La Transumanza nella Valle di Vitalba (Lucania)

Tratturo del Salice verso Castel Lagopesole. Si collegava ai Tratturi Varco di Lavello e Tratturo Piano della Spina che a loro volta confluivano nel Tratturo di Lagopesole

Ancora oggi, lungo i tratturi della Valle di Vitalba è praticato il pascolo di greggi ovine vaganti che ha preso il posto della transumanza di breve percorrenza. Nei boschi è presente prevalentemente il pascolo stanziale di capi bovini podolici

Gregge di pecore nell’area artigianale di Lagopesole, attraversata in passato dalla via Herculia e dal Tratturo

Stazione Filiano – Piano del Conte

Piano del Conte: Cappella S.Filippo Neri

Area della Riserva Statale Antropologica “Agromonte Spacciaboschi” (51 ettari)

Riserva Statale Antropologica Agromonte Spacciaboschi

Chiesa Acermontis: pietra recante il simbolo della croce

La ferrovia Potenza Rocchetta S.Antonio venne inaugurata nel 1896. In questo tratto segue il tracciato dei tratturi “Varco di Lavello”, “Piano della Spina” e “Lagopesole”.

Stazione ferroviaria Scalo di Forenza (sullo sfondo il Monte Vulture)

Parte terminale del Tratturo Piano della Spina che si collega al Tratturo di Lagopesole asfaltato negli anni 60

Quadro di unione catastale che mostra il tratto iniziale del Tratturo di Lagopesole intesecato dal “Tratturo per Venosa” (in parte ancora sterrato), dal “Tratturo Torre degli Embrici” e dal “Tratturo Madonna Laudata” (oggi asfaltato) provenienti dalla Via Herculia

Tratturo di Venosa nel tratto sterrato (intersecava la Via Herculia, proseguendo verso l’Appennino e la Campania)

Quadrivio tra la Via Herculia e il Tratturo di Venosa che proseguiva in alto

Vigneto Aglianico del Vulture contornato da roseto in un podere nei pressi della località Braida, lungo il Tratturo di Venosa . la rosa funge da sentinella e viene chiamata pianta spia” segnalando i sintomi di eventuali patologie delle viti. Messe in testa ai filari fungono da “termometro” del vigneto.

Tratturo Torre degli Embrici nella parte sommitale che si collega al Tratturo di Lagopesole. Questo tratturo dal fondo sabbioso è in brevi tratto lastricato. Risulta nel suo stato originario

Tratturo degli Embrici (sullo sfondo il monte Vulture)

Cappella Madonna Laudata lungo il Tratturo omonimo

Via Herculia a Torre degli Embrici e Masseria Catena

Fontana e abbeveratoio “Masseria Catena”

Iscrizione Sorgente Masseria Catena

Transumanza, pascolo e antropologia nella Valle di Vitalba

La Valle di Vitalba, in Basilicata, occupa il fondo di un lago che si formò nel Quaternario, oggi attraversato dalla Fiumara di Atella (antico Triepi dal greco Trepos , tortuoso) formatasi dallo svuotamento delle acque del lago dopo l’esplosione del vulcano del Vulture. La valle prende il nome dalla “Vitalba” (Clemantis vitalba), una ranuncolacea arbustiva urticante il cui nome deriva da “vite bianca”, poiché come la vite ha portamento rampicante.

La valle venne abitata dall’uomo in epoche preistoriche, così come testimoniano i numerosi ritrovamenti di resti di animali antichi e armi litiche utilizzate dai cacciatori sulle orme dei grandi mammiferi che frequentavano le sponde del lago pleistocenico. A nord, la valle di Vitalba è delimitata dal vulcano del Vulture, con i laghi di Monticchio le cui acque minerali occupano il fondo dei due crateri vulcanici con lo sfondo dell’Abbazia S.Michele Arcangelo. Acque minerali che scaturiscono anche nella valle sottostante. A sud, la di Vitalba è delimitata dai Monti Madonna del Carmine e Caruso, ricoperti durante da antichi ghiacciai, e dal Castello di Lagopesole, costruito sullo sperone roccioso terminale dell’antico circo glaciale.

Ad est e ovest, la valle è chiusa dalle dorsali dell’Appennino Lucano ricoperte da estesi boschi, parte dei quali costituenti la foresta di Lagopesole, possedimento degli imperatori e dei signori feudali. La valle di Vitalba è attraversata dai tratturi della transumanza ma anche da importanti vie romane, quali la via Herculia, che collegava Roma nel III – IV sec. d.C. ai territori delle Regio imperiali.

Questo territorio è situato al centro del Meridione d’Italia con le sorgenti che scaturiscono dalle montagne che fanno da spartiacque ai fiumi che hanno origine dalla valle e che sfociano nel Mar Mediterraneo: il Sele (mar Tirreno), l’Ofanto (mar Adriatico), e il Bradano e il Basento (mar Jonio). Alle vie d’acqua, con il trascorrere dei secoli, si sostituirono le vie erbose percorse da greggi e mandrie.

Lungo i tratturi, dopo i cacciatori dell’eneolitico, così come testimoniano i graffiti e le pitture rupestri di Tuppo dei Sassi di Filiano, millenni dopo giunsero i pastori lucani di lingua osca con le loro greggi. Dalle marine ai pascoli boschivi e viceversa (pascoli statonici – estivi e vernotici – invernali), i Lucani fondarono piccole comunità, luoghi di culto e cinte fortificate, situate in cima alle alture, tra i boschi che cingono la valle.

Fortificazioni concepite come templi ma anche come simboli del possesso dei pascoli, spesso oggetto di contese tra tribù rivali. Sorserò lungo questi itinerari nel primo medioevo i casali di Rivinigri, Vitalba, Armaterra, Agromonte, Montemarcone dai quali sarebbero in seguito nati i paesi, che a corona circondano oggi la valle.

Il Tratturo di Lagopesole e i tratturi orientali della Valle di Viltaba

Con le selve di Agromonte, per la serra del Cucchiarone, il territorio di Lagopesole giungeva prossimo alle Croci di Rionero…”.

Così Giustino Fortunato (G. Fortunato, il Castello di Lagopesole. V. Vecchi Tipografo Editore, Trani,1902) descriveva il territorio attraversato dal Tratturo di Lagopesole, che collegava in origine i territori dei casali della Valle di Vitalba ed in particolare quello di Rivinigri (Sacta Maria de Rivo Nigro esistente nel XIII sec., attuale Rionero in Vulture) e quelli di Acermons (Agromonte) e Mons Morconus (Montemarcone) e con una serie di altri tratturi con Pisandes, denominato nel medioevo Lacumpensilem (Lagopesole) dal nome del lago che si trova poco distante. Il Parlamentare del Regno e storico Giustino Fortunato accennava ai signori del luogo con “Lagopesole che dipendeva dalla Contea di Conversano, Monte Marcone da quella di Tricarico e Agromonte spettava al signore di San Fele… de principatus Capue”.

Questa ultima località, che contava nel 1277 solo 17 fuochi, si spopolò allorquando Giovanni Durazzo costruì Atella con il conseguente trasferimento degli abitanti del casale di Agromonte. Il Tratturo di Lagopesole prendeva origine ai piedi del Monte Vulture.

Secondo la cartografia desunta dal “quadro di unione catastale” di metà Novecento, esso seguiva un itinerario in quota compreso tra i 500 – 700 metri circa sul livello del mare, oggi in gran parte asfaltato o inglobato nella vegetazione. Collegava le aree dell’Alto Bradano e dell’Irpinia con la Valle di Vitalba e tra questa e il Principato Citra, così chiamato nell’ordinamento angioino (Province di Salerno, con il Cilento e il Vallo di Diano).

Il Tratturo di Lagopesole: da Rionero in Vulture a Piano del Conte

Il primo tratto è parallelo alla Ferrovia Potenza – Rocchetta S. Antonio – Foggia, compreso nelle Ferrovie Complementare Ofantine. Questa ferrovia venne realizzata in tempi record, prima della scadenza del contratto stipulato tra il governo del Regno d’Italia e la Società Strade Ferrate Ferrovie Meridionali del banchiere e parlamentare mazziniano, il toscano Pietro Bastogi (1808 – 1899).

Nonostante difficoltà tecniche e logistiche, i tecnici e le maestranze riuscirono a far passare la strada ferrata tra monti e boschi caratterizzati da una geologia difficile, utilizzando ponti e gallerie. Il tratto ferroviario venne inaugurato nel 1897 (un anno prima della scadenza del contratto). Dopo Rionero, Il Tratturo raggiunge Piano della Spina di Filiano, costeggiando la Ferrovia Potenza – Rocchetta Sant’Antonio realizzata nel 1896 , con la stazione di Forenza situata al Km 33+749,47 e tre gallerie situate in successione nel tratto interessato. Nel territorio di Rionero in Vulture confluiscono nel “Tratturo di Lagopesole” provenienti dalle località situate nella Valle di Vitalba:

  • la “strada comunale Tratturo di Venosa”, che costituiva in epoca romana probabilmente un tratto della via Herculia che collegava la città della colonia romana di Venusia a Potentia e Grumentum, attraversando il territorio di Lagopesole. Il Tratturo proseguiva nella Valle di Vitalba risalendo l’Appennino ed uninendosi ad altri tratturi con destinazione Contursi ed altre località della Campania;
  • il “Tratturo Torre degli Embrici” che collegava l’importante villa e pagus romano della famiglia Metilia el territorio di Rionero in Vullture all’itinerario della via Herculia verso Venosa (itinerario T. Mommsen);
  • il “Tratturo della Madonna Laudata” con l’omonima cappella rurale, utilizzata durante le transumanze e dalle comunità rurali, quale luogo cristiano di devozione e preghiera.

Il Tratturo di Lagopesole, nel suo tratto iniziale, mostra sulla cartografia una larghezza considerevole (70 metri circa) a testimonianza dell’intensa frequentazione di capi di bestiame che in questo modo potevano pascolare lungo il tratturo senza sconfinare in terreni seminativi e campi arati.

Il Tratturo di Lagopesole nei Territori di Ripacandida e Filiano

Il Tratturo di Lagopesole proseguiva poi nel territorio di Ripacandida, confinante con quello di Atella, seguendo la parte apicale della dorsale boscata, sino a raggiungere il territorio di Filiano (Filiano faceva parte fino al 1951, epoca dell’istituzione del comune autonomo, del territorio comunale di Avigliano). In questo tratto confluisce nel Tratturo denominato “Tratturo Piano della Spina”.

La Riserva antropologica dello Stato “Agromonte- Spacciaboschi” è estesa su 51 ettari di bosco (unitamente alle altre due riserve di Pisconi – Tuppo dei Sassi e Coste Castello). L’area era possedimento dei Principi Doria è gestita dalla Forestale confluita nei Carabinieri – Ambiente. La Riserva antropologica è stata istituita con Decreto dell’ex Ministero Agricoltura e Foreste del 29 Marzo 1972. L’area della riserva si trova a circa 790 metri s.l.m. raggiungendo la quota di 520 metri s.l.m. in località Valle e Casone della Nocella.

Il bosco, sfruttato sin da tempi passati per produrre carbone e per la realizzazione delle traversine ferroviarie, è composto da essenze quercine condotte a ceduo con prevalenza del cerro (Quercus cerris) e roverella (Quercus pubescens) con rari esemplari di farnetto (Quercus frainetto). Sono pure presenti nella riserva il frassino (F. excelsior), Orniello (F.ornus), e varie specie di acero (A. campestre, A. pseudoplatanus) con il sottobosco è formato da carpino bianco, biancospino, corniolo, rovo, rosa canina e numerose orchidacee. Oltre al lupo, sono presenti altre specie faunistiche quali volpe, faina, martora, istrice mentre tra l’avifauna la poiana, il nibbio reale, il gufo comune.

All’interno del perimetro della riserva statale sono presenti i ruderi della chiesetta medievale nei cui pressi è visibile una pietra che reca il simbolo di una croce (forse appartenente all’ordine templare) a testimonianza i come il luogo fosse considerato strategico nel primo medioevo.

In posizione più elevata sono infatti presenti i resti di una fortificazione, forse di origine lucana ancora poco studiata e indagata dal punto di vista archeologico, mentre più in basso, lungo il percorso che si inoltra nel bosco, è visibile il casone forestale ed alcuni palmenti, utilizzati per la pigiatura dell’uva o per la raccolta dell’acqua. Lungo la strada che costeggia il tratturo di Lagopesole verso la frazione di Scalera è presente la Fontana Spacciaboschi.

Il territorio di Avigliano fu interessato da una nuova colonizzazione a partire dal XVII secolo dopo secoli di spopolamento: alle famiglie più ricche della zona, si aggiunsero quelle provenienti dal Principato Citra che a loro volta si affiancarono ai possedimenti del principe Doria, feudatario latifondista del luogo: il ricco patrimonio zootecnico agli inizi del 700 contava su pascoli e numerose stalle, tra le quali importanti erano quelle della famiglia Corbo e dei Doria a Piano del Conte, ma anche ei Saraceno, Fortunato e Verrastro che utilizzava i boschi dell’ex principe Doria come pascolo per buoi, cavalli, capre, pecore e maiali (cfr sulla toponomastica rurale derivante dai soprannomi delle famiglie e sugli insediamenti rurali ad Avigliano, leggasi di F. Manfredi, le frazioni di Avigliano nell’età moderna e contemporanea. Basilicata Regione Notizie, anno 2006; sui conflitti sociali legati alla terra ad Avigliano leggasi: F.Sabia. I Doria, i Ruffo, il latifondo e l’occupazione delle terre. In Basilicata Regione Notizie, anno 1999; T. Russo. Il principe Doria e il bosco di Montecaruso. Un episodio di lotta contadina negli anni 60 in Basilicata. Franco Angeli Editore, 2000 ).

Il Tratturo di Lagopesole proseguiva nel territorio comunale di Filiano, confluendo:

  • nel “Tratturo comunale Piano della Spina e Tratturo Serra Cocozza” sino ad intersecare la “strada comunale Tratturo Varco di Lavello” proveniente da Sarnelli che incrociava a sua volta più a valle la “strada tratturo di Inforchia” che proveniva dalla Valle di Vitalba, collegandosi con Lagopesole con il “tratturo Vallone del Salice”;
  • nel tratturo Varco di Lavello che attraversava la località Piano del Conte, sede dell’azienda Doria e costituiva una delle dieci difese che componevano il feudo di Lagopesole che veniva utilizzato come pascolo esclusivo per il bestiame dei Doria che sostava nei pressi del Lago per l’abbeveraggio.

Il lago era alimentato dal deflusso delle acque piovane e da una sorgente denominata della Stella (sull’azienda Doria a Piano del Conte leggasi: L. Cappiello. Piano del Conte, un ambiente da restaurare. Basilicata Regione Notizie, anno 2003; sui contratti di mezzadria tra famiglie locali e i Doria agli inizi del 900 leggasi: A. Gerardi, latifondo di Lagopesole: storie di famiglie e di proprietà – dal 1920 al 2003, Piano del Conte attraverso la bonifica e la Riforma agraria. In Agrifoglio, rivista dell’ALSIA – supplemento monografico al n.6 della rivista, anno 2005).

Il principe aveva affidato all’amministratore del feudo il compito di gestire i beni di proprietà della famiglia genovese che produceva e commerciava in Italia i prodotti della terra di Lucania e quelli derivati dall’allevamento allo stato brado e in stalla (latte, lana, formaggi, carne).

Il villaggio rurale di Piano del Conte era provvisto di chiesa, scuola agraria con annesso podere modello, magazzini, case poderali sparse (5 ancora esistenti), silos, vaccareccia (importante quella di Mandra Vecchia risalente al XVIII secolo), abbeveratoi rurali e scuderie. Il principe Doria aveva impartito al suo amministratore di tenere sempre a bada il livello del lago in modo da conservarne l’acqua “necessaria per abbeverare gli armenti”.

Ma gli stessi principi Doria agli inizi del 900 bonificarono il lago (forse a causa della riduzione della pratica zootecnica) alterando la fisionomia originaria del luogo (L. Cappiello, Op.cit.).

Dopo il tentativo fallito di applicare contratti di Mezzadria a Lagopesole, con la Riforma Fondiaria, i beni dei Doria furono espropriati e affidati a famiglie contadine che, dopo il fallimento della Riforma e il concomitante fenomeno dell’emigrazione, portarono all’abbandono progressivo dell’agricoltura e il conseguente degrado del villaggio e delle aree agricole e zootecniche, unitamente ai tratturi della transumanza, in parte oggi asfaltate che necessitano di urgenti lavori di conservazione, restauro e valorizzazione, per tramandare alla memoria collettiva luoghi che costituiscono un patrimonio di grande interesse storico – ambientale.

La salvaguardia dei tratturi della Valle di Vitalba

Lo straordinario patrimonio ambientale, storico e archeologico rappresentato dai tratturi, necessita di azioni urgenti di salvaguardia capaci di tutelarne le peculiarità, unitamente al contesto paesaggistico in cui ricadono, adeguando gli strumenti di pianificazione comunali e regionali alla tutela dei tratturi che costituiscono il fondamento per la storia antropologica e l’identità delle comunità. Le concessioni di suolo demaniale per usi differenti per i quali i tratturi si sono formati in passato (impianti eolici, asfalto, passaggio di elettrodotti, etc) rischiano di cancellare dalle carte un  territorio rurale-agricolo-pastorale. E’ necessario pertanto redigere – sull’esempio di altre Regioni – i Piani comunali di salvaguardia dei tratturi per tutelare l’identità storica e culturale attraverso l’uso attento e rispettoso dell’ambiente e delle vocazioni zootecniche legate alle diverse tipologie di allevamento tuttora ancora praticato. Purtroppo accade invece che molti tratturi vengano considerati “reti minori di comunicazione” e dunque abbandonati al degrado, oppure percorsi da asfaltare e cementificare. Potrebbero invece rilanciare le produzioni tradizionali oggi in forte ripresa, integrando fra loro attività che solo in apparenza sono in conflitto tra loro (agricoltura, allevamento e turismo). Per la Valle di Vitalba i valori ambientali ed antropologici fortemente connessi richiedono particolare attenzione, a partire dai lavori programmati per l’elettrificazione della ferrovia Ottocentesca “Potenza – Rocchetta Sant’Antonio” che oggi è perfettamente integrata nell’ambiente circostante, evitando noltre di autorizzare il proliferare di torri eoliche ed elettrodotti e censendo invece le attività e  forme di allevamento  ivi praticato per garantire il sostegno alle attività produttive collegate. Infine, di grande importanza, è la conservazione dei beni archeologici e monumentali presenti lungo i tratturi, attivando specifiche specializzazioni universitarie capaci di coinvolgere i giovani studenti sul progetto che riguarda il patrimonio dei tratturi.

Licenza Creative Commons
Il Cammino di Puglia, i Tratturi della Transumanza di Antonio Bavusi e Vito L’Erario è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 4.0 Internazionale.
Permessi ulteriori rispetto alle finalità della presente licenza possono essere disponibili presso www.pandosia.org

E’ possibile richiedere gratuitamente, tramite modulo di contatto, la copia cartacea del testo Il “Cammino di Puglia” (192 pagine) indicando il proprio nome, cognome, indirizzo postale, CAP – nome del Comune di domicilio e recapito telefonico). Indicare il motivo del proprio interesse a ricevere il testo.