Una Calabria senza più anima…
di Paolo Damiano Franzese
Il recente restauro della chiesa di Santa Maria di Costantinopoli a Papasidero (Cs), come ben rilevato in questi giorni dalla prof.ssa Liguori, Presidente regionale di Italia Nostra, rischia di essere incluso nel decalogo italiano come un intervento incredibilmente grossolano.
Alberi
di Franco Tassi (per gentile concessione dell'autore)
In decenni di battaglie naturalistiche, ho cercato di salvare migliaia di alberi ed intere foreste, sfatando l'opinione che il detto "pianta che non fa frutta, tagliala tutta", tipico del contadino toscano, rappresenti la vera saggezza popolare.
Pandosia
E' difficile tentare una analisi della contemporaneità. Occorre tentare, e tutti i tentativi sono sempre onorevoli. Pandosia utilizza la chiave dell'ambiente anche se siamo troppo dentro alle cose che accadono per vederlo veramente. Ciò che possiamo fare è segnalare le emozioni e le analisi di ciò che osserviamo.
Il bosco
a cura di Pandosia
Le foreste di abete di Piano Iannace e della Valle del Frido, i faggi secolari dei versanti boscosi del Pollino, hanno assistito silenziosi agli eventi storici e sociali, alle imboscate ed agli agguati, alle repressioni ed alle stragi tra briganti e truppe regolari. Sotto la loro ombra, per oltre due secoli e mezzo, studiosi di cose antiche, botanici e letterati, italiani e stranieri, hanno sostato per riempire le pagine dei loro diari, lungo l’itinerario di un viaggio disseminato tra confini naturali ed amministrativi, spesso gravido di minacce e pericoli di ogni sorta.
Pandosia
Perchè Pandosia: è difficile tentare una analisi della contemporaneità. Pandosia utilizza la chiave dell'ambiente anche se siamo troppo dentro alle cose che accadono per vederlo veramente. Ciò che possiamo fare è segnalare le emozioni e le analisi di [...]
Fauna Appenninica, il picchio nero
di Franco Tassi (per gentile concessione dell'autore)
Tra le diverse specie di Picchi che si possono ancora incontrare nelle foreste appenniniche, il maestoso Picchio nero (Dryocopus martius) è certamente il rappresentante più prezioso e interessante, confinato nelle valli montane remote e indisturbate delle parti meno note e frequentate del Mezzogiorno. Un uccello ormai quasi leggendario, che offre una delle più valide testimonianze della fauna forestale di climi freddi che ormai, a seguito della dilagante espansione delle attività umane, è quasi ovunque scomparsa nelle grandi penisole mediterranee. Un divoratore instancabile di insetti rodilegno e tambureggiatore insistente di tronchi deperienti, fortunatamente sopravvissuto non solo nelle Alpi, ma anche in pochi recessi dell’Italia centromeridionale, tra cui spiccano le montagne del Cilento e soprattutto quelle della Calabria e della Basilicata, dalla Sila al Pollino.