di Sabino Aquino

stampaseleLa Pavoncelli bis, una nuova galleria che l'Acquedotto Pugliese vorrebbe costruire al posto di quella degli inizi del '900 alle sorgenti del Sele stravolgerebbe l'assetto ambientale e idrologico del parco regionale dei Picentini. Il suo presidente, dott.Sabino Aquino, spiega i motivi del ricorso agli organi comunitari…

 

 

 

 

Senza garanzie ci sarà un rifiuto alla costruzione della galleria Pavoncelli bis

di Sabino Aquino – presidente del Parco Regionale dei Monti Picentini   

Il ricorso al Tribunale Superiore delle acque pubbliche (vedi commento alla sentenza emessa dal Tribunale delle Acque), per come è stata impostata la procedura di approvazione del progetto della galleria denominata “Pavoncelli Bis”, opera progettata per il trasporto delle acque dei fiumi Sele e Calore in Puglia, è un atto obbligato connesso alle specifiche competenze che Il Parco Regionale dei Monti Picentini assume in materia di conservazione della natura. La realizzazione di un opera così imponente, senza il supporto di uno studio di impatto ambientale, inciderebbe con pesanti negativi risvolti sull’attuale equilibrio idrogeologico degli acquiferi presenti all’interno del comprensorio del Parco. Al fine di comprendere l’importanza dell’azione messa in essere dall’Ente Parco contro la realizzazione delle Opere di integrazione acquedotto Sele-Calore Galleria di Valico Caposele-Conza detta Pavoncelli Bis, occorre premettere che il comprensorio del Parco è costituito da un esteso ed articolato sistema montuoso che accoglie nelle sue viscere una cospicua circolazione idrica sotterranea, tanto da far ritenere il predetto sistema montuoso il più importante bacino imbrifero dell’intero Appennino meridionale.Uno dei maggiori motivi di preoccupazioni per l’area protetta dei Picentini, è la possibilità di epauperamento delle risorse idriche. Depauperamento che può avvenire per cause naturali (ad esempio: minore alimentazione degli acquiferi e/o degli invasi, dovuta a diminuzione degli afflussi meteorici) o per cause antropiche (ad esempio: come nel caso della progettata opera, per emungimenti e captazioni di sorgenti superiori ai quantitativi idrici di alimentazione; decadimento della qualità delle acque, a cui segue necessariamente una minore disponibilità di risorsa idrica).

“Pavoncelli Bis”, opera progettata per il trasporto delle acque dei fiumi Sele e Calore in Puglia, è un atto obbligato connesso alle specifiche competenze che Il Parco Regionale dei Monti Picentini assume in materia di conservazione della natura. La realizzazione di un opera così imponente, senza il supporto di uno studio di impatto ambientale, inciderebbe con pesanti negativi risvolti sull’attuale equilibrio idrogeologico degli acquiferi presenti all’interno del comprensorio del Parco. Al fine di comprendere l’importanza dell’azione messa in essere dall’Ente Parco contro la realizzazione delle Opere di integrazione acquedotto Sele-Calore Galleria di Valico Caposele-Conza detta Pavoncelli Bis, occorre premettere che il comprensorio del Parco è costituito da un esteso ed articolato sistema montuoso che accoglie nelle sue viscere una cospicua circolazione idrica sotterranea, tanto da far ritenere il predetto sistema montuoso il più importante bacino imbrifero dell’intero Appennino meridionale.Uno dei maggiori motivi di preoccupazioni per l’area protetta dei Picentini, è la possibilità di epauperamento delle risorse idriche. Depauperamento che può avvenire per cause naturali (ad esempio: minore alimentazione degli acquiferi e/o degli invasi, dovuta a diminuzione degli afflussi meteorici) o per cause antropiche (ad esempio: come nel caso della progettata opera, per emungimenti e captazioni di sorgenti superiori ai quantitativi idrici di alimentazione; decadimento della qualità delle acque, a cui segue necessariamente una minore disponibilità di risorsa idrica).

fotopicentiniQuesta importante risorsa naturale è già sottoposta ad un prelievo eccessivo in quanto sopperisce in parte al fabbisogno idropotabile di ben tre regioni del Meridione d’Italia: Campania, Puglia e Basilicata. Eventuali ulteriori e non sostenibili trasferimenti delle fonti idriche, sconvolgerebbero non solo l’ecosistema del Parco, ma danneggerebbero irreversibilmente interi bacini idrografici anche esterni all’area protetta. Infatti, i corsi d’acqua degli interi bacini idrografici dei fiumi Sele e Calore sarebbero privati del “minimo deflusso vitale” che è imposto dalle vigenti normative in materia (D. Lgs. 12 luglio 1993 n. 275 – artt.3 e 17 della L. 36/94 – artt. 22 e 23 D. D.Lgs. 152/99 ecc..) e nuovamente sancito anche dall’art 164 (disciplina delle acque nelle aree protette) dal nuovo Codice Ambientale, recentemente approvato in via definitiva. All’ atto del trasferimento di risorse idriche in altre regioni, per garantire il deflusso necessario alla vita degli alvei e per non danneggiare gli ecosistemi interessati, oltre che per una razionale gestione delle fonti idriche, necessariamente devono applicarsi i concetti di pianificazione e programmazione alla scala di bacino, come peraltro è sancito dalla Legge 183/89. E’ pertanto necessario tener conto del “Bilancio idrico” complessivo tra il fabbisogno, i prelievi possibili e la risorsa disponibile. Lo Studio di impatto ambientale, per un’ opera come la Pavoncelli – Bis, che interessa un’area protetta, rappresenta un punto cardine della progettazione stessa e per tanto le normative del settore ne obbligano la elaborazione. La mancanza di tale studio non fa evincere i danni che l’opera può arrecare all’ambiente. Come pure bisogna tener conto che il danno ambientale, se accertato, non può essere colmato da nessuna forma di ristoro. Ciò in considerazione del tanto decantato sviluppo sostenibile, ovvero “lo sviluppo che soddisfa i bisogni delle attuali generazioni senza  compromettere la possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri”. Il Commissario Straordinario per le “opere di integrazione acquedotto Sele-Calore Galleria di Valico Caposele-Conza detta Pavoncelli Bis” ha bandito la gara per la progettazione ed esecuzione dei lavori di completamento della galleria nei Comuni di Caposele, Teora e Conza della Campania, ricadente parzialmente nel perimetro del Parco Regionale dei Monti Picentini. 

Il progetto dell’opera prevede:  

a) la costruzione di una galleria in grado di trasportare, e quindi trasferire, una portata massima di 9.000 litri d’acqua al secondo;

b) un ponte tubo di collegamento tra il manufatto di confluenza e l’imbocco della galleria presso il Vallone delle Brecce in agro di Caposele (Av);

c) una centrale idroelettrica da realizzare sempre in tenimento del Comune di Caposele (Av).  

herarion_foce_seleIl progetto é stato sottoposto al procedimento di approvazione ex art. 14 e ss. L. 241/90. In particolare, l’Ente Parco dei Monti Picentini fu convocato alla seduta della conferenza dei servizi per l’approvazione del progetto definitivo tenutasi in data 13.9.2005. In tale sede, l’Ente Parco, chiese che il progetto fosse sottoposto a preventiva valutazione di impatto ambientale e si è opposto all’approvazione del progetto dell’opera, evidenziando il suo elevatissimo ed insostenibile impatto sulle risorse idriche e sull’equilibrio idrogeologico dell’area naturale protetta. La conferenza fu aggiornata ad una successiva seduta da tenersi in data 21.10.2005. Tale seduta non è stata più svolta. Con ordinanza n. 18/05 del 12.12.2005, comunicata dal SIIT Campania-Molise con nota del 22.12.2005, il Commissario Straordinario, premesso che l’opera, con deliberazione del C.I.P.E. del 18.3.2005, n. 3, è stata inserita nell’integrazione del 1° programma delle opere strategiche, ha interrotto la conferenza dei servizi indetta ex L. 241/90, relativa all’esame del progetto definitivo, e ha disposto che, ai sensi dell’art. 16, comma 2, D. legs. 20.8.2002, n. 190, “ai fini degli ulteriori pareri necessari per la realizzazione della centrale idroelettrica dell’intervento che ricade nell’area dell’Ente Parco Regionale Monti Picentini, si applicano le procedure previste dal D. L.gs. n. 190 del 20.8.2002 e s.m.i.”. In sintesi, il Commissario straordinario ha bandito la gara per l’esecuzione di opere previste in un progetto che non è stato giammai approvato, omettendo l’acquisizione di tutti i preventivi procedimenti autorizzatori ambientali. Gli atti ed i provvedimenti di cui sopra sono gravemente lesivi dell’interesse alla conservazione della natura dell’area naturale protetta, nonché delle funzioni e delle attribuzioni dell’Ente  Parco Regionale dei Monti Picentini che si è visto costretto ad impugnargli dinanzi al Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche con sede in Roma per i seguenti motivi:  

1. L’art. 17, comma 2, del D.Lgs. 20.8.2002 n. 190 prevede che “Il procedimento di valutazione di impatto ambientale è obbligatorio e vincolante per tutte le opere ad esso soggette a norma delle vigenti disposizioni. Il formale provvedimento di autorizzazione a costruire non può essere rilasciato se non è concluso il procedimento di valutazione di impatto ambientale”. Il successivo comma 4 dispone che per le infrastrutture sottoposte al procedimento di impatto ambientale o screening regionale individuate dal D.P.R. 12.4.1996 “il provvedimento di compatibilità ambientale è emesso dal CIPE, previa valutazione da esprimersi dalle regioni nei modi e nei tempi previsti dall’art. 3”. Non risulta che il CIPE abbia valutato la compatibilità ambientale dell’opera in esame, nè che la Regione Campania sia stata chiamata ad esprimersi in materia di VIA. L’opera progettata è stata ritenuta non soggetta al preventivo procedimento di valutazione di impatto ambientale in quanto, la galleria, avendo una lunghezza inferiore a 20 Km, non rientrerebbe tra le opere di cui al punto 7, lett. m dell’allegato B al DPR 12.4.1996.Al di là della erroneità della qualificazione dell’opera come mero acquedotto, l’omesso espletamento del preventivo procedimento VIA contrasta con la vigente normativa ed inficia derivatamene tutti gli atti impugnati. Infatti, la progettata galleria ricade parzialmente nel perimetro del Parco Regionale dei Monti Picentini, area naturale protetta ex art. 2, comma 2 L. 394/91. In particolare, nella zona C del Parco (oltre alla centrale idroelettrica, peraltro, illegittimamente non considerata) è prevista la realizzazione di nuove opere quali un ponte tubo di collegamento tra il manufatto di confluenza e l’imbocco della galleria presso il Vallone delle Brecce. Ricadendo, quindi, le opere progettate anche nel perimetro del Parco dei Monti Picentini, la soglia quantitativa di Km 20 indicata dal punto 7, lett. m, dell’Allegato B al DPR 12.4.1996, va, ridotta del 50% ex art. 1, comma 5 del medesimo DPR. Avendo una lunghezza di Km 10 e m. 218,70, la progettata galleria rientra, quindi nella soglia dimensionale di cui a punto 7, lett. m dell’Allegato B al DPR 12.4.1996, ridotta del 50% ex art. 1, comma 5, D.P.R. cit. Appare allora evidente che illegittimamente l’opera è stata ritenuta non soggetta a VIA in quanto la soglia di 20 Km di lunghezza dell’acquedotto va dimezzata: il 50% di Km 20 è = a Km 10, mentre la progettata galleria misura Km 10 e m. 218,70.  

2. A ben vedere, tuttavia, il progetto dell’opera non prevede un mero acquedotto, ma anche la derivazione di una portata idrica variabile da 6.500 a 9.000 litri al secondo, rispetto agli attuali 4.363 litri al secondo, di cui alle concessioni rilasciate all’ Acquedotto Pugliese ex R.D. 1775/33 (4.000 litri al secondo dal gruppo sorgivo di Cassano Irpino di cui al D.M. 2354 del 10.4.1958 e 363 litri al secondo dalle sorgenti di Caposele di cui al R.D. 11.5.1942). L’opera rientra, pertanto, anche tra quelle elencate al punto 7, lett. d) dell’Allegato B) all’art. 1, comma 4, alD.P.R. 12.4.1996 (derivazione di acque superficiali ed opere connesse che prevedano  derivazioni superiori a 200 litri al minuto secondo o di acque sotterranee che prevedano derivazioni superiori a 50 litri al minuto secondo). Va sottolineato che anche le soglie indicate da tale norma vanno ridotte del 50%, ricadendo le opere progettate parzialmente nel perimetro del Parco Regionale dei Monti Picentini. Consegue che l’opera doveva essere sottoposta a preventiva VIA. La denunciata assenza della deliberazione del C.I.P.E. contenente il provvedimento di compatibilità ambientale e della previa valutazione da parte della Regione Campania costituisce palese illegittimità.  

3. L’opera prevede il trasferimento di una quantità da 6.500 a 9.000 litri al secondo di acque potabili convogliate in galleria (e non in tubazioni). Pertanto, essa rientra tra i casi in cui la norma comunitaria obbliga gli Stati membri ad effettuare il preventivo procedimento VIA senza alcun margine di discrezionalità. In particolare il punto 12.A) dell’Allegato I alla direttiva comunitaria prevede l’obbligatorietà della preventiva VIA per le “opere per il trasferimentodelle risorse idriche tra bacini imbriferi inteso a prevenire una eventuale penuria di acqua, per un volume di acque trasferite superiori a 100 milioni di metri cubi all’anno”. Nella fattispecie, considerando la portata minima trasferita pari a 6,5 mc. al secondo, si ottiene: 6,5 mc. x 86.400 secondi al giorno x 365 giorni all’anno = mc. 204.894.000 all’anno. Pertanto, tale prelievo annuo, calcolato applicando la portata minima di progetto, pari a 204 milioni 984.000 metri cubi eccede i 100 milioni di metri cubi all’anno prevista dalla norma comunitaria.  

4. L’art. 17 L. 36/94 dispone che le opere destinate al trasferimento di risorse idriche tra diverse Regioni bacini idrografici istituiti ex L. 183/89 vengano approvate, previo accordo di programma con la partecipazione dell’ Autorità di Bacino Nazionale e delle Regioni interessate, dal Comitato dei Ministri per i servizi tecnici nazionali e gli interventi nel settore della difesa del suolo. Il comma 6 dispone testualmente: “Le opere e gli interventi relativi al trasferimento di acqua di cui al presente articolo sono sottoposti a preventiva valutazione di impatto ambientale”. Tutto il procedimento descritto é stato illegittimamente obliterato e, pur volendo applicare gli artt. 3 e 17, commi 2 e 4, del D. Legs. 190/2002, la preventiva valutazione di impatto ambientale, sia pure nella forma speciale accelerata da concludersi con deliberazione del CIPE, non poteva essere omessa. Tale  procedimento preventivo, infatti, ex art. 17, comma 2, L. Legs. 190/2002 resta, comunque, “obbligatorio e vincolante per tutte le opere ad esso soggette a norma delle vigenti disposizioni ed è concluso, secondo le previsioni del presente capo”.  

5. E’ noto che, come ribadito dalla circolare ministeriale, ai fini della valutazione di impatto ambientale la progettata opera non può essere spezzettata, ma deve essere globalmente ed unitariamente considerata. La giurisprudenza amministrativa e comunitaria hanno sempre censurato operazioni chirurgiche in cui l’opera progettata non fosse stata considerata nella sua globalità ( ad esempio, lo spezzettamento di un’autostrada in più tronconi, ovvero la considerazione delle sole opere a mare di un porto turistico, escludendo le opere a terra, ovvero, ancora, l’esame di un impianto di incenerimento escludendo i siti di stoccaggio a suo servizio). Presupposto per un corretto svolgimento del procedimento VIA – e per una corretta verifica di assoggettabilità a VIA – è, dunque, la prospettazione del progetto dell’intera opera nella sua globalità. Nel caso che ci occupa, gli atti impugnati hanno, come si è detto, illegittimamente escluso dal procedimento VIA la galleria, “evidenziando altresì che eventualmente potrà essere sottoposta a VIA solo la Centrale Idroelettrica”: ciò significa che, ai fini della VIA (ovvero ai fini dell’illegittima determinazione di non soggezione a VIA della galleria), la progettata opera non è stata considerata nel suo complesso. Cioè, travisando palesemente i fatti, si sono considerate illogicamente due opere autonome (una galleria – ritenuta erroneamente – non soggetta a VIA) ed una centrale idroelettrica (ritenuta soggetta a VIA), salvo, poi, procedere, contraddittoriamente, all’indizione di una gara comprendente l’intero progetto, comprensivo della galleria e della centrale idroelettrica. Oltre all’illogicità, perplessità e contraddittorietà evidente, viene implicitamente riconosciuto che l’opera globalmente intesa, quale comprensiva della galleria Pavoncelli-bis e della centrale idroelettrica, è stata considerata solo parzialmente. Si vuole, cioè, sostenere che, anche se lagalleria non fosse soggetta a VIA (ma, come si è visto, così non è!), l’intera opera progettata, comprendente galleria e centrale idroelettrica, sarebbe, comunque, soggetta a VIA. e, quindi, si vuole ripetere, anche sotto questo diverso profilo, che la determinazione di non sottoporre a VIA la galleria è illegittima. 

6. La norma regionale, parallelamente all’art. 13, comma 1, L. 394/91, dispone che “Tutte le opere pubbliche che dovranno essere realizzate all’interno delle zone B e C… dovranno ricevere l'approvazione dell'Ente Parco”. L’Ente Parco, invece, pur essendo competente ad esprimere il proprio nulla-osta sulle progettate opere ricadenti in zona C, non è stato neanche invitato alla seduta della conferenza dei servizi del 13.9.2002, con conseguente illegittimità derivata di tutti gli atti successivi.  7. La norma di salvaguardia vieta, in tutto il perimetro del Parco Regionale dei Monti Picentini, di “modificare il regime delle acque”. Anche nelle ipotesi – che non ricorrono – in cui ammette deroghe a tale divieto – la norma richiede comunque la “previa autorizzazione dell’Ente Parco che dovrà pronunciarsi entro 90 giorni dalla data di ricezione della richiesta di autorizzazione”. Nessuna autorizzazione in deroga al divieto di modifica del regime delle acque è stata richiesta all’Ente Parco. Il pregiudizio grave ed irreparabile per l’Ente ricorrente consiste nella sua totale estromissione dal procedimento autorizzatorio di un’opera di elevatissimo ed  irripristinabile impatto su tutti i fattori naturali dell’area protetta. Sussiste, altresì, pericolo per il prevalente interesse alla tutela ambientale conseguente all’obliterazione totale dei preventivi procedimenti di valutazione di impatto ambientale e di conservazione della natura. Com’é noto, oltre ad attuare il principio della tutela ambientale di cui agli artt. 2, 9, 32 della Costituzione, l’istituto della valutazione di impatto ambientale costituisce attuazione del principio comunitario dell’azione preventiva del danno ambientale di cui all’art. 174, comma 2, del vigente testo delTrattato delle Comunità europee, vincolante per tutte le autorità nazionali, anche giudiziarie. Sussiste, peraltro, grave pregiudizio per l’interesse pubblico, considerato che l’eventuale aggiudicazione di lavori previsti in assenza di VIA esporrebbe la Repubblica Italiana a  responsabilità verso l’Unione europea. L’erario sarebbe, inoltre, esposto ad azioni risarcitorie da parte dei soggetti aggiudicatari dei lavori previsti nel progetto non sottoposto a VIA. La concessione dell’invocata misura cautelare garantirebbe, invece, la corretta rinnovazione del procedimento di approvazione del progetto di compiuta autorizzazione di tutte le opere in esso previste, assicurando la completa e dovuta ponderazione di tutti gli interessi e pubblici e collettivi coinvolti. Per quest’ultimo motivo il Parco Regionale dei Monti Picentini ha anche inoltrato ricorso alla Commissione delle Comunità Europee per mancata osservanza del diritto comunitario. Il segretario generale della Commissione Europea Maria Isabel Alvarez Cuartero ha comunicato che la denuncia inoltrata da Parco dei Monti Picentini è stata registrata con il n. 2006/4299, SG (2006) A/1485/2 e verrà esaminata dai servizi della Commissione secondo il pertinente diritto comunitario. 

Sabino Aquino- dalla rivista Acqua, n. 8, giugno 2006  http://www.acquaeterritorio.it/

Le foto (dall'alto in basso): stampa settecentesca della foce del Sele; sorgente del parco regionale Monti Picentini;statuetta fittile di Heraion ritrovata presso il tempio situato alle foce del Sele oggi a circa 1,5 Km dalla foce, su una pianura alluvionale di sabbia e detriti portati dall'originaria portata del Sele, oggi notevolmente ridottasi.