Perchè Pandosia

E' difficile tentare una analisi della contemporaneità. Pandosia utilizza la chiave dell'ambiente anche se siamo troppo dentro alle cose che accadono per vederlo veramente. Ciò che possiamo fare è segnalare le emozioni e le analisi di ciò che osserviamo.

Il Logo di Pandosia

Il Logo di Pandosia è tratto da una brocca indigena del V sec a.C. rinvenuta a Ripacandida (PZ) raffigurante, la terra, l'uomo che regge la volta celeste in cui sono raffigurati i sette pianeti (Museo Nazionale di Melfi)

Mediterraneo

/Mediterraneo

Meraviglie Naturali

Le trasformazioni del paesaggio vegetale dei tratturi delle Murge di Giovanni Buccomino* e Paola Tavani "Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito e nella valle il cuculo già freme ". Rocco Scotellaro (1923 - 1953) Murgia fiorita (foto di G. Buccomino) Cava Pontrelli Altamura Paesaggio murgiano: infiorescenza di ferula (Ferula communis) - Foto [...]

Incidenti prevedibili

di Nicoletta Forcheri

E' passata completamente inosservata la notizia, tranne sulla Stampa del 16 gennaio scorso   del nuovo episodio giudiziario della vicenda relativa al danno della banca dei semi dell’Istituto di genetica vegetale di Bari (IGV). I primi risultati della perizia ordinata dal sostituto procuratore....

Quante menzogne in nome dell’orso marsicano

di Franco Tassi

Sembra incredibile che, in questa società capovolta, anche l’animale forse più amato nel nostro Paese, l’Orso marsicano, sia diventato il bersaglio di efferati assassinii, tra ridicole contese politiche e penose sceneggiate, orchestrate con l’intento evidente di celare una triste realtà

Fauna Appenninica, il picchio nero

di Franco Tassi (per gentile concessione dell'autore)

 

Tra le diverse specie di Picchi che si possono ancora incontrare nelle foreste appenniniche, il maestoso Picchio nero (Dryocopus martius) è certamente il rappresentante più prezioso e interessante, confinato nelle valli montane remote e indisturbate delle parti meno note e frequentate del Mezzogiorno. Un uccello ormai quasi leggendario, che offre una delle più valide testimonianze della fauna forestale di climi freddi che ormai, a seguito della dilagante espansione delle attività umane, è quasi ovunque scomparsa nelle grandi penisole mediterranee. Un divoratore instancabile di insetti rodilegno e tambureggiatore insistente di tronchi deperienti, fortunatamente sopravvissuto non solo nelle Alpi, ma anche in pochi recessi dell’Italia centromeridionale, tra cui spiccano le montagne del Cilento e soprattutto quelle della Calabria e della Basilicata, dalla Sila al Pollino.