di Antonio Bavusi e Vito L'Erario

scanzano3L’occasione offerta dalle giornate di studio nell’ambito della manifestazione “Lo sciopero di Girasole”. Uno stimolo per ricotestualizzare i nuovi movimenti contemporanei, a partire dalle lotte di Scanzano, Melfi e Rapolla, ma anche della Valle del Mercure e della Val Basento che si collocano in un panorama analogo presente nel sud Italia. (Foto di Ottavio Chiaradia)

  

  

 Per una analisi sociologica dei nuovi movimenti  

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a mobilitazione contro la costruzione del ponte sullo stretto, la mobilitazione contro la costruzione del terzo traforo del Gran Sasso, l’opposizione alla costruzione della centrale termoelettrica di Termoli, la lotta per la costituzione di il parco nazionale dell’Alta Murgia e contro la destinazione dei terreni a discariche di rifiuti speciali, la mobilitazione contro la chiusura dell’ospedale della città di Terlizzi, la mobilitazione contro l’installazione di inceneritore dei rifiuti a Conversano, le mobilitazioni contro la costruzione di nuove centrali elettriche in Calabria, la mobilitazione contro la costruzione di nuove centrali elettriche a Sparanise (Ce), le mobilitazioni contro la costruzione dell’inceneritore di Acerra, la lotta contro la discarica di Parapoti e a Montecorvino Rovella. L’elenco potrebbe essere esteso anche ad altre situazioni analoghe in Italia (si pensi ai movimenti anti TAV in Piemonte e in altre regioni del nord).L’espansione del capitale tende a sottomettere nuovi territori attraverso un mero calcolo economico e produttivistico (centrali di produzione elettrica, mega elettrodotti, scorie nucleari, industrie inquinanti).

bettywilliamsL’espansione viene attuata attraverso gli apparati istituzionali e governativi (settori economici direttamente controllati attraverso lo stato centrale e le sue leggi) operando attraverso decreti e leggi che escludono la partecipazione alle scelte dei territori interessati.In proposito ci si è spesso affidati all’iconografia celebrativa piuttosto che indagare in profondità quello che è possibile definire “movimenti sociali” contemporanei che presentano tratti comuni, non solo in Italia. Questi movimenti sono stati talvolta inquadrati nell’ambito dei movimenti di protesta, talvolta come rivolte più o meno spontanee, in opposizione alla modernizzazione dell’economia, spesso volutamente dissociate dagli aspetti sociali dell’espansione capitalistica. Si tratta di comprendere se questi movimenti facciano o meno parte della corrente dei movimenti no-global che a livello planetario aprono prospettive non solo interpretative della realtà odierna, che nel sud Italia farebbero riferimento alla “rete meridionale del Sud ribelle” costituita formalmente a Cosenza nel 2001 e che ha unito numerosi soggetti e gruppi del meridione.(nella foto di Ottavio Chiaradia, il premio Nobel per la Pace Betty Wiliams al Campo Base di Terzo Cavone durante la lotta contro le scorie nucleari a Scanzano)

scanzano1In questa sede non si intende affrontare nel dettaglio le cause scatenanti che hanno determinato la nascita di questi movimenti che hanno la caratteristica di aver coinvolto l’intero tessuto sociale, più o meno locale.
Il loro carattere “enigmatico” testimonia l’assenza di analisi sociologiche e storiche dei diversi contesti politici e territoriali coinvolti. Questo contributo intende stimolare un’approccio meno superficiale che possa indurre università, centri di ricerca e singoli studiosi ad analizzare gli aspetti ancora poco e per nulla indagati di un fenomeno sociale in continua crescita. Secondo la definizione di Alain Touraine (Critica della modernità, Milano, Il Saggiatore, 1997), i movimenti sociali rappresentano contemporaneamente momenti di conflitto sociale e progetto culturale. E’ importante dunque comprendere se i valori culturali espressi dai movimenti sociali contemporanei, non solo quelli riferiti alla Basilicata, facciano o meno parte della modernità, intesa non solo come progresso economico che per le loro caratteristiche peculiari, per le loro implicazioni socio-politiche giungono a contrapporre la questione del rischio alle attività tecnologiche ed alle scelte imposte dall’alto (Claudio Persiani, l’Atlantide radioattiva. Storie di comunità e di scienze nelle terre del silenzio. Consiglio Regionale della Basilicata, 2004). Questi movimenti, spesso considerati dalle leadership politico-istituzionali acefali e non dotati di strategie, sono invece temuti sul piano dell’ordine pubblico, spesso etichettati come movimenti “anarco-insurrezionalisti” o “no global”. Andrebbero invece analizzati nell’ambito delle manifestazioni del nuovo conflitto sociale che, nelle società post-industriali, rappresentano l’effetto di un cambiamento della sistemica del capitalismo che ha trasmutato l’operaio della fabbrica in operaio sociale, facendo così emergere le contraddizioni del nuovo ordine produttivo.Quanto accaduto in Francia agli inizi degli anni novanta mostra come la conflittualità nell’era del cosiddetto capitalismo flessibile non è affatto confinata all’interno dei luoghi di lavoro: essa si sposta e si sviluppa nella società con forme di mobilitazione anche qui rappresentate dai mass media come esplosione contro una politica xenofoba e razzista più di recente culminata nei movimenti razziali dei ghetti urbani, o collocata nell’area della spettacolarizzazione no global. La conflittualità dalla fabbrica si sposta sempre di più verso la società, là dove il potere strutturale del capitale si rafforza e si consolida (es. Fiat-Sata di Melfi) a causa di una parcellizzazione del tempo reale che diviene “tempo flessibile”, sottratto dalla sfera individuale e sociale che relega i salariati nella “biochimica dell’angoscia quotidiana” (strategia liberista del just in time).
La difficoltà che il sindacato incontra in fabbrica corrisponde alla difficoltà di organizzare un movimento nel sociale da parte delle organizzazioni politiche e sindacali che non affrontano il nodo per esse rappresentato dalle ribellioni di soggetti refrattari alle esigenze della modernizzazione.
Secondo alcuni studiosi di parte sindacale a Melfi sarebbe mancata la forza per determinare una nuova identità per la classe operaia.

scanzano9Invece è successo esattamente l’opposto: per scongiurare il pericolo di estremizzare in senso massimalista l’area del conflitto sociale e per evitare il rischio di estenderlo anche ad altre realtà si è operato un repentino ripiegamento permissivo della trattativa, duramente contestata dai salariati della Sata, proprio per non intaccare le basi sociali su cui si fonda l’espansione del nuovo modello di fabbrica integrata. Una sorta di tregua utile a rilanciare l’espansione del capitale.La rottura esistenziale posta dal movimento dei salariati della Fiat-Sata di Melfi ha posto l’insostenibilità del modello di fabbrica integrata ed il rischio che questo modello semini il germe di un neo-tribalismo sociale, una sorta di apparente caos ove i bisogni, il tempo, lo spazio delle relazioni vengono massificate e dove la stessa espansione capitalistica nell’occidente sviluppato rischia di impantanarsi nei nuovi conflitti sociali.Non è un caso che questa espansione riduca la partecipazione, l’informazione e la comunicazione. L’attacco liberale contro lo stato sociale, contro i servizi pubblici, contro la previdenza non rappresentano solo obiettivi politici ma sono invece essi stessi manifestazioni strutturali del capitalismo post-moderno che tende ad occupare gli spazi istituzionali e quelli della partecipazione. Non è un caso che questa espansione riduca la partecipazione, l’informazione e la comunicazione. L’attacco liberale contro lo stato sociale, contro i servizi pubblici, contro la previdenza non rappresentano solo obiettivi politici ma sono invece essi stessi manifestazioni strutturali del capitalismo post-moderno che tende ad occupare gli spazi istituzionali e quelli della partecipazione.(Nella foro di Ottavio Chiaradia, l'occupazione della stazione di Metaponto da parte della popolazione durante la lotta contro le scorie nucleari a Scanzano)

Non è un caso che questa espansione riduca la partecipazione, l’informazione e la comunicazione. L’attacco liberale contro lo stato sociale, contro i servizi pubblici, contro la previdenza non rappresentano solo obiettivi politici ma sono invece essi stessi manifestazioni strutturali del capitalismo post-moderno che tende ad occupare gli spazi istituzionali e quelli della partecipazione. Il processo di appropriazione del mondo da parte del capitale è un processo di espropriazione a danno della maggioranza dell’umanità (Vincent, Jean-Marie, L’humanité comme utopie sans images, in Riot- Sarcei Michèle, L’Utopie en questions, PUV, Paris, 2001). Anche la produzione culturale spesso viene costretta nell’involucro del consumo, ove la pubblicità rappresenta sostanziamente la mediazione fra cultura ed economia. Oltre ai fattori meramente economici, per analizzare questo fenomeno, sarebbe necessario tener conto di fattori individuali, quali ad esempio il ripiegamento nella sfera privata spesso favorita dai mass media che hanno diffuso modelli comportamentali funzionali all’accrescimento del capitale.
Più che lasciare nell’ombra, senza spiegazioni questi fenomeni o, peggio, etichettarli, sarebbe meglio analizzarli.

Antonio Bavusi e Vito Lerario Accademia Kronos Basilicata

Foto originali: Ottavio Chiaradia