Le trasformazioni del paesaggio vegetale dei
tratturi delle Murge

di Giovanni Buccomino* e Paola Tavani

Stanotte il cielo è un mandorlo fiorito
e nella valle il cuculo già freme “.
Rocco Scotellaro (1923 – 1953)


Murgia fiorita (foto di G. Buccomino)

Cava Pontrelli Altamura

Paesaggio murgiano: infiorescenza di ferula (Ferula communis) – Foto G. Buccomino
        
Vitantonio Bisceglia (1749 – 1817 )                      Antonio Jatta (1853 – 1912)
Viti inselvatichite tra i trulli “Quasani” – Foto G. Buccomino

Volpe sull’atopiano steppico murgiano – Foto G. Buccomino

Murgetta Rossi – Foto G. Buccomino

Siti internet


Cava Pentrelli – la cava dei dinosauri  [vedi il video]

Per la nomenclatura botanica si è fatto riferimento ad IPFI di Acta Plantarum:
http://www.actaplantarum.org/flora/flora.php
I dati sulla superficie forestale sono disponibili in:
http://www3.istat.it/istat/eventi/2007/forestali/inventario_foreste_serbatoi_carbonio.pdf
Informazioni su Vitangelo Bisceglia:
https://it.wikipedia.org/wiki/Vitangelo_Bisceglia

Rocco Scotellaro ci ha lasciato una testimonianza narrativa sul rapporto uomo-natura del secolo scorso, ci parla dei “fatti” dei contadini del Sud in cerca di un riscatto sociale in una “terra” difficile da coltivare.Frammenti di immagini di quel territorio agropastorale che si palesano nei racconti e nelle raccolte di poesie pubblicate dopo la sua morte. Un paesaggio rurale come risultato di una millenaria interazione di fattori naturali ed antropici che hanno determinato la scelta della localizzazione degli insediamenti, la rete dei tracciati di collegamento, la geometria dei campi coltivati e la forma dei manufatti a secco, paesaggi di pietra costituiti e costruiti con la bianca roccia calcarea dell’altopiano delle Murge o quelli ocra dei depositi di calcareniti della Fossa Bradanica. Luoghi naturali ed artificiali che si compenetrano tra loro a testimoniare la storia dei diversi paesaggi del passato.

La recente e straordinaria scoperta (1999) di migliaia di impronte di dinosauri, impresse sul fondo fangoso di una palude del Cretaceo (da 146 a 65 milioni di anni fa), rinvenute nella Cava Pontrelli (già De Lucia) nei pressi di Altamura, ci documenta un paleo-paesaggio caratterizzato da un clima caldo tropicale con estese pianure fangose. È facile ed emozionante seguire le impronte impresse da giganteschi dinosauri erbivori e carnivori ed immaginarli alla ricerca di cibo mentre si muovevano tra un fitta vegetazione costituita da felci arboree, sempreverdi e le prime angiosperme dicotiledoni.

Tra le testimonianze di un passato più recente, sono pregevoli le decorazioni con piante ed animali dei reperti conservati nel Museo nazionale di Palazzo Jatta a Ruvo, sono ben riconoscibili alcuni elementi “decorativi” a tema vegetale come la vite e l’olivo, tipiche colture dell’area mediterranea, che assumono un significato simbolico poi ripreso dalle religioni. Sono rappresentati altri elementi vegetali, tra questi una sorprendente e ben definita infiorescenza di ferula (Ferula communis), della famiglia delle apiacee (già ombrellifere), molto diffusa ai margini di tutti i tratturi della Murgia che da aprile a maggio domina il panorama con fusti che superano i due metri a sostegno di una ricca fioritura gialla. Questa pianta è considerata dai pastori infestante e nociva per il bestiame, ma assume un forte significato simbolico in quanto ha dato il nome al pastorale episcopale, forse a ricordo dei bastoni ricavati dal fusto di ferula che hanno la caratteristica di essere leggeri, resistenti e facilmente reperibili a lato di qualsiasi percorso dei prati-pascolo dell’area mediterranea.

Approfondire il grado di conoscenza sulla organizzazione della natura è oggi un compito prioritario per riequilibrare lo sviluppo culturale e dare maggiore consapevolezza e coerenza all’attività umana. Con la Direttiva Europea 92/43/CEE (Habitat) vengono considerati prioritari (contrassegnati da un asterisco) gli habitat semi-naturali come i prati-pascolo aridi mediterranei, in quanto costituiscono ambienti secondari che rischiano di scomparire e che presentano il maggior numero di specie vegetali, di invertebrati e di specie rare e/o minacciate.

Le vie della transumanza apulo-lucana, coincidono in alcuni parti con l’antico tracciato della via Appia tra Melfi e Castellaneta, si diramano proprio in questi ambienti ed hanno contribuito, nel tempo, al mantenimento di un paesaggio “substeppico” apparentemente brullo ma ricco di diversità biologica. Le antiche popolazioni locali hanno diminuito l’estensione dei boschi di latifoglie a favore dell’allevamento e dell’agricoltura, disboscamenti messi in atto in modo più ampio e sistematico dalle legioni Romane che per evitare “imboscate” tagliavano alberi ed arbusti per un buon margine ai lati delle strade.

Oggi, il crescente abbandono delle realtà agro-pastorali, favorisce i processi naturali della vegetazione che tende a ri-occupare uno spazio con una dinamica seriale che i botanici sono in grado di interpretare. Purtroppo assistiamo a un fenomeno di invasione da parte delle cosiddette specie “aliene” (o alloctone) che introdotte intenzionalmente o accidentalmente dall’uomo, competono con le specie autoctone, e avvantaggiate non solo da una rapida crescita, si sviluppano in questi ambienti diventando dominanti.

La Puglia detiene un primato, tra le 14 specie di querce (Quercus spp.) autoctone censite in Italia, ben 12 sono presenti in questa regione, al contrario si rileva la minore superficie boscata tra le regioni italiane con solo il 7,5% della propria superficie totale.

La documentazione della prima esplorazione botanica delle Murge ci riporta al Regno di Napoli, quando viene stampata nel 1809 la “Flora Appula”, con note sui possibili impieghi officinali e tintori delle specie vegetali, grazie all’attività scientifica del prof. Vitangelo Bisceglia di Terlizzi (1749-1817) e al coinvolgimento degli studenti del corso di botanica della Regia Scuola di Altamura nella raccolta e nella catalogazione dei campioni. Nel 1900 viene pubblicata, a cura di Antonio Jatta, la “Flora della Terra di Bari” a memoria del prof. Alfonso Palanza, che aveva avuto l’incarico dal Consiglio Provinciale di Bari di riordinare e completare varie Monografie, l’elenco è composto da 1160 specie vascolari ordinate in ordine sistematico per Famiglie, con interessati indicazioni sugli ambienti, luoghi di raccolta, frequenti note e chiarimenti per le specie critiche.

Solo dopo il 1939, con l’istituzione a Bari della prima cattedra di Botanica, vengono pubblicati articoli scientifici, tra questi il poderoso “Flora e vegetazione delle Murge di Nord-Ovest” da parte della prof.ssa Pasqualina Bianco (1962), con un catalogo costituito da 1103 taxa seguito da considerazioni e valutazioni sulle caratteristiche vegetazionali dei luoghi di raccolta. Per un pubblico più ampio è andata in stampa nel 2006 “Fiori spontanei di Murgia” grazie alle ricerche realizzate dagli operatori del Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali, mentre è visitabile in formato elettronico “Forme e colori della Flora murgiana” a cura di Mariano Fracchiolla.

Per i botanici la presenza/assenza di particolari specie vegetali o le modalità di associarsi tra loro diventano degli indicatori di naturalità dei luoghi. L’azione degli erbivori sulla vegetazione erbacea è indirizzata verso le specie più appetite (ci sono degli indici che indicano il valore foraggero delle singole specie) mentre vengono tralasciate tutte quelle che hanno acquisito peculiari adattamenti di difesa meccanica (spine, aculei, ecc.) o chimiche (metaboliti secondari), in alcuni casi queste sostanze sono tossiche non solo per gli animali, funghi o altre piante ma anche per l’uomo.

Negli ambienti pascolati dei tratturi (e in misura maggiore negli “jazzi”), oltre all’azione del morso degli erbivori, si accumulano le deiezioni ricche di sostanze azotate che modificano le condizioni fisico/chimiche del suolo, che determinano un cambiamento di specie rispetto a quelle dominanti nelle praterie xeriche come lino delle fate (Stipa austroitalica subsp. austroitalica), festuca mediterranea (Festuca circummediterranea), paléo meridionale (Koeleria splendens).

Il segno dei tratturi si percepisce non solo per la presenza della ferula ma anche dell’opopace (Opopax chironium), simile nell’aspetto ma con foglie composte a lamina arrotondata, e del guado (Isatis tinctoria), una brassicacea (già crucifera) steppica asiatica diffusa storicamente dall’uomo nel Mediterraneo per tingere di blu, ma anche da specie indicatrici di sovrapascolo come gli asfodeli (Asphodelus ramosus, A. fistulosus) e le varie specie di verbasco (Verbascum spp.). Sono evidenti anche tutti gli “spini” come i vari cardi (Carduus spp.), i fiordalisi (Centaurea spp.), la viperina ruvidissima (Echium asperrimum) e la calcatreppola (Eryngium campestre, E. amethystinum) sulle cui radici cresce il fungo cardoncello (Pleurotus eryngii var. eryngii) mentre la varietà ferulae è associata alla ferula. Tra le aromatiche sono molto frequenti l’ombrellino pugliese (Tordylium apulum) e le numerose lamiacee (già labiate) come timo (Thymus spinulosus, T. striatus e T. serpyllum), acino pugliese (Clinopodium suaveolens), issopo meridionale (Micromeria graeca subsp. graeca), salvia argentea (Salvia argentea) e camedrio polio (Teucrium capitatum).

Un aspetto tipico del margine dei campi coltivati è contraddistinto da specie annuali (terofite) come il rosso del papavero (Papaver rhoeas subsp. rhoeas) e l’azzurro del lino (Linum usitatissimum) spesso insieme alle “margherite” bianche (Anthemis arvensis) e gialle (Glebionis segetum), tutte specie segetali introdotte storicamente dall’uomo insieme alle sementi coltivate (grano, avena, ecc.).

Tra le meraviglie vegetali, le orchidee spontanee sono caratterizzate da diverse forme e colori che contrastano con il rosso-bruno del suolo delle Murge, quando esplodono nelle fioriture primaverili con più di 40 taxa. Queste sono considerate un buon indicatore ambientale proprio per gli habitat di prateria individuati secondo le indicazioni comunitarie. Un ulteriore elemento di grande valore biologico, che dovrebbe essere maggiormente tutelato e conservato, è rappresentato dall’elevato numero di specie endemiche presenti nell’intera regione Puglia.

* Naturalista – Botanico

Bibliografia

Bavusi A., L’Erario V., 2016 – Il Cammino di Puglia. Il Tratturo Regio Melfi-Castellaneta e la via Appia.
Bianco P., 1962 – Flora e vegetazione delle Murge di Nord-Ovest. Annali della Facoltà di Agraria. Università di Bari. XVI: 459-640.
Bisceglia V.A., 1809 – Flora della provincia di Bari. Napoli.
Buccomino G., 2017 – Un altro paesaggio è possibile. In OPEN, Edizioni ETS (in pubblicazione).
Carbonara S., 2005 – Boschi in Puglia, tra fitosociologia e paesaggio. In Estimo e Territorio, 6:2-6.
Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali BA/7, 2006 – Fiori spontanei di Murgia. Regione Puglia, Ass. Diritto allo Studio. Comune di Altamura, Ass. alla P.I. – Cultura. Con il patrocinio del Parco nazionale dell’Alta Murgia.
Ficarelli L., 2014 – Architetture rurali nei paesaggi dell’Alta Murgia. Cangemi Editore.
Forte L., Perrino E.V., Terzi M., 2005 – Le praterie a Stipa austroitalica Martinovsky ssp. austroitalica dell’Alta Murgia (Puglia) e della Murgia Materana (Basilicata). Fitosociologia 42 (2): 83-103.
Fracchiolla M., a cura di, 2012 – Forme e colori della Flora murgiana. Calaméo. http://ita.calameo.com/read/000134350b87cebf1c469
Marchiori S., Medagli P., Mele C., Scandura S., Albano A., 2000 – Caratteristiche della flora vascolare pugliese. Cahier Options Méditerranéennes, 53: 61-72.
Mattia C., Fracchiolla M., 2010 – Agricoltura e boschi. Quaderni del parco n. 2. Ente Parco nazionale dell’Alta Murgia.
Medagli P., Gambetta G., 2003 – Guida alla Flora del parco. Parco regionale della Murgia Materana.
Palanza A., a cura di Jatta A., 1900 – Flora della Terra di Bari. Tipografia dell’Editore V. Vecchi, Trani.

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