La Compagnia di Gesù in Basilicata tra il XVII e il XVIII secolo
di * Antonio Bavusi per Pandosia * (Ottobre 2026)
(testo in fase di inserimento)
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Las Indias de por acá
La Compagnia di Gesù in Basilicata tra il XVII e il XVIII secolo
(testo e immagini in fase di inserimento)
Durante la Controriforma, nel Regno di Napoli sotto il dominio spagnolo, i missionari gesuiti consideravano le popolazioni contadine dell’Appennino meridionale culturalmente isolate, poco istruite nella dottrina cristiana e bisognose di evangelizzazione e di estirpazione delle idolatrie. Il loro sguardo richiamava quello rivolto alle popolazioni indigene delle Americhe, allora indicate come Indie. L’espressione le Indie di qui, in spagnolo Las Indias de por acá, risale al XVI secolo ed è tradizionalmente attribuita al gesuita Michele Navarro. Designava le aree rurali e isolate d’Europa, in particolare il Meridione d’Italia, percepite dai missionari come territori ancora segnati da pratiche pagane o bisognosi di una nuova evangelizzazione. Nei resoconti gesuitici, la povertà, l’isolamento e la scarsa conoscenza della dottrina cristiana delle comunità contadine meridionali suggerivano un parallelismo con le popolazioni incontrate nelle missioni d’oltremare. Questa rappresentazione si presta a essere letta, in termini storico-antropologici, come una forma di colonizzazione interna: anche il Sud veniva descritto come un territorio da evangelizzare e civilizzare. Per i gesuiti, infatti, le Indie non coincidevano soltanto con l’India geografica. Il termine poteva comprendere diversi territori di missione, dalle Americhe, come il Brasile e il Paraguay, fino all’Asia, come la Cina e il Giappone. Dopo i viaggi di Cristoforo Colombo, iniziati nel 1492, la denominazione si era estesa alle terre americane; nel linguaggio missionario poteva inoltre assumere un significato metaforico, indicando le periferie rurali e spirituali dell’Europa stessa. Il desiderio di partire per le missioni trovava espressione nelle litterae indipetae, lettere con cui i membri della Compagnia di Gesù chiedevano al superiore generale di essere inviati in terre lontane. Le missioni interne, comprese quelle nel Sud Italia e in Basilicata, offrivano un diverso campo d’azione a questa vocazione. L’impulso missionario della Compagnia, radicato nell’eredità del fondatore sant’Ignazio di Loyola, si scontrò nel tempo con gli equilibri e i conflitti tra poteri laici e religiosi. Nel Settecento, anche monarchie che ne avevano sostenuto l’attività decretarono l’espulsione dei gesuiti: nel Regno di Napoli ciò avvenne nel 1767. Alla soppressione della Compagnia, disposta nel 1773, seguì la sua ricostituzione nel 1814, in un contesto politico e religioso profondamente mutato. La metafora delle Indie di qui ha assunto nuova rilevanza nella riflessione antropologica sul Meridione, anche in relazione agli studi di Ernesto de Martino sul mondo magico e rituale delle classi subalterne. In questa prospettiva, essa permette di interrogare sia la persistenza di pratiche e concezioni arcaiche sia lo sguardo che collocava il Sud in una posizione di alterità rispetto al resto del Paese e ai processi di modernizzazione. Attraverso documenti e disegni, il testo ricostruisce la presenza dei gesuiti in Basilicata e le loro rappresentazioni delle comunità della Lucania interna. Offre così chiavi di lettura del rapporto storico tra Chiesa, poteri e classi subalterne, contribuendo a illuminare le radici profonde del tessuto civile e religioso meridionale.