di Teresa Liguori *

pino_loricato_pollinoLa legge quadro 394 / 91, istitutiva dei Parchi nazionali,  tra le migliori in Europa in materia di conservazione e tutela della Biodiversità, non intende ingessare l’economia ma al contrario favorirla attraverso la tutela e la conservazione dei beni culturali ed ambientali e del Paesaggio montano.

Grazie alla legge, i Parchi nazionali dovrebbero essere in grado di tutelare gli ecosistemi compresi nei propri confini producendo anche benefici per il territorio. Succede che, se le leggi di tutela non vengono adeguatamente rispettate nella prassi quotidiana, anche gli obiettivi di sviluppo economico sostenibile ben difficilmente verranno conseguiti. Infatti, se alla gestione corretta del Parco da parte di tutti i soggetti coinvolti si sostituisce un uso subdolo, improprio e distorto, delle risorse boschive,  si provocano, oltre alla distruzione del patrimonio naturalistico e del paesaggio, tra l’altro tutelati dalla Costituzione Italiana (art. 9), anche danni all’occupazione ed alle attività economiche (turismo ed ospitalità, agricoltura di qualità, prodotti tipici, raccolta frutti del bosco e sottobosco). Alcuni esempi:

PARCO DELLA SILA: All’interno del Parco nazionale della Sila, in zona 1-di massima protezione- del monte Gariglione, considerata l’area  più “selvaggia” del Parco,   alcuni anni fa sono stati autorizzati tagli forestali in esecuzione di un progetto Life, finanziato dalla UE. Interventi con tagli di numerosi faggi secolari in buone condizioni vegetative per favorire la disseminazione di abete bianco, operazione alquanto incomprensibile dal punto di vista naturalistico. L’allora presidente nazionale di ItaliaNostra, Giovanni Losavio, ha indirizzato un esposto al Capo del CFS per la mancata tutela dell’area e del suo incantevole paesaggio, descritto da Norman Douglas nel suo “Old Calabria”. A seguito di questo esposto e di altri firmati da numerose associazioni, l’area in questione è stata posta sotto sequestro dal CFS ed assoggettata ad un  procedimento penale. Anche questa volta possiamo parlare di un successo di ItaliaNostra.  Un secondo caso, sempre in prossimità del Parco della Sila,  riguarda alcune Amministrazioni Comunali che decidono, per fare cassa, di svendere una parte consistente del loro patrimonio forestale. In particolare, si tratta di ben 550 alberi di alto fusto di roverelle secolari (Quercus pubescens)  oltre che di ceduo di lecci (Quercus ilex) esteso su una superficie di  50 ettari, in località Serra di Paola e di numerose piante secolari di cerri in località Serra di Cocciolo, in buona parte già tagliate.  I boschi a rischio sono secolari, sani, tra gli ultimi rimasti nel crotonese, situati nell’IBA/ZPS “Marchesato e Fiume Neto”, tra le aree a maggiore rilevanza ornitologica della Regione, un patrimonio unico di biodiversità forestale e dal grande valore paesaggistico. 

silaLe leggi di tutela non mancano. La Convenzione Europea del Paesaggio del 2000, ratificata a Firenze nel 2006  (Legge N.14),  impegna le Amministrazioni Comunali, oltre che alla tutela del loro territorio, anche ad un percorso decisionale partecipato nel caso in cui si tratti di interventi che modificano il Paesaggio. Tale Convenzione è stata ripresa, per essere attuata nella Regione, dalla Carta Calabrese del Paesaggio. L’Ente Regione ha sottoscritto, in data 30 Maggio 2006, nella qualità di membro fondatore, lo statuto della RECEP (Rete Europea per la attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio). Tutti gli atti su citati, prodotti o sottoscritti dall’Ente Regione, sono indirizzati alla tutela massima del territorio, approvati e condivisi dalle amministrazioni locali firmatarie del documento.  Nonostante tutte le leggi di tutela, nazionali e regionali, e le ferme proteste di ItaliaNostra e di altre associazioni, i Comuni di cui sopra non hanno del tutto rinunciato al loro progetto di depauperazione e distruzione del patrimonio forestale. Ciò, malgrado siano essi stessi firmatari della convenzione di tutela RECEP e quindi  soggetti precipuamente responsabili e delegati alla salvaguardia. 

PARCO  DEL POLLINO: a rischio di svendita e distruzione numerose aree boschive anche all’interno del Parco nazionale del Pollino per ricavare biomasse vegetali. Tale pericolo è stato sventato in parte solo grazie alle proteste di comitati civici sostenuti da ItaliaNostra e da altre associazioni. Sempre in un Comune nel Parco del Pollino, Il patrimonio forestale insieme al suggestivo paesaggio rupestre è stato salvato grazie alla vittoria del NO al referendum popolare contro la cessione di 2.000 ettari di boschi ad una società privata in cambio di compenso economico da conferire nelle casse comunali. Questo è avvenuto anche in altri Comuni che gravitano nel territorio del Parco. Tutto ciò si verifica per la presenza,  all’interno dell’area protetta del parco nazionale del Pollino e della zona di protezione speciale (zps) Pollino e Orsomarso, della Centrale del Mercure di 35 MGW, (completamente chiusa dal 1997) per il cui funzionamento, (fortemente osteggiato dalle popolazioni locali, da associazioni e comitati calabresi e lucani che si sono costituiti recentemente in un Forum contro la riapertura della Centrale e chiedendone lo smantellamento), saranno infatti necessarie oltre 380 mila tonnellate all’anno di “biomasse vergini”. Una quantità enorme di legname che società “satelliti” di Enel intendono reperire dai boschi del Parco del Pollino, così come testimoniano le proposte di convenzioni per la gestione del patrimonio forestale fatte da diverse società private ai Comuni, così da    espropriarne la legittima  gestione. E’ indubbio che la messa in esercizio di una centrale industriale di tali dimensioni sarebbe assolutamente incompatibile con il delicato equilibrio ambientale dell’ecosistema montano in cui si trova. Italia Nostra ed OLA,associazione ambientalista  lucana, coinvolgeranno sulla vicenda il Parlamento italiano e gli organi dell’Unione Europea, fortemente preoccupata per gli sviluppi dell’uso delle biomasse vegetali il cui sfruttamento, vedi la sua applicazione in alcuni Paesi dell’Est europeo, non contribuisce significativamente alla diminuzione dei gas serra in atmosfera ma aggrava, al contrario, la situazione ambientale. In conclusione, le Amministrazioni Comunali, in molti casi colpevolmente dimenticano che i boschi ricadenti all’interno del perimetro dei Parchi sono tutelati dalle leggi istitutive, che permettono alla biodiversità rara, molte volte endemica, di sopravvivere. Si tratta di foreste vive, anche se, per alcuni, sono solo volgare biomassa, o, se volete, per dirla con Gianluigi Ceruti, “parchi, oggetti di tutela, non di mercato” *. Infine,  una riflessione del nostro indimenticabile presidente Giorgio Bassani…..
“Il patrimonio culturale e naturale è un bene di cui la civiltà tecnologica e industriale, nella quale viviamo, non può fare a meno, se vuole continuare a esistere. La civiltà industriale ha mostrato di sapersi dare un’efficienza; adesso occorre che si dia una ‘religione’, che sappia cioè contraddire a tutto ciò che tende a trasformare l’uomo in puro consumatore. Il rapporto predatorio con la natura non è più possibile”. [ Crotone, 22 Maggio 2010 – Teresa Liguori consigliere nazionale

* Consigliere Nazionale di Italia Nostra

  • NOTE
    (*) da Gianluigi Ceruti- Bollettino IN   n. 204 (ottobre 2004)
    Legge istitutiva Parchi nazionali  Legge Quadro 394/91
    Parco del Pollino  192.565 ha. DPR 15 NOV.1993
    Parco della Sila, già della Calabria.  73.695 ha.  14 NOV. 2002 Già inserito nel Parco della Calabria 1968.
    Articolo 9 della Costituzione Italiana: La Repubblica tutela lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.Tutela il paesaggio ed il patrimonio storico ed artistico della Nazione
    La Convenzione Europea del Paesaggio e la Conservazione della Biodiversità (2000)
    ratificata a Firenze  nel 2006 (legge 14), ripresa dalla Regione C.dalla Carta Calabrese del P. 30 Maggio 2006: la Regione C. ha sottoscritto lo statuto della RECEP (Rete Europea per l’attuazione C.E.P.)
    D.Lgs. 42/2004 Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio