di Vito L'Erario

 

sole_manoJeremy Rifkin parla di “terza rivoluzione industriale”. Rifkin – fondatore e presidente della Foundation on Economic Trends (FOET) e presidente della Greenhouse Crisis Foundation, in una intervista rilasciata di recente a La Repubblica critica le scelte dell’attuale Governo del ritorno al nucleare – definendolo ad alto rischio, inconveniente e problematico per la produzione e smaltimento delle scorie radioattive

Sono molti a sostenere che il fotovoltaico fra venti anni costerà meno del petrolio: ogni famiglia potrà fare il pieno alla propria automobile o alimentare un generatore di energia elettrica con l'idrogeno prodotto attraverso il processo dell'elettrolisi. E' chiaro che la ricerca non basta ad esaudire il sogno di ritrovarci sul tetto delle nostre case delle cellette fotovoltaiche che producano energia per i nostri fabbisogni giornalieri o fare il pieno di idrogeno alla nostra automobile del futuro. Rifkin sprona l’Italia e rilancia “l’energia condivisa”: un sistema distribuito dal basso verso l’alto, in cui ognuno si produce la propria energia rinnovabile per scambiarla con altri attraverso “reti intelligenti”, così come avviene per lo scambio di informazioni con internet. Quello che sembra evidente è, invece, l’assenza di quel virtuosismo incentivante utile ad innescare lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale e conveniente per tutta la collettività: un sistema di approvvigionamento energetico diffuso a basso costo per le utenze e una seria liberalizzazione del mercato energetico.

 

In uno studio di Domenico Coiante – fisico e ricercatore, dirigente ENEA settore fonti rinnovabili e grande sostenitore del solare-fotovoltaico – emergono interessanti spunti di riflessione su come la ricerca, se finanziata e applicata a questo forma di energia rinnovabile, risolverebbe innumerevoli problemi legati alla produzione di energia da quella fonte rinnovabile che da vita ad ogni essere vivente: il Sole.Lo studio di Coiante riguarda il cosiddetto fotovoltaico di terza generazione, ed in particolar modo si rivolge alle nano-tecnologie e all'efficienza delle celle fotovoltaiche (es. dispositivi fotovoltaici a Quantum Dots). Si tratta di nuove celle fotovoltaiche che prefiggono il raggiungimento della competitività attraverso due traguardi legati tra loro: efficienza superiore al 30% e costo inferiore a 1 $/Wp. In questo modo si potrebbe avere la produzione di quel 1 kWh ad un costo competitivo con l'energia convenzionale derivante dal termoelettrico. Infatti, uno dei grandi problemi delle rinnovabili è che, se un utente paga in bolletta il costo di 1 kWh da energia prodotta da fonti convenzionali – avendo in questo modo garanzia di trovare sempre la stessa potenza contrattuale nelle prese elettriche alimentate dagli impianti termoelettrici – un utente delle rinnovabili sarebbe in balia nel pagare la stessa somma a causa dell'intermittenza di quel 1 kWh che produrrebbe un valore economico più basso rispetto a quello prodotto dal termoelettrico.

 

casa_solareIn mancanza di un piano energetico nazionale sono le regioni a emanare bandi che spesso e volentieri risultano limitativi e troppo disincentivanti per chi intende investire capitali per prodursi energia propria. La storia ci insegna che non basta inventarsi "Conti energia" per consentire all'utenza l'accesso ad ipotetici quando blandi incentivi che non fanno che rallentare quel processo di competitività che Coiante ci ricorda. Diciamola tutta: il fotovoltaico costa troppo per le tasche dei cittadini, probabilmente perché le imprese padroni dell'energia strozzano il mercato, rendendo in questo modo sconveniente l'approccio a nuove fonti energetiche pulite e redditizie in termini di efficienza.

La Regione Basilicata ha provveduto ad emanare un nuovo piano energetico regionale, il PIEAR (Piano d'Indirizzo Energetico Ambientale Regionale), dove al suo interno verranno fissate le "quote" energetiche prodotte dalle fonti fossili (petrolio e gas) e rinnovabili (solare-fotovoltaico, eolico, biomasse). Se pensiamo poi che il nuovo piano energetico regionale è stato affidato alla G.S.E. SpA (Gestore dei Servizi Elettrici nazionali), la stessa società che rilascia i famigerati “certificati verdi”, l’occasione di attuare quella terza rivoluzione industriale richiamata da Rifkin,  metterebbero in luce una regione che comincia questa “rivoluzione”, e la porrebbe come uno dei modelli nazionali da seguire.

 Ormai conosciamo quasi a memoria, o quasi, che, questa regione ricca di petrolio e gas fornisce al resto del Paese il 15 per cento del fabbisogno energetico nazionale. Ma l’auspicio più grande che si possa fare è sperare che l'Ente regionale abbia destinato fondi congrui (royalties del petrolio lucano) per l'attivazione del programma solare-fotovoltaico in Basilicata, così come ci si augura che la Regione Basilicata punti ad una produzione energetica di almeno 2000 Mw per i prossimi cinque anni dal solare-fotovoltaico. L’idea di un coinvolgimento diretto delle aziende private presenti nelle aree artigianali, industriali e di insediamento produttivo, che potrebbero mettere a disposizione i tetti dei capannoni e le stesse aree situate all'interno degli stessi insediamenti per produrre efficienza energetica dal solare-fotovoltaico, è un suggerimento che l’Assessore regionale alle Attività Produttive Vincenzo Folino non può rispedire al mittente. Mi consenta! – direbbe un certo Silvio. Questo sarebbe gia un significativo passo in avanti che la politica potrebbe compiere e favorire lo sviluppo del solare-fotovoltaico in una regione del sud Italia dove il sole non manca. Una nota dolente giunge però dall'ultimo bando del Ministero dell'Ambiente "Il Sole negli enti pubblici", dove non risulta esserci stata una grande risposta dagli enti pubblici lucani. Infatti su cento progetti presentati agli uffici romani di via Cristoforo Colombo, le regioni più virtuose sono state Calabria e Sicilia che insieme hanno superato il 50% delle richieste, seguite dalla Toscana con il 15%, con la Basilicata agli ultimi posti nonostante le potenzialità di mercato. Ciò significa che i nostri amministratori sono assopiti in una pigra volontà di puntare su questa forma di energia rinnovabile che avrebbe potuto rappresentare "energivora" per gli stessi bilanci, soprattutto comunali. A rafforzare questa tesi ci corre in aiuto il QSE (Quadro Comunitario di Sostegno) relativo ai Fondi strutturali comunitari dell’UE per periodo 2000-2006 inerente la promozione delle fonti rinnovabili nelle regioni rientranti nell’Obiettivo 1. La Basilicata, su 7.343 progetti presentati ha avviato solo 5.300 interventi nel solare (oltre il 70% del totale) per un ammontare di poco superiore al 2% degli impegni complessivi (9,5 milioni di euro su 363). Un dato che se è soddisfacente in termini di impegni, non si può dire la stessa cosa per il livello di spesa non del tutto incoraggiante, che costringe la amministrazioni a compiere uno sforzo enorme per tentare di usufruire in pieno delle risorse previste entro il 31 dicembre 2008. Anche la liberalizzazione del marcato energetico, non ancora compiuta, ma in vigore dal 1 luglio 2007, consentirebbe un maggiore sviluppo delle fonti rinnovabili, che annienterebbe un monopolio energetico che vede sul mercato ENEL a farne da padrone. Chi ha una partita Iva o un'azienda può decidere di passare ad altri gestori – alcuni garantiscono produzione di energia esclusivamente da fonti rinnovabili – a cui si potrebbe "cedere" la propria di energia in eccedenza, quella prodotta dal fotovoltaico, per esempio, ed avere abbattimenti dei costi sulla propria bolletta. Il cittadino utente privato, in attesa che da Bruxelles giungano segnali a chiusura dell'iter di liberalizzazione, può prenotare un nuovo contratto di fornitura e sperare che all’alba di un domani possa diventare auto produttore e precursore dell'efficienza energetica con la sua piccola celletta fotovoltaica.