Insomma, il tempo delle vacche grasse c'è stato, ora sembra essere arrivato quello delle vacche magre, come fa intendere la recente notizia che conferma la mancanza di fondi per il Programma Straordinario Ufficiale Nazionale per il recupero economico produttivo dei siti industriali inquinanti. Infatti, i milioni di euro dei FAS (Fondi Aree Sottoutilizzate) 2007-2013 sono destinati al altro con l’ultima Finanziaria. Questo significa che la bonifica dell'area di Tito Scalo (unitamente all'intera Valbasento) non ci sarà. Siamo, sicuramente, di fronte ad un problema con radici lontane, e non esclusivamente imputabile alle azioni restrittive del Governo Berlusconi. I ritardi di attuazione del famigerato Piano di Bonifica cominciano a pesare, in misura certamente maggiore sulla tutela ed il rispetto della salute delle popolazioni locali. Il Presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, in recenti dichiarazioni apparse sulla stampa locale ipotizza “la bonifica con nostri fondi”, aggiungendo anche che “già nel programma nazionale era prevista una quote di partecipazione da parte della Regione. In ogni caso, noi stiamo lavorando con il Governo per riavere i fondi”. In merito alla bonifica del Sito d'Interesse Nazionale di Tito Scalo, nelle voci d'uscita del bilancio regionale, c'è la somma di 1.161.015,47 di euro destinata alla società Metapontum Agrobios – riportata in un'inchiesta del Sole24Ore, pubblicata in data 11 Settembre 2008, sui compendi erogati dalle Regioni per le consulenze del 2007. Tra l'opera di consulenza erogata ad Agrobios appare anche la “caratterizzazione geochimica dei siti inquinati di interesse nazionale”. Sul sito ufficiale della società appena citata si può leggere, nella sezione dedicata al “Monitoraggio ambientale finalizzato alla definizione dell’anagrafe regionale dei siti industriali di Tito Scalo e Val Basento”,

 

che “lo studio di aree che sono state oggetto di attività industriali è finalizzato all’inserimento nell’anagrafe regionale dei siti inquinati. Il progetto prevede la valutazione del grado di inquinamento da sostanze xenobiote nelle aree industriali di Tito e Val Basento. Il programma prevede una campagna di campionamento tramite perforazione del suolo in 380 siti, prelievi di acque sotterranee di falda da piezometri in 380 siti, prelievo di acque e sedimenti fluviali in 10 siti.

Nel programma sono previsti anche l’allestimento di 8 aree di monitoraggio biologico e chimico per la sorveglianza dell’inquinamento atmosferico”. Di dati, in merito non se ne ha notizia, così come non ci sono dati dell'area, sul sito dell'Arpab.

 

Tutto tace. O quasi. Ai continui silenzi del sindaco di Tito, Pasquale Scavone, che dovrebbe intervenire, essendo responsabile della salute pubblica, si aggiunge un comunicato stampa del 24 Marzo 2009 di Confindustria Basilicata, nel quale il presidente Attilio Martorano lamenta l'amarezza e la delusione degli imprenditori dell'area industriale di Tito Scalo, sottolineando problemi atavici “come quelli legati al Consorzio Asi con difficoltà che da anni si riversano sulle imprese” e questioni spinose, come la bonifica dell'area: “Quello della bonifica del sito industriale è un tema che ci interessa particolarmente anche perchè non abbiamo capito cosa vuol fare la Regione”.

 

L'ultima nota utile è ferma in un documento del Novembre 2004, divulgato dal Gruppo di Lavoro Obiettivo Bonifiche della Rete Nazionale delle Autorità Ambientali e delle Autorità della Programmazione dei Fondi Strutturali Comunitari 2000-2006, su analisi delle problematiche, valutazioni e suggerimenti. Nel capitolo dedicato alla Gestione degli Interventi di Bonifica e Fondi Strutturali per le Regioni dell'Obiettivo 1, sullo stato di attuazione procedurale del Sito di Tito Scalo, si legge che “si trova in una fase iniziale: al momento sono stati approvati in sede di Conferenza di Servizi il piano di caratterizzazione dell'area pubblica ex-liquichimica”. Sarebbe opportuno, visto che sono passati ben 5 anni, rendere note tutte le evoluzioni, le osservazioni e lo stato di caratterizzazione della bonifica, presumibilmente presentate dalle Amministrazioni, dagli Enti Pubblici e dai Soggetti obbligati.

 

 

 

* Pietro Dommarco –  Coordinatore OLA – Organizzazione Lucana Ambientalista