Lungo il Tratturo del Re: l’antica fontana Varatizzo di Policoro. L’acqua a Siris-Herakleia e il culto di Demetra
di Pandosia (Aprile 2023) – Creative Commons Attribuzione – Non commerciale citando la fonte
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La settecentesca Fontana del Varatizzo è rappresentata nella stampa settecentesca acclusa al “Voyage pittoresque” dell’Abbé de Saint-Non. Mostra pastori, bovari, bufalari, donne, carovanieri, assieme a mandrie di animali di ogni specie, tra i quali i cammelli, animali utilizzati all’epoca per il trasporto delle mercanzie. Costruita nel 1750, così come mostra la data scolpita, la Fontana del Varatizzo rappresenta un’importante testimonianza storica dell’antico legame tra la comunità di Policoro e l’acqua. Prende il nome dalla valle attraversata dall’omonimo torrente, lungo il quale erano presenti templi arcaici, tra cui uno dedicato a Demetra, dea della fertilità e dell’agricoltura. In prossimità di questi templi si trovavano vasche e pozzi sacri dotati di cilindri di terracotta, utilizzati per raccogliere l’acqua sacra che metteva in contatto il mondo dei vivi con quelli dei morti grazie all’intermediazione delle divinità.

Alcune forme di ceramica rinvenute suggeriscono che quest’acqua fosse miracolosa ed era impiegata in rituali di libagione, pratiche di purificazione e aspersioni rituali, come dimostrano le “phialai” o coppe utilizzate per bere o versare, i frammenti di “Perirrhanterion”(bacili lustrali) e le numerose “hydriai o hydriskai” (vasi per liquidi), talvolta depositati direttamente nelle sorgenti. I doni votivi anatomici ritrovati nei pressi di questi pozzi sacri testimoniano invece la connessione dei rituali di guarigione attraverso l’acqua. L’impiego dell’acqua assumeva anche un ruolo centrale nei riti di passaggio tra le generazioni: offerte di giocattoli, pesi da telaio, chiavi votive. Erano doni destinati alla divinità, indicativi di cerimonie che segnavano il passaggio a un nuovo stato, come il matrimonio, la nascita o la liberazione dalla schiavitù. Il tempio dedicato a Demetra, dea della fertilità e dell’agricoltura, sorgeva nella Valle del torrente Varatizzo, nello stesso luogo in cui un precedente tempio enotrio era stato consacrato a una divinità ctonia legata alla terra (Madre Terra) che regolava la crescita delle piante.

Una iscrizione rinvenuta in loco riproduce il termine “GE-GE”, riferibile a Gaia, “la generatrice dei giganti e degli dèi, colei che invia pioggia dal cielo e feconda la terra favorendo la crescita rigogliosa della natura”.
L’acqua è un elemento ricco di significati simbolici per Policoro, avendo avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo delle prime comunità nella Siritide. Le sue fonti, ritenute sacre e miracolose dagli antichi abitanti, continuano a sgorgare copiose dal cuore della collina dell’acropoli greca di Herakleia, alimentando fontane e vasche che oggi versano in uno stato di immeritato abbandono. Tra queste spicca la Fontana del Varitizzo, un autentico gioiello architettonico che merita di essere riscoperto e valorizzato. Restituirgli il giusto riconoscimento significa rafforzare lo storico legame tra le comunità di Policoro e l’acqua, bene vitale e simbolo di continuità.