere, evidenziando il ruolo delle nuove tecnologie, come quelle satellitari e il GIS. Esse devono rappresentare – ha detto L’Erario- solo strumenti per comprendere il territorio e il suo utilizzo nell’antichità, anche per capire le trasformazioni che spesso sono intervenute nel tempo (i marcatori della nostra memoria), cancellando le identità dei luoghi che custodiscono ancora scrigni preziosi: le testimonianze archelogiche sulle quali gli enti di tutela e le istituzioni pubbliche ancora fanno poco per metterli in sicurezza dall’abbandono e dal degrado.

E’ quindi necessario – hanno concluso gli autori – che i cittadini riprendano il mano il proprio passato per costruire il futuro, tutelando questo patrimonio comune, così come dimostra l’iniziativa di Lagopesole svoltasi in una libreria. Tutto ciò è possibile riconnettendo il filo tra le generazioni e con quello della memoria, attraverso la parola.

E’ seguito un vivace dibattito sui temi di attualità, con l’impegno a proseguire questo Cammino con uscite lungo i tratturi e nei luoghi narrati nel testo e durante l’incontro.